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Mattia Torre

sceneggiatore, attore e regista italiano

Mattia Torre (1972 – 2019), sceneggiatore, commediografo e regista italiano.

Citazioni di Mattia TorreModifica

  • La regia di Boris è molto semplice, al servizio della storia. Avevamo il desiderio di raccontare quel tipo di mondo e soprattutto l'umanità dei personaggi, quindi siamo stati loro parecchio addosso. Non è una regia visionaria, è quasi una prosecuzione della scrittura, che continuavamo sul set.[1]
  • [Nel 2018] Al di là dell'orientamento politico, ci sono modi diversi di votare: c'è chi vota inseguendo un tornaconto personale, chi vota solo per odio nei confronti dell'avversario, chi esercita il cosiddetto voto utile, e c'è chi ancora — provando ormai quasi imbarazzo — vota in nome di ragioni ideali; ma in fondo tutti, tutti sono voti disperati. Sono voti che nascono dalla disperazione, e infatti generalmente l'italiano entra nella cabina elettorale di pessimo umore; è insofferente alla matita, è insofferente allo scrutatore annoiato che mastica la gomma, è insofferente persino a quelle cabine di legno che pure lontanamente potrebbero ricordargli le cabine del mare [...]. Ma quei tempi sono lontani: ora hai una matita in mano, ti trema la mano, devi votare: e sei solo infelice. [...] La politica italiana da molto tempo è una lotta a chi è più deluso, e gli altri sono soddisfatti se tu sei più deluso di loro, e tu godi se loro sono delusissimi. [...] E questo fenomeno, che si chiama tecnicamente deficit di rappresentanza (ossia che non c'è in campo una forza politica che non ti deluderà), alla lunga ha creato un sentimento, per così dire, di sfiducia, e questo è il punto. [...] La sfiducia e l'infelicità vanno di pari passo, così come vanno di pari passo i loro contrari: la fiducia e la felicità. [...] Sono cose che vanno insieme, perché l'atto di dare fiducia a qualcuno per definizione non è un atto infelice, è un atto felice. Se ti fidi, sei felice. Se si fidano di te, sei felice. Ed è ciò di cui abbiamo più bisogno: di fiducia. Fiducia da ricevere e fiducia da dare. Allora, solo allora, torneremo ad essere e votare felici.[2]

In mezzo al mareModifica

  • Non capisco niente del mondo che mi circonda figuriamoci di me che ne sono un'infima parte. (p. 7)
  • In televisione [...] tutto deve essere comprensibile e chiarissimo. Un ospite di un talk show deve sapere alla perfezione chi è, deve potersi riassumere in poche battute e risultare comprensibile al grande pubblico: io sono così e così e così. E lo spettatore a casa pensa: "Ma certo". (p. 8)
  • È tipico di questo Paese: è sempre colpa di un altro. È sempre colpa di quello che veniva prima, di quello ha fatto il lavoro prima. Che se cambi dentista quello ti visita e fa la faccia angosciata che tu vorresti morire e ti dice: «Guardi, io non parlo mai male dei colleghi, ma qui le hanno combinato un disastro. Tiè, guarda qua che roba.» Che tu non hai proprio la scienza per contraddirlo e neanche per dubitare di quello che dice e comunque il problema non si pone perché hai i ferri in bocca e non puoi parlare per cui abbozzi e ti sottometti muto, impotente. E paghi 1200 euro. [...] Stessa cosa con il governo appena insediato, che trova un buco di mille miliardi di debito lasciato dal governo precedente, e al precedente governo non gli sta bene che si dica così, allora accusa il precedente ancora, che a sua volta accusa il precedente, fino a risalire a un governo talmente indietro nel tempo che sono ormai tutti morti, e che pure, nelle tombe, bofonchiano che la colpa è di quelli prima. E tutto il paese va avanti così, in un susseguirsi di truffe di cui è responsabile sempre quello di prima, o quello prima ancora, e comunque mai di chi la fa in quel momento, e questa è una piccola magia tutta italiana, milioni di cittadini e nessuno ha una sola responsabilità, ed è magnifico perché la responsabilità è come una palla che rimbalza in un campo e la colpa, se l'abbiamo persa, è del centrocampista che accusa il difensore che dice che il mediano è un mentecatto, e questo vale per tutto il paese – è una grande catena di sant'Antonio, è quasi una festa, per tutti tranne per chi viene fregato e si guarda indietro con un vago senso di malinconia, di disagio, perché è impossibile capire da dove la fregatura provenga, forse da altre epoche, da tempi lontanissimi in cui si girava scalzi e si moriva di vecchiaia a trent'anni, ma poi subito gli torna il buonumore perché una sòla, così come la ricevi, la puoi anche restituire: grandi professionisti noi siamo in questo gioco al ribasso, dove vince il più audace e sfacciato: «ma si figuri» «fosse per me» «lei l'avrà capito che se dipendeva, altroché». Che significa? Cosa dicono? Non ha importanza. Perché nel frattempo si è sviluppata un'intera comunità di persone fintamente affrante per i disastri commessi da altri, ma subito pronte, se ben retribuite, a riparare il danno. «Ma il danno è grave, eh?» «Non mi faccia mettere le mani avanti.» «Noi qui ci proviamo, non è detto che si risolve.» «Noi proviamo, noi non li facciamo i miracoli.» Quando in realtà il miracolo d'ingegno è la catena stessa, per cui già da domani altri interverranno sulla lavatrice, sul motorino, sul premolare o sul governo del paese e ancora una volta diranno: «Qui signori è tutto da rifare, colpa degli altri, noi ci proviamo. E speriamo bene.» (pp. 45-46)

Citazioni su Mattia TorreModifica

  • Lavorare con Mattia Torre significava mangiare caviale, abituarsi ad un livello altissimo. Ora dovrò sapermi abituare anche alla mortadella. (Paolo Calabresi)
  • Quest'uomo aveva un'intelligenza umoristica superiore alla media e lo ha dimostrato con quello che ha fatto in soli 47 anni. Il meglio di sé, però, lo doveva ancora dare e avrebbe dato ancora tanto, questo è veramente un peccato per la sua storia artistica. Ci ha lasciato con un palmo di naso. (Francesco Pannofino)
  • Se vi dice poco il suo nome, è perché era così bravo che i suoi contenuti ti invadevano e ti trascinavano — anzi lo fanno e lo faranno sempre, loro non muoiono con lui — e non avevi tempo di alimentare alcun culto della personalità. (Boris Sollazzo)

NoteModifica

  1. Dall'intervista di Andrea Fornasiero, Intervista a Mattia Torre, Linkperlatv.it, 21 maggio 2018.
  2. Da Il voto infelice e contento. Le elezioni del 2018 viste da Mattia Torre, Espresso.repubblica.it, 19 luglio 2019.

BibliografiaModifica

FilmografiaModifica

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