Matsuo Bashō

poeta giapponese

Matsuo Munefusa (1644 – 1694), poeta giapponese.

Matsuo Bashō

Citazioni di Matsuo BashōModifica

  • [Haiku] A un peperone | aggiungete le ali: | una libellula rossa.[1]
  • Affida al salice | tutti i moti | del cuore.[2]
  • Anche i corvi | come son belli | nel mattino di neve![3]
    • La cornacchia, di solito sconcia, quanto vaga diventa in un mattino tutto neve.[4]
  • [Haiku] Amici separati | per sempre – oche selvagge – | perse tra le nuvole.[5]
  • Avendo udito che il fagiano divora il serpente, quanto orrida ne risuona la voce.[4]
  • [Haiku] Bello è anche il giorno bigio | in cui | la pioggia cela il Fuji.[6]
  • Coloro che navigano sulla barca della vita, o invecchiano conducendo cavalli, viaggiano per sempre, e la loro casa è ovunque li portino i viaggi.[7]
  • [Haiku] Con una tenera foglia | potessi asciugare | le lacrime dei tuoi occhi.[8]
  • [Haiku] È quasi pronto | lo scenario di primavera | la luna e il prugno.[9]
  • [Haiku] Erba estiva: | dei sogni di gloria dei grandi guerrieri, | ora, | rovine, | e null'altro.[10][11]
  • [Haiku] Gloriosa luna! | ho vagato | intorno allo stagno | tutta la notte.[12]
  • [Haiku] Il canto | delle cicale | non dà segno | di loro vicino morire.[13]
    • Nello stridìo delle cicale nulla dà segno che esse sono lì lì per morire.[4]
  • Il cavallo ha brucato | l'ibisco della siepe | sul ciglio della via.[14]
  • Il dio del vagabondaggio mi tolse la pace facendomi impazzire, e l'invito della divinità protettrice dei viandanti mi distrasse da ogni altra cosa.[15]
  • Il mio cavallo cammina | per la pianura d'estate: | mi vedo in una pittura.[16]
  • [Haiku] Il vecchio stagno! | la rana salta | tonfo dell'acqua.[17]
  • [Haiku] L'ombra di una vecchia | che piange sola, | la luna per compagna.[18]
  • [Haiku] La primavera se ne va – | piangono gli uccelli, sono lacrime | gli occhi dei pesci.[19]
  • La quercia s'erge maestosa senza curarsi dei fiori del ciliegio.[4]
  • Le nubi ogni tanto | ci danno riposo | mentre guardiamo la luna.[20]
  • Le quaglie cinguettano al buio sapendo che gli occhi del falco non hanno più potenza visiva.[4]
  • [Haiku] Mare selvaggio | e sopra l'isola di Sado | la Via Lattea.[21]
  • [Haiku] Matsushima | aah Matsushima | Matsushima.[22]
Matsushima ya | aa Matsushima ya | Matsushima ya
  • [Haiku] Meravigliosa[23] quiete! | Il canto delle cicale | affonda nelle rocce.[24]
    • O silenzio! | strillo di cicale | penetra le rocce.[25]
  • Nessuna faccia graziosa | nel gruppo | che guarda la luna.[26]
  • [Haiku] Nobiltà di colui | che non deduce dai lampi | la vanità delle cose![27]
    • Quanto nobile è colui che non proclama la vanità della vita perché vede il bagliore d'un lampo.[4]
  • [Haiku] Non un grano di polvere | a turbare il chiarore | del crisantemo bianco.[28]
  • Ohimè, quel coleottero radioso la notte non è altro, alla luce del giorno, che un insetto dal collo rosso.[4]
  • [Haiku] Passero amico, | risparmialo, il tafano | che gioca tra i fiori.[18]
    • Amico passerotto, non divorare quelle mosche cavalline che succhiano il nettare dei fiori.[4]
  • [A un discepolo smodato nel mangiare e nel bere] Prendo il mio primo pasto con gli occhi sulle glorie del mattino.[4]
  • Quieta dimora | un picchio becca | sui pali.[29]
  • [Haiku] Se appena parlo, | le labbra sentono freddo | tirando vento d'autunno.[30]
    • [Haiku] Una parola uscita di bocca | fredda le labbra | qual vento d'autunno.[31]
  • [Haiku] Si spegne l'eco della campana | persiste il profumo dei fiori: | è sera![32]
  • [Haiku] Tempio di Suma – Ascolto | un flauto che nessuno suona | nel bosco scuro d'ombre.[33]
  • [Haiku] Tutta la voce | consumata dallo strillare | resta il guscio della cicala.[34]
  • Traverso la landa d'estate | ci guida un uomo che porta | un fascio di fieno sul dorso.[36]
  • Una cornacchia posa sopra un nudo ramo; è una sera d'autunno.[37]
  • Verrà quest'anno | la neve | che insieme a te contemplai?[38]

NoteModifica

  1. Il peperone; 1944, p. 42.
  2. Al discepolo Ensui; 1944, p. 39. Commento di Miyamori citato da Rigacci: «Non permettere che il tuo spirito sia oppresso dalle passioni, dai cattivi pensieri e dalle ingiuste ambizioni, ma sforzati sempre di tenerlo calmo e sereno giusto come il pieghevole salice non resiste al vento ma tiene sé stesso salvo e tranquillo.»
  3. I corvi in un mattino di neve; 1944, p. 8.
  4. a b c d e f g h i Citato in Carlo Formichi, Basho, in Augustea, anno XVII, n. 1, 1-15 gennaio 1942, p. 383.
  5. Da Amore e orzo: poesie, a cura di G. D'Ambrosio Angelillo, Acquaviva, Acquaviva delle Fonti, 2005, p. 223. ISBN 88-7877-018-3
  6. Citato in Fosco Maraini, Ore giapponesi, Corbaccio editore, p. 137. ISBN 978-88-7972-207-0
  7. Citato in AA.VV., Il libro della letteratura, traduzione di Daniele Ballarini, Gribaudo, 2019, p. 92. ISBN 9788858024416
  8. Citato in Shundō Aoyama, La voce del fiume, Parabole e aforismi di saggezza, a cura di Donatella Trotta, Fabbri Editori, I classici dello spirito, Milano, stampa 1998, p. 236.
  9. La luna e il prugno; 1944, p. 10.
  10. In Cento haiku, scelti e tradotti da Irene Iarocci, presentazione di Andrea Zanzotto, tredici illustrazioni, Guanda, Parma, 1991, p. 92. ISBN 8877462671
  11. Per riprodurre alcuni aspetti peculiari della lingua giapponese di difficile resa in italiano, la traduttrice non si attiene in maniera univoca alla classica disposizione su tre righe. Cfr. Cento haiku, pp. 26-30.
  12. Contemplazione della luna nel mio eremitaggio; 1944, p. 35.
  13. Le cicale; 1944, p. 10.
  14. Poesia composta a cavallo; 1944, p. 11. Nota di Rigacci: «[...] se il fiore non si fosse messo dinanzi in un luogo troppo in vista, non sarebbe stato scorto e mangiato.»
  15. Dal Taccuino della gerla. Citato in Daniele Abbiati, Haiku, il mondo in diciassette sillabe, ilgiornale.it, 22 dicembre 2005.
  16. La brughiera d'estate; 1944, p. 19.
  17. Il vecchio stagno; 1944, p. 9.
  18. a b In Haiku. Il Fiore della Poesia Giapponese da Basho all'Ottocento, a cura di Elena Dal Pra, Mondadori, 2015, pp. 34-65.
  19. In Il muschio e la rugiada. Antologia di poesia giapponese, a cura di Mario Riccò e Paolo Lagazzi, traduzione di Mario Riccò, Fabbri Editori, Milano, 1997, p. 101.
  20. La luna e le nuvole; 1944, p. 29.
  21. In Shūiki Kato, Storia della letteratura giapponese, Marsilio, 1989; citato in Alfonso Berardinelli, 100 poeti, Itinerari di poesia, Mondadori, Milano, 1997, p. 31. ISBN 8804435003
  22. Citato da Ornella Civardi nell'Introduzione a Yasunari Kawabata, Racconti in palmo di mano. Suggestioni e artifici, a cura di Ornella Civardi, traduzione dal giapponese di Ornella Civardi, Marsilio Editori, Venezia, 1990, p. 27. ISBN 8831753703
  23. Tra parentesi tonde nel testo.
  24. In Haiku antichi e moderni, parte prima a cura di Mario Scalise e Atsuko Mizuguchi Folchi Vici, parte seconda a cura di Carla Vasio, traduzione dal giapponese di Araki Tadao ed Ettore Corò, versione italiana di Carla Vasio, Garzanti Vallardi, 1996, p. 22. ISBN 8811904633
  25. Il canto delle cicale; 1944, p. 37.
  26. La luna; 1944, p. 12.
  27. Il lampo; 1944, p. 14.
  28. In 106 haiku, traduzione di Elena Dal Pra, Mondadori, Milano, 1999. ISBN 8804448970, p. 32.
  29. Una quieta dimora; 1944, p. 20.
  30. Le labbra sentono freddo; 1944, p. 39. Nota di Rigacci: «Elogio del silenzio. È passato quasi in proverbio fra la gente colta.»
  31. Citato nel saggio introduttivo di Donatella Trotta a La voce del fiume, p. 72.
  32. In Haiku antichi e moderni, parte prima a cura di Mario Scalise e Atsuko Mizuguchi Folchi Vici, parte seconda a cura di Carla Vasio, traduzione dal giapponese di Araki Tadao ed Ettore Corò, versione italiana di Carla Vasio, Garzanti Vallardi, 1996, parte prima, p. 41. ISBN 8811904633
  33. In Il muschio e la rugiada. Antologia di poesia giapponese, a cura di Mario Riccò e Paolo Lagazzi, traduzione di Mario Riccò, Fabbri Editori, Milano, 1997, p. 102.
  34. Un guscio di cicala; 1944, p. 41.
  35. In 106 haiku, traduzione di Elena Dal Pra, Mondadori, Milano, 1999. ISBN 8804448970, p. 26.
  36. La landa d'estate; 1944, p. 23. Nota di Rigacci: «Un contadino che camminava avanti portando il foraggio sul dorso, senza saperlo, servì da guida a Bashō e a Sora che altrimenti si sarebbero smarriti pel vasto deserto della pianura di Nasuno.»
  37. Citato in Carlo Formichi, Basho, in Augustea, anno XVII, n. 1, 1-15 gennaio 1942, p. 382.
  38. La neve; 1944, p. 11.

BibliografiaModifica

  • Bashô, Poesie, traduzione e nota di Giuseppe Rigacci, Sansoni, Firenze, 1944.

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