Mario Moretti

terrorista italiano, tra i principali dirigenti delle Brigate Rosse (BR), delle quali fu uno dei fondatori

Mario Moretti (1946 – vivente), ex terrorista italiano.

Mario Moretti

CitazioniModifica

Da La notte della Repubblica

Intervista televisiva di Sergio Zavoli, Rai 2, 28 febbraio 1990.

  • [Alla domanda "L'operazione di via Fani scattò quel giorno anche per interferire sul voto delle Camere o no?"] No, la coincidenza del varo del governo fu del tutto casuale. Non fu casuale il fatto che quella operazione fosse all'interno di una proposta assolutamente alternativa a quanti credevano che lo sviluppo, in Italia, fosse legato a un mutamento politico, chiamato "Solidarietà Nazionale". Questo sì, questo non fu casuale perché il progetto in quel momento veniva varato, in quelle settimane, in quei mesi. Sicuramente un progetto che avrebbe portato grossi guai al nostro Paese.
  • Che io sappia, in anni molto precedenti al 1978, venne fatta qualche indagine sull'onorevole Andreotti, indagini di carattere tecnico-militare. Sanno un po' tutti dov'è che abita Andreotti, ma poi non se ne fece più niente.
  • [Alla domanda "In quanto tempo metteste a punto il progetto?"] Molti mesi. Molti mesi... un'operazione estremamente complessa richiedeva molte fasi.
  • ["Lei allora era il capo delle BR, quindi..."] No, ero uno dei dirigenti. Ero uno dei dirigenti, non esiste il capo delle Brigate Rosse, non è mai esistito. Non sono io, comunque non sono io questo capo. Non esiste il capo delle Brigate Rosse. Ero uno dei dirigenti che indubbiamente [militava] in una struttura centralizzata, [nelle] strutture diversificate, ma non ha rapporti gerarchici al suo interno.
  • Moro diceva semplicemente: dietro alle Brigate Rosse non c'è nessuno. È inutile che andate a cercare da qualche parte, perché si diceva... perché immaginava – tra l'altro conosce molto bene il Palazzo – che in quel frangente si sarebbero mossi i Servizi, si sarebbero mosse tutte le trame possibili e immaginabili, quindi anche chi cercava delle soluzioni cercando qualcuno dietro. Moro, quando diceva "Mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato", intendeva dire questo: guardate che nessuno sta controllando le Brigate Rosse. Questo, guardi, glielo dico anche se effettivamente ebbi modo di specificarlo con Moro.
  • [Alla domanda "Come reagisce a questo sospetto di ambiguità, di trasversalità?"] Ah, con molta serenità e molta tranquillità. Nel senso che io mi rendo conto che, attraverso questa accusa, si vuole colpire l'idea dell'autenticità delle Brigate Rosse. La tesi che le Brigate Rosse siano state manovrate dall'esterno è una tesi cara a chi non può sopportare l'idea che in questo Paese si siano svolti dei fatti, delle iniziative, si siano giocati dei progetti politici esterni ai giochi di Palazzo. Il Palazzo ha avuto le sue implicazioni occulte e trasversali. La P2 insegna. La P2 ha percorso trasversalmente tutte le istituzioni dello Stato. È un fatto, non sono io a dirlo, e non sto accusando nessuno perché non sono in grado di farlo. [...] Quindi la trasversalità di un presunto mio atteggiamento all'interno delle Brigate Rosse è pretestuoso, quindi non mi sento minimamente toccato. I compagni che mi conoscono, quindici anni di militanza nelle Brigate Rosse, insomma, non meritano alcuna considerazione.
  • [Alla domanda "Ma se prendiamo atto che questo sospetto le viene anche dall'interno delle BR, cambia il suo modo di reagire o no?"] Assolutamente no, neanche questo. Perché ho tanti compagni nelle Brigate Rosse, gente con cui ho condiviso la vita per tantissimi anni. È un problema che per me non esiste. Esiste come problema politico, questo sì, come problema di interpretazione di un fenomeno. Questa del personaggio Moretti trasversale e manovrato, che manovra poi tutti gli altri, è... come dire... un'invenzione strutturale che dovrebbe poi giustificare la spiegazione di un fenomeno, nel senso di mettere in discussione l'autenticità del fatto che le Brigate Rosse siano state un'esperienza complessa, prodotta da un movimento reale.
  • [Sull'opportunità di uccidere o no Aldo Moro] Quella era una scelta politica estremamente dura, importante. [...] Io credo che non ci fu mai scelta più dura nelle Brigate Rosse, ma non ce ne fu neanche un'altra, credo, così quasi unanime nelle Brigate Rosse.
  • Io so che l'organizzazione, in modo pressoché unanime – con dei compagni che non erano d'accordo, ma non si può parlare neanche di maggioranza o minoranza – perché quasi praticamente l'intera organizzazione si pronunciò in quel modo, perché politicamente era una scelta che a quel punto diventava obbligata. A meno che, appunto, l'intervento in extremis non avesse modificato, sia pure di poco, qualcosa.
  • [Alla domanda "Ebbe mai nostalgia di Moro vivo?"] Una vicenda politica non ammette di questi rimpianti, anche per il fatto che io non ucciderei mai una persona: io non [la] reputo una cosa... mi si creda o no non m'interessa... voglio dire, non riesco ad immaginarmela. Però questa è stata la mia vita, non posso averne un'altra. E purtroppo non sono neanche un attore.
  • Io sono convinto che le Brigate Rosse... la nostra esperienza sia esaurita. Ma, siccome non riesco a ragionare nei termini di "vincitori e vinti" ma nei termini di uno scontro che ha prodotto una trasformazione, posso rilevare, per quel che mi riguarda, che gran parte delle nostre aspettative non sono andate... non hanno avuto successo. Ma il problema del fatto che si sia esaurito un movimento, e insieme ad esso si siano esaurite anche le Brigate Rosse, non è avvenuto in un giorno, è avvenuto nell'arco di anni. Alla fine degli anni Ottanta è risultato chiaro, nonostante tutti i nostri sforzi, i nostri tentativi producevano soltanto divisioni, spaccature, non producevano più risposte possibili e praticabili a livello di movimenti che si stavano trasformando in una società che si era trasformata. E quindi questa esperienza si è esaurita. Noi ne abbiamo preso atto in un certo momento, questo sì. Io ne ho preso atto. Non me ne sono reso conto in un momento; ma in un certo momento, insieme ad altri compagni, ne abbiamo preso atto e, responsabilmente, abbiamo detto a tutti: "Signori, questa esperienza... cari compagni, per quanto riguarda la nostra possibilità di valutazione, è esaurita ed è irripetibile". Lo diciamo ai compagni ma lo diciamo anche a tutti gli altri.

Brigate rosseModifica

IncipitModifica

Mario Moretti, sei fra i leader delle Br quello che le ha dirette più a lungo, quello che più a lungo è sfuggito all'arresto. Moretti l'imprendibile. Dal 1981 sei in carcere, nei processi non ti sei difeso, non hai negato, non hai risposto. Sei stato pesantemente condannato. Lavori, studi, non fai proclami. Moretti il più chiuso, il più silenzioso. Perché?
Già. Perché non parla Moretti? Questo dilemma è meno ingenuo di quel che si vuol far credere. Su di me si è costruito come su nessuno. Non è vero che non ho mai parlato: ho risposto alle domande dei giornalisti poste in tutte le lingue, mostrato la mia faccia in tutte le televisioni, persino coi magistrati mi è capitato di parlare, ma sempre in sede extra-giudiziale. In carcere o in tribunale la parola si configura come una confessione, una testimonianza a carico, una delazione, oppure non puoi aprire bocca. So che molte delle nostre azioni sono anche reati, e gravi, non sto rivendicando un rifiuto di principio della giustizia borghese o simili. È finita la guerriglia, è finito anche il processo guerriglia. Ma dico che la storia delle Brigate Rosse è un frammento di storia politica, non un frammento di storia penale. Non è in tribunale che si può fare.

CitazioniModifica

  • [...] sugli anni '70 la sinistra non parla, perché dentro ci sta anche una insorgenza armata, si voglia o non si voglia, e comunque la si giudichi. Le Brigate Rosse sono finite da anni, i compagni sono in carcere, e ancora siamo una spina che va di traverso. Si tace o si cerca di esorcizzarci. E, peggio, c'è chi cerca di intorbidare una vicenda che è stata piena di speranze, forse illusioni, tentativi, errori, dolore, morte – ma non sozzure. (p. 2)
  • [Sulla «svolta dell'Eur»] [...] chi se la scorda "la linea dei sacrifici". Ho sempre pensato che sia stata più disastrosa per il movimento dello stesso compromesso storico. Un suicidio. Lama può non dirselo, ma quello fu un regalo che la Confindustria neppure si sognava. (p. 148)
  • È stata una guerra. Se fosse stato possibile, se ci fosse stato aperto uno spiraglio, avremmo risparmiato Moro. Io sono in pace con quell'uomo.
    Sei in pace con tutta questa storia?
    Non ho rimpianti, non dimentico. Non dimentico che sono morti anche tanti compagni. Che io ne sia uscito vivo è un caso, avevo messo la mia morte nel conto come quella che noi davamo ad altri. (p. 168)
  • Ho già fatto tredici anni di galera, penso che un'amnistia dovrebbe liberare tutti i compagni in carcere o all'estero. Ma se non ci sarà, mi farò il resto. C'è qualcosa di peggio che restare in galera.
    Che cosa è peggio?
    Perdere la propria dignità, rinnegare quel che si è stati, dibattersi per apparire diversi da quel che eravamo. (p. 169)
  • Chi decide di colpire Rossa?
    La colonna genovese. Ma l'Esecutivo avrebbe potuto opporsi, e non lo fece. L'intento era ferirlo, non ucciderlo.
    Perché invece fu ucciso?
    Andarono per colpirlo mentre saliva in macchina, ci fu una specie di colluttazione, i compagni spararono e anziché ferirlo lo uccisero. La morte è sempre grave, stavolta è l'errore politico che induce a non controllare rigidamente l'uso delle armi. Del resto lo sbaglio stava a monte. Guido Rossa non bisognava neanche ferirlo. Una contraddizione interna al movimento operaio, o la risolvi politicamente o la sconfitta è di tutti, le armi non servono. (p. 195)

ExplicitModifica

Senti, sei fuori dal mondo da ventidue anni, nove clandestino e tredici in prigione. Finora hai avuto carcere e distruzione della memoria. Se un angelo cattivo ti offrisse su un piatto libertà e oblio, e su un altro carcere e memoria, che cosa prenderesti?
Non esistono angeli così perfidi, solo gli uomini propongono due modi ugualmente crudeli di morire. Comunque gli direi: dammi libertà e memoria. Se non sei capace di tanto, mio caro angelo, allora voli basso, neanche all'altezza della nostra sconfitta.

Citazioni su Mario MorettiModifica

  • I dietrologismi non mi interessano, io faccio una critica politica a Moretti, deve ancora giustificare il fatto che ha distrutto un'ipotesi politica, in base a una linea politica sballata. (Alberto Franceschini)
  • Moretti fu messo sotto sorveglianza dopo la cattura di Curcio e Franceschini. Proprio perché era stato sospettato di essere un infiltrato. Ma l'inchiesta non dette alcun esito e le Br lo riaccettarono tra loro. (Adriana Faranda)
  • Spia? Una definizione troppo riduttiva per Mario Moretti. Io sono convinto che abbia giocato le sue carte in un certo modo, c'è un livello psicologico da tenere presente, lui crede di essere Lenin, lui era per alcuni compromessi su cui io non ero d'accordo. (Alberto Franceschini)

BibliografiaModifica

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