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King Arthur

film del 2004 diretto da Antoine Fuqua

King Arthur

Immagine King Arthur Logo.svg.
Titolo originale

King Arthur

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti
Anno 2004
Genere azione, avventura, storico
Regia Antoine Fuqua
Soggetto Jonathan Glazer
Sceneggiatura David Franzoni
Produttore Jerry Bruckheimer
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

King Arthur, film statunitense del 2004 con Clive Owen e Keira Knightley, regia di Antoine Fuqua.

FrasiModifica

  • Molti storici concordano nel sostenere che i racconti medievali su Re Artù e i suoi cavalieri siano ispirati a un personaggio realmente esistito negli anni oscuri e confusi che segnarono la fine dell'Impero Romano. Recenti scoperte archeologiche gettano nuova luce sulla sua reale identità. (Narratore)
  • Nel 300 d.C., i romani estendevano il loro impero dall'Arabia alla Britannia... ma bramavano di più...più terre, più popoli fedeli e sottomessi a Roma... e più di altri il grande e potente popolo dei Sarmati ad Est. A migliaia morirono sul campo di battaglia... e quando il quarto giorno il fumo si diradò, gli unici soldati sarmati sopravvissuti appartenevano alla decimata ma leggendaria cavalleria. I romani colpiti dal coraggio e dall'abilità di quei cavalieri risparmiarono loro la vita. In cambio questi guerrieri furono incorporati nell'esercito romano. Sarebbe stato meglio che fossero morti quel giorno, poiché la seconda parte del patto che strinsero, impegnava non solo loro stessi ma anche i loro figli e i figli dei figli dopo di loro, a servire l'Impero come cavalieri. Io ero uno di quei figli. (Lancillotto)
  • Oh buon Dio misericordioso, ho tanto bisogno della tua misericordia. Non per me stesso, ma per i miei cavalieri, perché hanno bisogno del tuo aiuto. Concedi loro la tua protezione e io ti ripagherò, mille volte con qualunque sacrificio tu voglia chiedermi e se nella tua saggezza, dovessi stabilire che quel sacrificio consiste nel dare la mia vita per la loro, fa che possano assaporare quella libertà che così a lungo è stato loro negata. Sarà un sacrificio che accetterò con gioia, la mia morte avrà un senso. Non chiedo altro che questo. (Artù)
  • Tu combatti per un mondo che non esisterà mai Artù, mai! Ci saranno sempre campi di battaglia... Io morirò in battaglia, di questo sono certo, e spero di poterla scegliere io, ma, se dovesse essere questa, allora fammi un favore: non seppellirmi in questo triste e piccolo cimitero. Bruciami, bruciami e getta le mie ceneri al vento dell'est. (Lancillotto)
  • Cavalieri, il sacro dono della libertà è vostro e ne avete pieno diritto. Ma la dimora che sogniamo non è in qualche terra lontana... è in noi e nelle nostre gesta, in questo giorno. Se deve essere questo il nostro destino ebbene sia, ma che la storia non dimentichi, che come uomini liberi noi stessi lo abbiamo scelto! (Artù)
  • Per duecento anni, noi cavalieri ci eravamo battuti per una terra che non era la nostra. Ma in quel giorno a Badon Hill, quelli che combatterono misero la propria vita al servizio di una causa più grande, la libertà! (Lancillotto)
  • Il sacrificio dei cavalieri che avevano dato la vita, non fu motivo di lutto o di tristezza. Perché essi sarebbero vissuti in eterno, i loro nomi e le loro gesta tramandate da padre in figlio, da madre in figlia, nelle legende di re Artù e i suoi cavalieri. (Lancillotto)
  • Mi volevi sfidare. Se vuoi sfidarmi devi farlo con una spada in mano. Finché il mio cuore batterà comando io. E tu frena la lingua... altrimenti te la taglio. (Cerdic)
  • Ecco un uomo che vale la pena uccidere. (Cerdic)

DialoghiModifica

  • Cerdic: Artù, ovunque io vada in questa misera isola sento il tuo nome, sempre sussurrato quasi tu fossi un dio. Io vedo solo carne, sangue, non sei più dio della bestia che cavalchi.
    Artù: Manifesta le tue condizioni, sassone.
    Cerdic: I romani ti hanno lasciato, per chi combatti ora?
    Artù: Combatto per una causa che né Roma né tanto meno tu potete comprendere.
    Cerdic: Ah, stai chiedendo una tregua. Dovresti inginocchiarti.
    Artù: Sono venuto a vedere la tua faccia per poterti riconoscere sul campo di battaglia e sarebbe meglio per te ricordarti la mia faccia sassone, perché la prossima volta che la rivedrai, sarà l'ultima cosa che vedrai su questa terra.
  • Galvano: Ho riflettuto spesso su come sarebbe stato tornare finalmente a casa, cosa farò. Per Galahad è diverso, io ho vissuto questa vita più a lungo dell'altra. Altro che casa, neanche me la ricordo.
    Bors: Io invece me la ricordo fa freddo li giù, tutti i miei amici saranno morti. E poi qui ho almeno, che ne so, una dozzina di figli.
    Galvano: Undici!
    Bors: Dammi retta, quando i romani se ne andranno comanderemo noi questo posto, io diventerò governatore del mio villaggio e Dagonet sarà la mia guardia del corpo, il bacia-chiappe reale, non è vero Dag?
    Galvano: La prima cosa che farò tornando a casa sarà trovarmi una bella donna sarmata da sposare.
    Bors: Una bella donna sarmata? Ma perché credi che ce ne siamo andati da quel posto, eh? E tu Lancillotto, quali sono i tuoi progetti?
    Lancillotto: Be', se la donna di Galvano fosse bella quanto dice lui, penso che passerò molto tempo a casa sua, tua moglie sarebbe grata della compagnia.
    Galvano: Capisco, e io dove sarei?
    Lancillotto: A domandarti a cosa devi la fortuna che i tuoi figli assomiglino a me!
    Galvano: Prima o dopo averti colpito con la mia ascia?
  • Germanius: Roma ha decretato un'ultima missione per te e per i tuoi uomini.
    Artù: Un'ultima missione?
    Germanius: Dovete andare a Nord, per portare in salvo la famiglia Marius Sonorius e tornare in particolare con il figlio di Marius, Alessio. Alessio è l figlioccio del Papa, suo carissimo allievo e suo pupillo, è destinato a diventare vescovo e forse anche Papa, un giorno.
    Artù: Proprio oggi. Voi ordinate una missione ai miei uomini, in questo giorno. Hanno rischiato la vita per quindici anni, per una causa che non era loro e ora è il giorno del loro affrancamento, volete impegnarli in una missione più pericolosa di qualunque altra abbiano mai compiuto, come posso Vescovo andare dai miei uomini e dire loro che invece della libertà, offro la morte.
  • Uomo: Venite da Roma?
    Bors: Dall'inferno.
  • Lancillotto: Quello che io mi ricordo, sono... sterminate praterie, da un orizzonte all'altro, puoi cavalcarci all'infinito, il cielo come non puoi immaginarlo. Nessuna frontiera.
    Ginevra: Qualcuno la chiamerebbe libertà. È per questo che noi combattiamo, per la nostra terra, per il nostro popolo. Il diritto di scegliere il nostro destino.
  • [Sentendo il rumore dei tamburi dei sassoni che si avvicinano]
    Artù: Cavalieri...
    Bors: Sono stanco di scappare. E quei sassoni ci stanno così a dosso che mi fa male il culo!
    Tristano: Non mi piace dovermi guardare le spalle.
    Galvano: Sarà un piacere far smettere questi tamburi...
    Galahad: E guardare in faccia quei bastardi!
    Dagonet: Qui! Adesso!
  • Lancillotto: Sembri spaventata... c'è un gran numero di bruti laggiù.
    Ginevra: Non permetterò che ti violentino!
  • Artù: Cavalieri... il mio viaggio con voi finisce qui. Il mio Dio sia con voi.
    Lancillotto: Artù! Questa guerra non riguarda Roma, non è più la tua guerra! Questi lunghi anni, passati assieme, le prove che abbiamo superato, il sangue che abbiamo versato, tutto questo, per cosa? Se non per la promessa per la libertà! E adesso che siamo così vicini, che finalmente possiamo stringerla in pugno... Guardami! Tutto ciò non conta nulla per te?
    Artù: Tu me lo chiedi? Tu che mi conosci meglio degli altri?
    Lancillotto: Allora non farlo! Per te qui c'è solo una morte certa Artù, ti supplico, in nome della nostra amicizia, ti scongiuro...
    Artù: Dimostrami adesso la tua amicizia e non dissuadermi, tieni stretta la libertà che ti sei guadagnato e vivila per tutti e due, io non posso seguirti Lancillotto! Ora so che tutto il sangue che ho versato, tutte le vite che ho spezzato, mi conducevano a questo momento!

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