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Jurij Vladimirovič Andropov

politico sovietico
Andropov nel 1983

Jurij Vladimirovič Andropov (1914 - 1984), politico sovietico.

CitazioniModifica

  • Secondo noi è perfettamente chiaro che l'Afghanistan non è pronto ad affrontare i suoi problemi in chiave socialista. Là c'è una forte influenza della religione, un quasi totale analfabetismo della popolazione rurale, arretratezza economica eccetera. Conosciamo la lezione di Lenin sulla situazione rivoluzionaria. Di quale situazione stiamo parlando in Afghanistan, là non c'è alcuna situazione. Quindi ritengo che possiamo favorire la rivoluzione in Afghanistan solo con l'aiuto delle nostre baionette, ma questo è assolutamente inaccettabile per noi.[1]
  • Come vediamo dal colloquio di oggi con Amin, la popolazione non appoggia il governo Taraki. Che aiuto possono dunque portare le nostre truppe? In questo caso carri armati e mezzi corazzati non servono. Penso che dovremmo dire questo chiaramente a Taraki, che noi appoggiamo tutte le sue iniziative, che accorderemo l'aiuto di cui abbiamo parlato oggi e ieri e che in alcun caso giungeremo ad inviare truppe in Afghanistan.[1]
  • Gli allievi debbono trarre dalla scuola l'insieme delle necessarie conoscenze. Ma questo è soltanto un aspetto della questione. Le sole conoscenze nozionistiche non sono sufficienti. Semplicemente leggere i libri, seguire le lezioni e, attraverso queste, apprendere l'esperienza dei čekisti della generazione più anziana è troppo poco. Per essere all'apice delle esigenze pratiche e politiche, per essere in grado di mettere in pratica le conoscenze acquisite, l'allievo della scuola deve avere anche un carattere čekista.[2]
  • Quella del čekista è una professione speciale. Čekista può essere solo una persona con la mente fredda, il cuore caldo e le mani puliti.[2]
  • Al čekista è richiesto un alto senso etico e morale. In ogni suo atto egli deve essere guidato dai principi e dalle norme della convivenza socialista.[2]
  • L'insegnamento di Lenin, come il marxismo-leninismo nel suo complesso, è una scienza. E come ogni scienza esso non tollera stagnazione.[3]
  • Estraneo ad ogni automatismo burocratico, il socialismo è vivo e produttivo, creazione delle stesse masse popolari.[3]
  • I soviet sono una forma di organizzazione politica che ha aperto a livelli incomparabili la possibilità di raccogliere, accumulare, rivolgere al bene comune l'opera creatrice delle più ampie masse, considerare per la soluzione di ogni questione uno spettro enorme di opinioni proposte.[3]
  • Non è vero che vogliamo la guerra o conquistare il tuo Paese. Siamo un popolo pacifico e se non ci credi viene a trovarci. Non ora perché fa freddo, ma appena arriva l'estate.[4]

NoteModifica

  1. a b Dal discorso durante una riunione del Politburo, 17 marzo 1979, citato in A. Giannotti, Tra partito e KGB: Per una ricostruzione del ruolo di Jurij Andropov nella politica sovietica, G Giappichelli Editore, 2018, p. 195, ISBN 8892114999
  2. a b c Dal discorso tenuto nella scuola del Lubjanka, 1 settembre 1981, citato in A. Giannotti, Tra partito e KGB: Per una ricostruzione del ruolo di Jurij Andropov nella politica sovietica, G Giappichelli Editore, 2018, p. 130, ISBN 8892114999
  3. a b c Tradotto da un brano di Izbrannye reči i stat'i (1983), citato in A. Giannotti, Tra partito e KGB: Per una ricostruzione del ruolo di Jurij Andropov nella politica sovietica, G Giappichelli Editore, 2018, p. 216, ISBN 8892114999
  4. Da una lettera rivolta a Samantha Reed Smith nel 1983, citato in "Caro signor Andropov perché vuoi fare la guerra all'America?", Ilgiornale.it, 6 luglio 2013

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