Jirō Taniguchi

fumettista giapponese (1947-2017)

Jirō Taniguchi (1947 – 2017), fumettista giapponese.

Jirō Taniguchi nel 2011

Citazioni di Jirō Taniguchi

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  • Negli anni Cinquanta, quando ero bambino, gli adulti odiavano i manga considerandoli qualcosa di volgare, oltre che un'inutile distrazione per i figli, che avrebbero invece dovuto pensare allo studio. Nonostante ciò, fui travolto dal fascino delle loro storie fiabesche, e dai disegni che li caratterizzavano.[1]
  • Quando costruisco una scena, la definizione dei dettagli diventa parte del racconto. Mi appassiona disegnare nel dettaglio. Forse disegno anche troppo nei dettagli.[2]

Dall'intervista di Stéphane e Muriel Barbery

Realizzata a Tokyo nell'aprile del 2007, traduzione dal giapponese di Corinne Quentin, traduzione dal francese di Giovanni Zucca, in Jirō Taniguchi, La montagna magica, Rizzoli Lizard, Milano, 2009. ISBN 978-88-17-03131-8

  • Non ne sono del tutto consapevole, ma quando costruisco le mie storie ho bisogno di creare come degli ostacoli, una sorta di muro che i personaggi incontrano e devono oltrepassare. Invece che una strada tutta dritta e ben tracciata, trovo necessario che ci sia una specie di montagna da scalare. Voglio che, superandola, il personaggio progredisca, maturi. (p. 74)
  • La malinconia mi sembra una sorta di cura per mantenere l'equilibrio spirituale. [...] tra i sentimenti umani è quello che a me sembra più sottile, inafferrabile, e senza dubbio più prezioso. [...] È il motivo per cui, secondo me, lo stato depressivo non è assolutamente negativo e penso anzi che sia necessario, che porti alla riflessione e alla calma. Un'euforia permanente sarebbe troppo faticosa. Penso che si debba sempre mantenere questa sorta di interstizio, di vuoto, nel proprio spirito, nel proprio cuore. (p. 75)
  • Io considero la morte parte della vita ed è per questo che, parlando della vita, mi viene da parlare anche della morte. Personalmente, l'esperienza che fino a oggi ho avuto della morte riguarda quella degli animali che tenevo con me. [...] Non riuscivo ad accettarlo: mi domandavo perché gli esseri viventi dovessero morire. E poi, poco a poco, ritorna la calma. Perché il cervello umano (come forse quello degli animali) ha anche la capacità di dimenticare. Allora ci si può nuovamente dire che ciò che è importante è vivere, che il nostro è un tempo prezioso. Credo che la morte insegni a vivere, e che la facoltà di dimenticare sia un elemento importante in questo meccanismo. (p. 77)
  • Penso che le opere che lasciano un dubbio nel lettore non siano perfette. [...] Anche se voglio far pensare, non voglio che sorgano dubbi. (p. 78)

Al tempo di papà

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  • Ecco, guarda come brontolano [i serbatoi di sakè durante la fermentazione]. Il sakè vive. Vedi... anche il sakè, come noi esseri umani, non diventa un sakè buono se non lo curi. (zio Daisuke: cap. 10, p. 217)
  • Io... dopo essere diventato padre... ho compreso mio padre. Ci sono figli che non pensano ai genitori, ma non ci sono i genitori che non pensano ai propri figli. (zio Daisuke: cap. 10, p. 234)
  • Il sakè vive... bisogna curarlo sempre. Bisogna conoscere il carattere del lievito e il barile. Se gli parli, col cuore loro rispondono e il sakè diventa un buon sakè. (zio Daisuke: cap. 10, p. 236)

Il paese natio... è sempre lì.

Penso che la lontananza dal proprio paese contribuisca a renderlo più vivo nel nostro cuore...

Allevare un cane e altri racconti

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  • La morte di un animale ci addolora ancora di più perché non possiamo comunicare con lui con le parole. Vivere. Morire. La morte dell'uomo, la morte di un cane, sono la medesima cosa. [...] La morte di Tam ha lasciato qualcosa nel nostro cuore... qualcosa che è molto più grande e importante di quella perdita. (Allevare un cane, pp. 43-44)
  • Gli animali domestici sono costretti a dipendere da noi. Perciò ci perdonano il nostro egoismo. Timidamente ci mostrano una purezza d'animo che noi umani abbiamo perduto. (Vivere con un gatto, p. 70)
  • Quando si affronta la montagna, è importante amarla. E per tornare vivo è importante essere amato dalla montagna. (Terra promessa, p. 171)

In una lontana città

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  • [...] il cielo è così alto. Nuvole che fluttuano pigre, mi sembra di poterle toccare con una mano. Com'è misterioso, il cielo... esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L'eternità... forse è il cielo stesso... Sicuramente, nessuno può diventare veramente un adulto... Tutti quanti, nel profondo del cuore, sono ancora i bambini che erano un tempo. ...Proprio come questo cielo... Il tempo ci fa solo credere di essere diventati adulti... Essere adulti significa essere legati da catene che imprigionano anche il cuore dei bambini, che è libero. (Hiroshi Nakahara: cap. 7, pp. 172-173)
  • [...] la guerra è una cosa atroce. ...Inutile dirlo, ormai hai capito, vero? Quante orribili disgrazie ha provocato... (nonna di Hiroshi al nipote: cap. 8, p. 201)
  • Vedi le onde? S'infrangono su questa riva, ma chissà da dove vengono, da quali altri mari... Quando osservo il moto di queste onde... mi sembra di essere avviluppata da qualcosa di immenso... e un po' alla volta mi torna il coraggio... (Nagase Tomoko: cap. 14, p. 337)
  • Non si può mai sapere quello che succede fra un uomo e una donna. Gli uomini, in fondo, sono sempre dei bambini, anche da adulti. E c'è sempre una donna che li perdona. (ragazza che lavora al bar: cap. 16, p. 383)

La montagna magica

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  • "Dammelo! Dammi il tuo pipino!" E dicendo questo si getta su di voi! E poi… vi succhia il pipino e dice "mmmh, è buono!". E poi dice "il pipino dei ragazzini è sempre il migliore!" (uomo che racconta a due bambini l'atteggiamento di una strega verso i ragazzini che si avvicinano alla grotta in cui vive)[3]

La ragazza scomparsa

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  • Non so perché, ma sento di averla capita solo un po'... la montagna... (Megumi: cap. 1, p. 19)
  • Che ne è di una madre se non ha fiducia nella propria figlia? (Shiga: cap. 2, p. 54)
  • Il tempo passa senza chiedere scusa... (Shiga: cap. 8, p. 208)
  • Per lei scenderò sempre dalle montagne.

Citazioni su Jirō Taniguchi

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  • Io non ho nessun mangaka in particolare di riferimento, non ci sono autori a cui aspiro diventare. Però, rispetto molto Jiro Taniguchi, per i suoi tempi di realizzazione così diversi, i dettagli senza nessun "buco", ebbene lui si esprime e crea senza imperfezioni. (Kaoru Mori)
  • L'opera di Taniguchi è tutta un invito a vivere col cuore puro, ed è per questo che i lettori la amano: perché li mette in contatto con il piccolo principe che è dentro di loro. Le emozioni fortissime trasmesse dalle sue storie restituiscono fiducia in un'umanità tenera, e ci avvolgono il cuore come una coperta calda e rassicurante. (Muriel Barbery)
  1. Citato in Luca Raffaelli, Chi è Jiro Taniguchi, in Jiro Taniguchi, L'arte di Jiro Taniguchi, I classici del fumetto di Repubblica, Roma, 2003, p. 10.
  2. Citato nella quarta di copertina di In una lontana città.
  3. Citato in Un manga di Jirô Taniguchi è stato bandito dalle scuole elementari francesi, fumettologica.it, 6 febbraio 2019.

Bibliografia

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  • Jiro Taniguchi, Al tempo di papà, traduzione di Midori Yamane, Panini, Modena, 2000. ISBN 88-83-43229-0
  • Jiro Taniguchi, Allevare un cane e altri racconti, traduzione di Midori Yamane, Panini, Modena, 2003. ISBN 88-83-43207-X
  • Jiro Taniguchi, In una lontana città, traduzione di Maria Chiara Migliore, Rizzoli, Milano, 2006. ISBN 88-17-01440-0
  • Jiro Taniguchi, La ragazza scomparsa, traduzione di Dario Savieri, Coconino Press, Bologna, 2010. ISBN 978-88-7618-079-8

Voci correlate

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  • Gourmet – manga disegnato su testi di Masayuki Qusumi

Altri progetti

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