James Luceno

scrittore statunitense

James Luceno (1947 – vivente), scrittore statunitense.

Darth Plagueis

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Incipit

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L'intero pianeta fu sconvolto da un terremoto. Generato dalla morte, si scatenò come una potentissima onda, sprofondando nel nucleo del pianeta e attraversando la sua atmosfera zuccherina per poi irradiarsi fino alle stelle. Nell'epicentro del sisma si ergeva Sidious, la mano elegante stretta intorno al davanzale brunito di quella traslucidità in continua espansione, un recipiente sul punto di esplodere. La Forza scorreva così potente in lui che per un attimo temette di sparire dentro di essa per non fare mai più ritorno. Ma quell'attimo era il vero inizio tanto atteso e non la fine, una trasformazione piuttosto che un'intensificazione. Un'inversione gravitazionale.

Citazioni

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  • [Su Palpatine] Il Lato Oscuro si era impossessato di lui e lui, a sua volta, si era impossessato del Lato Oscuro. [...] La Forza era mai stata così potente in qualcun altro? (p. 9)
  • Darth Bane, il quale aveva ridefinito i Sith limitando il loro numero e agendo in segretezza, aveva trascorso l'infanzia a estrarre cortosite nelle miniere di Apatros, molto prima di cominciare a seguire i dettami del Lato Oscuro. Nei millenni che erano seguiti alla sua morte, Bane era stato divinizzato e i poteri che gli erano stati attribuiti erano diventati leggendari. (p. 12)
  • Essere potenti nella Forza è un conto. Ma credersi onnipotenti può rivelarsi catastrofico. Ricorda sempre che gli imprevisti possono verificarsi anche nel regno etereo in cui esistiamo. (Darth Tenebrous/Rugess Nome, p. 21)
  • [Rivolto a Darth Tenebrous] Muori sapendo che sei stato l'ultimo a seguire la tanto antica e venerata Regola dei Due, e che in questo momento inizia il nuovo ordine che resterà sotto il mio controllo per migliaia di anni. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 22)
  • I Jedi credevano che quegli organismi cellulari fossero simbionti, ma secondo Plagueis i midi-chlorian erano degli intrusi che interferivano con la Forza e che impedivano agli esseri viventi di attingervi direttamente. Dopo tanti anni di esperimenti e meditazione mirata, Plagueis aveva imparato a percepire le azioni dei midi-chlorian, ma non riusciva ancora a manipolarli. [...] Si credeva comunemente che i midi-chlorian fossero delle particelle in grado di condurre la Forza, quando in realtà svolgevano la funzione di traduttori, di interpreti della volontà della Forza. Plagueis riteneva che il suo interesse nei confronti di quegli organismi fosse naturale tanto quanto lo era stata l'ossessione di Tenebrous nei confronti della determinazione del futuro. L'intelligenza dei Bith si fondava sulla matematica e sul calcolo, mentre quella dei Muun era guidata dall'idea del profitto. In quanto Muun, Plagueis vedeva la sua alleanza con la Forza come un investimento da cui, con un po' di fatica, avrebbe potuto trarre enormi guadagni. (p. 23)
  • Aveva studiato la leggenda di Bane e di come quello era stato tormentato dalle presenze di coloro che aveva sconfitto per appianare le divergenze all'interno dell'Ordine dei Sith e riportarlo a uno stato di autentica egemonia grazie alla Regola dei Due: un Maestro a incarnare il potere e un apprendista a bramarlo. A quanto pareva, Bane era stato perseguitato dagli spiriti dei Signori di Sith morti generazioni prima di lui e dei quali aveva dissacrato le cripte cercando disperatamente i loro holocron e la loro antica saggezza. (pp. 31-32)
  • Per coloro che vivono nella Forza, la vita comune non è altro che una farsa. Le nostre uniche azioni importanti sono quelle che compiamo al servizio del Lato Oscuro. (Darth Tenebrous/Rugess Nome, p. 51)
  • I Jedi eseguivano regolarmente le analisi del sangue per verificare il numero dei midi-chlorian nei loro potenziali apprendisti, ma Plagueis aveva superato il bisogno di misurazioni tanto grossolane. Ormai non riusciva soltanto a percepire la potenza della Forza negli altri esseri, ma anche i midi-chlorian che li differenziavano gli uni dagli altri. Era stato proprio quel potere del Lato Oscuro che aveva permesso a generazioni di Sith di individuare e iniziare le loro reclute. (p. 60)
  • A Plagueis non interessava affatto diventare un'entità persistente e incorporea, intrappolata tra due mondi e incapace di influenzare il mondo materiale se non attraverso le azioni delle menti più deboli che avrebbe potuto ingannare o provocare. Né desiderava infondere la sua mente nel corpo di qualcun altro, che fosse un apprendista, come si pensava che avesse fatto Bane, o qualche clone cresciuto in laboratorio. Contava soltanto l'immortalità del suo corpo e della sua mente. (p. 80)
  • Per la prima volta avvertì il Lato Oscuro della Forza non tanto come un mero soffio di vento che gonfiava le vele della sua nave, quanto come un uragano pronto a scatenare la sua furia sulla Repubblica incrinata e sull'indolente Ordine dei Jedi. Quella nera tempesta avrebbe distrutto tutto quello che era antiquato e corrotto, gettando le basi per un nuovo ordine in cui i Sith avrebbero assunto ancora una volta il ruolo di campioni della galassia che spettava loro e di fronte ai quali ogni specie si sarebbe inchinata, non solo impaurita e riverente, ma anche grata per essere stata salvata dall'orlo del baratro. (p. 81)
  • So poco di Tatooine, tranne che si tratta di un pianeta sopravvissuto a un'antica catastrofe ecologica e che i suoi vasti deserti sono oggi il covo di malfattori, contrabbandieri ed esuli di ogni specie. Ho sentito dire che Tatooine non porta mai a nulla di buono e che chi vive su quel pianeta invecchia precocemente (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 86)
  • Per Plagueis i duelli con le spade laser erano una gran noia fatta di emozioni sprecate e inutili acrobazie. (p. 100)
  • Il futuro dei Sith non dipende più dalla potenza fisica ma dall'astuzia politica. I nuovi Sith domineranno con la paura, non con la forza bruta. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 102)
  • [Su Darth Plagueis] Era cresciuto credendo fortemente nell'eliminazione della concorrenza, ed era così che vedeva i Jedi. L'Ordine non era una corporazione rivale come tante altre che avrebbero potuto acquistare di nascosto: doveva essere indebolito, ferito e smantellato. Doveva essere eradicato. Plagueis aveva creduto che, col tempo, sarebbe riuscito a convincere Tenebrous, ma il suo ex Maestro doveva aver chiaramente pensato che non fosse degno di succedergli e di conseguenza si era rivolto a qualcun altro. I desideri inappagati degli esseri senzienti erano una fortuna per i Sith, poiché producevano un'abbondanza di individui entusiasti e fin troppo audaci da usare per perorare la loro causa. (p. 105)
  • Proprio come Plagueis, anche Tenebrous aveva capito che la famosa Regola dei Due di Darth Bane aveva fatto il suo tempo. D'altra parte, erano stati ben pochi i Signori dei Sith ad averla rispettata, e, per come la vedeva Plagueis, avevano fatto benissimo. Gli obiettivi del Grande Piano erano la vendetta e la riconquista del potere galattico. Anche se molti Signori dei Sith dai tempi di Bane avevano contribuito a indebolire la Repubblica, i loro sforzi erano stati vanificati più dall'altruismo e dall'ottemperanza alla Regola dei Due che dalla debolezza e dall'incompetenza. Erano stati spinti ad adempiere alla regola di Bane, eppure erano caduti vittime dei loro vizi e delle loro eccentricità, senza riuscire a vendicarsi dell'Ordine dei Jedi. Plagueis li capiva. Non sarebbe mai riuscito a starsene con le mani in mano, sprecando il proprio regno alla ricerca del Signore dei Sith che gli sarebbe succeduto. Né si sarebbe accontentato di restare all'ombra di Tenebrous in qualità di semplice apprendista, se il Bith fosse riuscito dove gli altri avevano fallito. (p. 106)
  • Le dottrine erano roba da Jedi. Se i Jedi corteggiavano il potere, i Sith lo bramavano; se i Jedi credevano di conoscere la verità, i Sith ne erano convinti. Posseduti dal Lato Oscuro, i Sith alla fine diventavano la loro stessa conoscenza. Negli ultimi cinquecento anni, i Sith del lignaggio di Bane avevano smesso di scegliere i loro apprendisti tra i bambini e avevano scoperto che era meglio cercare degli esseri che erano stati già feriti e temprati dalla vita. (p. 107)
  • Noi Sith siamo una resistenza invisibile. [...] Una minaccia fantasma. Una volta i Sith indossavano delle corazze, e ora noi portiamo dei mantelli. Ma in noi la Forza scorre molto più potente quando siamo invisibili. Per adesso, più ci nascondiamo e più possiamo esercitare la nostra influenza. Avremo la nostra vendetta con il contagio, non con la sottomissione. (Darth Tenebrous/Rugess Nome, p. 113)
  • [Profetizzando la guerra dei cloni e l'ascesa di Palpatine] Ho visto l'oscurità che incombe e gli esseri che la faranno calare sulla galassia. [...] Ho visto il crollo della Repubblica e l'Ordine dei Jedi in subbuglio. [...] All'orizzonte si profila una guerra galattica... un conflitto tra macchine di metallo e macchine di carne, e la morte di decine di milioni di innocenti. [...] Ho visto mondi sottomessi e distrutti, e un nuovo ordine sorgere da quel caos, sostenuto da armi feroci come non se ne vedevano da mille anni. Una galassia al guinzaglio di un despota spietato che serve le forze dell'entropia. E alla fine ho visto che soltanto coloro che sono stati rafforzati da questa ineluttabile verità potranno sopravvivere. (Profeta Iktotchi, p. 130)
  • [Su Darth Plagueis] Su un piano filosofico riusciva a capire perché le generazioni di Signori dei Sith che l'avevano preceduto avessero addestrato degli apprendisti cui trasmettere tutta la loro conoscenza del Lato Oscuro della Forza ben sapendo che prima o poi sarebbero stati sfidati per la supremazia. Ma ora che il Grande Piano era al suo culmine non aveva più alcun senso attaccare o uccidere altri esseri dello stesso potere a meno che non rappresentassero una concreta minaccia per il destino di Plagueis. La dinastia dei Sith sarebbe continuata con lui o non sarebbe continuata affatto. Ecco perché aveva bisogno di un compagno più che di un sottoposto; qualcuno che lo aiutasse a mettere in atto le ultime fasi del suo piano. (p. 145)
  • L'arte mi piace, ma sono un minimalista. [...] Vorrei che Theed non fosse così affollata. Vorrei che gli inverni fossero più miti. Vorrei che il nostro re avesse meno consiglieri e ministri. (Palpatine/Darth Sidious, p. 157)
  • Voglio che Naboo rompa con il passato. Voglio che entri a far parte del resto della galassia. È così sbagliato desiderare di giocare un ruolo più importante nella storia della Repubblica? (Palpatine/Darth Sidious, p. 158)
  • Secondo Plagueis [...] le trasgressioni giovanili di Palpatine ne sottolineavano soltanto l'eccezionalità. Accanto a lui sedeva un ragazzo che si considerava già superiore alla morale comune e così unico da stabilire un proprio codice etico. (p. 162)
  • Credo che i Jedi si siano dedicati a porre un freno ai cambiamenti. Aspettano solo che il Senato dica loro dove e quando intervenire, quando potrebbero usare la Forza per imporre la loro volontà su tutta la galassia. Se lo facessero, li rispetterei molto di più. (Palpatine/Darth Sidious, p. 163)
  • [Rivolto a Palpatine] So che sei mio figlio perché ho fatto analizzare il tuo sangue, tanto per esserne sicuro. Ma in tutta sincerità non so davvero da dove tu provenga... o da chi o cosa tu discenda. [...] Eccolo lì: lo stesso sguardo che mi hai rivolto per diciassette anni. Come se volessi uccidermi. Hai sempre voluto farlo, vero? Aspettavi soltanto che qualcuno te ne desse il permesso. [...] Sapevo che questo giorno sarebbe venuto. In cuor mio, l'ho saputo fin dalla prima volta che ho cercato di cullarti e tu mi hai respinto con una forza al di là della tua età o delle tue dimensioni. (Cosinga Palpatine, p. 187)
  • [Raccontando l'uccisione della sua famiglia] Sono diventato una tempesta, Maestro... Un'arma così forte da piegare le paratie e scaraventare i corpi da un capo all'altro della cabina. Ero la morte incarnata! (Palpatine/Darth Sidious, p. 194)
  • Chi è che forgia la storia: i buoni, che appoggiano la verità e l'onestà, o quelli che cercano di scuotere gli altri dal loro torpore per condurli alla gloria? Sei una tempesta, è vero, ma una tempesta di cui abbiamo tutti bisogno e che può spazzare via la zavorra che frena questa galassia. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 196)
  • Persino un Jedi sospinto dalla paura o dall'odio potrebbe superare i limiti degli insegnamenti del suo Ordine e scoprire un potere molto più grande. Ma nessun Jedi che riesca a raggiungere quel luogo, che riesca a elevarsi al di sopra del suo rispetto per la pace e per la giustizia, che riesca a uccidere per rabbia o per desiderio, può davvero attingere al Lato Oscuro della Forza. I loro tentativi di convincersi di aver ceduto al Lato Oscuro o di essere stati guidati da esso non sono altro che patetiche razionalizzazioni. Ecco perché i Sith abbracciano il Lato Oscuro fin dal principio, concentrandosi sul raggiungimento del potere. Noi non ci scusiamo. Le azioni dei Sith nascono dal loro egoismo e si proiettano all'esterno. Seguiamo la Forza come fossimo predatori piuttosto che arrenderci ai suoi enigmatici capricci come semplici prede. (Darth Plagueis/Hego Damask, pp. 200-201)
  • Il desiderio di uccidere chi ci è superiore è intrinseco alla natura della nostra impresa. La mia potenza incommensurabile scatena la tua invidia; la mia saggezza alimenta i tuoi desideri; i miei traguardi infiammano la tua brama. Così è stato per migliaia di anni e così deve essere finché non mi sarai pari. Solo allora dovremo fare del nostro meglio per sabotare la dinamica messa in moto da Darth Bane, perché avremo bisogno l'uno dell'altro se vorremo raggiungere i nostri obiettivi. Alla fine non potranno esserci segreti tra noi, nessuna gelosia o diffidenza. Il futuro dei Sith dipenderà da noi, così come il destino di tutti gli abitanti della galassia. (Darth Plagueis/Hego Damask, pp. 201-202)
  • Un apprendista Sith è il completo opposto di un giovane Jedi cresciuto nel suo Tempio a combattere dei remoti volanti con una spada laser da addestramento. I Sith si abituano al dolore fin dall'inizio e imparano subito ad infliggerlo. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 204)
  • Molte vite spesso non hanno alcuna rilevanza. I Jedi non riescono a capirlo. Sono così occupati a salvare le vite e a mantenere i poteri della Forza in equilibrio da aver perso di vista il fatto che la vita senziente è destinata a evolversi, non a languire nella sua staticità. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 208)
  • I Sith hanno lasciato che li si considerasse soltanto una leggenda per ben mille anni. Serviva al nostro scopo, perciò non abbiamo fatto nulla per impedire che ci ritenessero Jedi corrotti, stregoni malvagi, incarnazioni di odio, rabbia e ferocia, addirittura capaci di nascondere le reliquie delle nostre malefatte in luoghi di grande potere. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 214)
  • Non siamo una setta come quella degli Stregoni Tetsu di Tund. Discendiamo da Darth Bane; siamo i prescelti che rifiutano di lasciarsi trasportare dalla Forza e che invece la governano. Siamo solo trenta in mille anni invece delle decine di migliaia che sono diventati i Jedi. Qualunque Sith potrebbe fingersi retto e compassionevole per imparare le arti dei Jedi, ma solo un Jedi su mille potrebbe diventare Sith, poiché il Lato Oscuro sceglie soltanto coloro che credono nel proprio determinismo più che in qualsiasi altra cosa. (Darth Plagueis/Hego Damask, pp. 214-215)
  • Pensa a un anarchico che decide di sacrificarsi per la propria causa. Per tutte le settimane, i mesi e forse gli anni prima di farsi saltare in aria con un detonatore termico nella giacca ha vissuto forte dei suoi stessi segreti, consapevole di quello che avrebbe comportato il suo gesto. Lo stesso vale per i Sith, nascosti per mille anni in luoghi di conoscenza sacri e segreti, consapevoli di quello che comporteranno le loro azioni. È questo il potere, Sidious. I Jedi, dal canto loro, vivono in mezzo a tutti gli altri senza sapere di star morendo di una malattia terminale. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 216)
  • Non vi è cura per il decadimento: deve essere spazzato via dal calore di un fuoco purificatore. La colpa è soprattutto dei Jedi. Menomati dalla loro compassione, vincolati dall'obbedienza – nei confronti dei loro Maestri, del Consiglio, della tanto venerata Repubblica – i Jedi perpetuano il mito dell'uguaglianza, servendo la Forza come fosse un sistema di convinzioni per cui sono stati programmati. Si comportano come i genitori amorevoli della Repubblica, permettendo alla loro progenie di giocare con le proprie scelte senza subirne le conseguenze e sostenendo le loro idee più sbagliate pur di mantenere unita la famiglia. Inciampano nei loro stessi mantelli mentre accorrono a sorreggere un governo galattico che si sta deteriorando da secoli, quando dovrebbero invece ergersi e proclamare: 'Noi sappiamo cos'è meglio per voi'. "La galassia non potrà riprendere il suo giusto corso finché l'Ordine dei Jedi e la loro Repubblica corrotta non saranno stati distrutti. Solo allora i Sith potranno ricostruire tutto da capo. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 220)
  • [Su Palpatine] La vita che conduceva - quella di nobile capo della casata dei Palpatine, di legislatore e da qualche tempo anche di ambasciatore a disposizione – non era altro che il travestimento del suo alter ego; la sua ricchezza, un sotterfugio; il suo aspetto attraente, una maschera. Nel regno della Forza i suoi pensieri mettevano in ordine la realtà, e i suoi sogni preparavano la galassia a una trasformazione di proporzioni mastodontiche. Era diventato la manifestazione fisica di un proposito oscuro, contribuendo al raggiungimento del Grande Piano dei Sith e diventando sempre più potente così che un giorno – come gli aveva detto il suo Maestro – sarebbe riuscito a prendere il controllo di qualcun altro, e poi di interi gruppi di individui, di un pianeta, di una specie, della Repubblica stessa. (p. 226)
  • Sia i Jedi sia i Sith avevano ipotizzato che l'equilibrio tra il lato luminoso e quello tenebroso fosse mantenuto da un gruppo di entità incorporee – forse quelle chiamate Celestiali – che si erano fuse con la Forza migliaia di generazioni prima e che da allora avevano influenzato il destino della galassia. Erano a tutti gli effetti degli intermediari di rango superiore dai poteri che andavano oltre la comprensione dei comuni mortali. Molti Sith, però, denigravano quella teoria, perché la presunta esistenza di quelle entità aveva poco o nulla a che fare con il piano di assoggettare la Forza alla volontà di un'élite illuminata. Soltanto i Sith avevano capito che la vita senziente era sul punto di compiere un balzo evolutivo e che attraverso la manipolazione dei midi-chlorian – o la destituzione del gruppo di entità che li controllava – si sarebbe potuto colmare il divario che divideva la vita organica dalla Forza, cancellando la morte stessa dall'esistenza. (pp. 240-241)
  • Fin dall'inizio del suo apprendistato, il Maestro Plagueis aveva preteso di conoscere quello che Palpatine riteneva il proprio punto di forza al fine di poterlo indebolire; quale fosse la sua paura più grande, così da costringerlo ad affrontarla; a cosa Palpatine tenesse di più, per strapparglielo via; che cosa desiderasse ardentemente, così da impedirgli di ottenerlo. (p. 242)
  • Il tempo sta cambiando, Darth Sidious. La politica comincia a mostrare i segni dell'infezione. Il riemergere di tutta questa rabbia, dell'odio e della paura indica che si è persa la fede nella Forza. La luce vacilla, respinta dalla materia oscura, e l'universo comincia ad apparire sempre più ostile anziché rassicurante. In tempi come questi, le persone cercano le soluzioni ai loro problemi nelle leggi severe, nell'ostracismo agli estranei e nella guerra. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 248)
  • Ricorda sempre perché i Sith sono più potenti dei Jedi, Sidious: noi non temiamo le nostre emozioni. Le abbracciamo tutte, piuttosto, dalle vette della gioia trascendente agli abissi dell'odio e della disperazione. Impavidi, accogliamo la via che il Lato Oscuro ci porta a percorrere e il destino che ha deciso per noi. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 257)
  • Quando ti nascondi non puoi affidarti ai tuoi poteri oscuri. [...] Dovrai essere te stesso, immerso nel disegno omogeneo percepito dai Jedi. Visibile nella Forza, ma non come un Sith. Dato che non potrai essere visto, dovrai assicurarti di essere dato per scontato. Amalgamati al mondo comune, mimetizzati con l'ordinarietà... sono quelli i piani della realtà da cui potrai attaccare senza alcun preavviso. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 278)
  • Se la Forza non fosse stata tanto potente in lui, Dooku sarebbe diventato un conte, proprio come Palpatine avrebbe fatto parte della famiglia reale. Tuttavia, nelle rare occasioni in cui aveva incontrato Dooku, Plagueis aveva avvertito qualcosa che meritava un'indagine più approfondita. Si diceva che Dooku fosse uno dei più abili schermitori dell'Ordine e che si fosse fatto la fama di essere un abile diplomatico, ma erano state la sua passione e la sua inquietudine a catturare l'attenzione di Plagueis. Nonostante tutti gli anni trascorsi nell'Ordine, Dooku pareva essere rimasto molto vicino al mondo comune. Al posto dei mantelli marroni cuciti artigianalmente che indossavano molti Jedi [...] Dooku preferiva mantelli e tuniche più adatte a una serata al teatro di Coruscant. Come se non bastasse, criticava apertamente l'operato del cancelliere supremo Darus e le pratiche corrotte del Senato (p. 282)
  • Il Senato dà ascolto soltanto a se stesso. All'infinito e senza mai giungere al punto. (Dooku, p. 287)
  • Nonostante quella voce rassicurante dentro di lui gli avesse promesso che non gli sarebbe stato fatto alcun male, un tempo vi era stata comunque la possibilità che si verificasse qualcosa di terribile. Suo padre aveva alzato le mani su di lui più d'una volta. Alla fine, Palpatine aveva capito che quella voce esisteva davvero e che non era dovuta a una qualche forma di infantile convinzione di essere invulnerabile. Adesso sapeva che quella voce era appartenuta al Lato Oscuro e che aveva sussurrato che non gli sarebbe stato fatto alcun male perché lui era veramente invulnerabile. Quella voce si era chetata sin da quando aveva cominciato l'addestramento. (p. 312)
  • I Jedi hanno perso il sostegno della Forza. Sì, sono ancora in grado di attingere a essa, ma la loro capacità di usare la Forza si è indebolita. Ciascuna delle loro azioni innesca una reazione contraria di cui spesso neppure si accorgono e che tende ad aumentare il potere dei seguaci del Lato Oscuro, incoraggiando gli sforzi dei Sith. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 337)
  • [Su Darth Maul] Non sarebbe il caso di addestrare qualcun altro nelle arti dei Sith in modo che si occupi personalmente delle nostre missioni? [...] Non parlo di un apprendista, né di qualcuno che aspiri a diventare un Signore dei Sith. Parlo di qualcuno esperto nel combattimento e nella segretezza, che potremmo eliminare facilmente quando non ne avremo più bisogno. (Palpatine/Darth Sidious, pp. 338-339)
  • [Su Darth Maul] Abitualo al dolore, Lord Sidious, così che possa servirci incondizionatamente. Se i suoi poteri della Forza non dovessero maturare, sbarazzatene. In caso contrario, trasferiscilo su Orsis: là troverai un centro di addestramento d'élite diretto da un combattente esperto falleen di nome Trezza. Lui e io abbiamo dei trascorsi. Trezza crescerà lo Zabrak in modo che sia forte ma leale. Tu, tuttavia, supervisionerai il suo addestramento nelle arti del Lato Oscuro. Non parlargli dei Sith o dei nostri piani finché non si sarà dimostrato all'altezza. E non sguinzagliarlo contro i nostri nemici più importanti prima che lo abbia messo alla prova. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 340)
  • [Su Darth Maul] Alla vista della spada laser a due lame dello Zabrak, Plagueis trattenne il respiro. "Una spada laser doppia! La stessa arma brandita da Exar Kun! L'ha costruita lui?"
    "Il prototipo consisteva di due spade laser unite per i pomelli a mo' di zhaboka iridoniano. Gli ho spiegato come migliorare il progetto iniziale e lui se l'è costruita da solo".
    Plagueis osservò i droidi che venivano infilzati uno dopo l'altro dalle due lame cremisi. "Per quanto superflua, non posso negare che sia molto abile nella tecnica Jar'Kai". Si volse nuovamente verso Sidious. "Lo stile niman e il teräs käsi non sostituiranno mai il dun möch, ma apprezzo il fatto che tu lo abbia addestrato per combattere come una macchina piuttosto che come un vero apprendista" (p. 361)
  • [Sui Jedi] Riesci a comprendere il loro grande errore? Compiono la volontà della Repubblica come fosse quella della Forza! Ma quando mai un potere politico è riuscito a giudicare quello che è giusto e quello che è sbagliato? Come deve essere facile, per loro, crogiolarsi al sicuro nel loro castello su Coruscant. Così facendo, però, non si sono preparati al mondo che abbiamo costruito nel corso degli ultimi mille anni. (Darth Plagueis/Hego Damask, p. 367)
  • [Rivolto a Darth Maul] Sei formidabile, [...] ma non sei un esercito e non ti ho addestrato tutti questi anni per vederti suicidare. Quando ti ho conferito il titolo di Darth non ti ho premiato per essere sopravvissuto a missioni pericolose, digiuni e droidi assassini, ma per la tua obbedienza e la tua lealtà. Non ho dubbi che avrai molte occasioni per dimostrare ai Jedi che sei più potente di loro, ma non è compito tuo schiacciare l'Ordine, che tu li odi oppure no. (Palpatine/Darth Sidious, pp. 380-381)
  • Siamo tutti plasmati dai nostri desideri infantili, dalla voglia di affetto e di attenzione, dalla paura della morte. (Palpatine/Darth Sidious, p. 384)
  • Dall'aspetto impeccabile, Dooku aveva il portamento di un aristocratico e indossava tuniche e calzoni eleganti sui quali spioveva un lungo mantello di velluto nero che gli conferiva un'aria estremamente teatrale. L'impugnatura ricurva della sua spada laser sarebbe potuta sembrare un oggetto di scena, tuttavia Dooku era uno degli schermitori più abili dell'Ordine. E Palpatine sapeva che, dietro la sua facciata di arrogante civiltà, si nascondeva un essere capace di grande crudeltà. (p. 393)
  • Per quanto io sia abile con la spada laser, non sono stato un buon mentore. Il Maestro Qui-Gon Jinn è sempre più solitario. E Vosa, ora... [...] Ho rifiutato di sedermi nel Consiglio per dedicarmi alla diplomazia, e guarda com'è finita. La Repubblica continua ad affondare nel caos. (Dooku, p. 394)
  • Il Senato fatica a risolvere dispute che i Jedi spesso notano molto prima di esso. Le leggi spesso seguono i colpi delle nostre spade laser. (Dooku, p. 395)
  • Dooku era un Maestro Jedi di grande talento ed era possibile che comprendesse almeno le basi teoriche del Lato Oscuro, e forse anche di più se aveva avuto accesso agli holocron dei Sith custoditi nel Tempio. Sarebbe stato sicuramente una spina nel fianco per la Repubblica, anche se non proprio un agente del caos come lo erano stati Plagueis e Sidious. In ogni caso, sarebbe stato interessante scoprire quanto Dooku si sarebbe potuto spingere oltre... (p. 398)
  • Tra tutti gli abitanti della galassia, il Signore Oscuro aveva scelto proprio lui come apprendista ed eventuale successore, eppure Darth Sidious si era rifiutato di fornirgli tutti gli strumenti di cui Maul avrebbe avuto bisogno per condurre l'imperativo dei Sith. Nonostante tutti i suoi sforzi di familiarizzare con il panorama politico e le organizzazioni criminali – alcune delle quali si erano alleate con Darth Sidious mentre altre gli erano ostili – Maul non aveva ancora capito bene come funzionasse la galassia. Aveva intuito che i Sith erano in guerra con l'Ordine dei Jedi invece che con la Repubblica, ma non gli era stato spiegato come sarebbero stati messi in atto i loro piani di vendetta. (p. 407)
  • Potente nella Forza, addestrato a combattere e abile diplomatico, in circostanze diverse Dooku avrebbe potuto essere un forte alleato... se non fosse stato per il fatto che, a differenza dello Zabrak di Dathomir che aveva addestrato Sidious, Dooku non si sarebbe mai accontentato di fare da apprendista o da assassino. Avrebbe preteso di diventare un vero Sith, comportando non pochi problemi. Sarebbe stato meglio se Dooku avesse trovato da solo il sentiero del Lato Oscuro, magari attraverso lo studio degli holocron dei Sith custoditi nel Tempio dei Jedi. Sarebbe stato meglio se avesse lasciato l'Ordine di sua spontanea volontà per diventare un portavoce dei più bisognosi, come ci si sarebbe aspettato da qualcuno di così importante. Sì, meglio lasciare che convincesse i pianeti e i sistemi a staccarsi dalla Repubblica e a fomentare una guerra civile in cui attirare i Jedi... (p. 413)
  • Sidious ripensò ai viaggi che aveva compiuto dieci anni prima per assistere ai combattimenti di Maul su Orsis e sui pianeti circostanti. Lo Zabrak era stato determinato a vincere a ogni costo, insensibile al dolore, valoroso e terrificante. Un pericoloso sfidante a dieci anni e un campione a dodici. Sotto i tatuaggi che macchiavano il suo viso, le braccia, le gambe e il torace si nascondevano le cicatrici di tutte quelle battaglie mortali. Ma non sarà soddisfatto finché non avrà ucciso un Maestro Jedi, pensò Sidious. A meno che il suo orgoglio non l'avesse ucciso prima. (p. 426)
  • Chi è forte non sente alcun dolore. (Darth Maul, p. 437)
  • Quando affronti qualcuno in cui scorre la Forza, devi rimanere concentrato anche quando credi che sia inerme. Non c'è il tempo di crogiolarsi nella gloria e di godersi il momento della vittoria. Devi infliggere il colpo di grazia e farla finita. (Palpatine/Darth Sidious, p. 438)
  • È stato Hego Damask e cioè Plagueis a mettere gli occhi su un giovanotto dall'aria confusa e a manipolarlo abilmente perché uccidesse suo padre, sua madre e i suoi fratelli. È stato Darth Plagueis a prenderlo come apprendista e a condividere con lui le sue conoscenze ma non i suoi segreti più importanti, negandoglieli per poterlo controllare, suscitando in lui una furia assassina e volgendolo una volta per tutte al Lato Oscuro. [...] È stato Plagueis che ha criticato ogni sforzo del suo apprendista e che lo ha quasi strozzato per dimostrare la propria superiorità. [...] È stato Plagueis a dimenticarsi del Grande Piano per concentrarsi su se stesso nella sua egoistica ricerca dell'immortalità. È stato Plagueis ad avere il coraggio di criticare il suo apprendista per aver reso troppo orgoglioso l'assassino che lui aveva addestrato. È stato Plagueis che ha cercato di tramutare il suo apprendista, ormai potente quanto lui, in un semplice messaggero. [...] Plagueis il Saggio, che davvero ha creduto, fino alla fine, che la Regola dei Due non avesse più alcun valore e che non ha capito che neppure lui avrebbe potuto scamparla. Plagueis il Saggio, che ha addestrato il più potente Signore dei Sith che la galassia abbia mai conosciuto ma che si è dimenticato di ritagliarsi un posto per sé, il cui orgoglio non gli ha fatto mai pensare che un giorno non ci sarebbe stato più bisogno di lui. (Palpatine/Darth Sidious, pp. 480-481)
  • Hai perso il giorno stesso in cui hai deciso di addestrarmi per dominare al tuo fianco... anzi, come tuo sottoposto. Sei stato il mio insegnante, sì, e per questo te ne sarò grato in eterno. Ma Maestro... mai. (Palpatine/Darth Sidious, p. 482)
  • Riposa in pace, Plagueis. Alla fine, sarò io a diventare Imperatore. I Sith avranno la loro vendetta e io dominerò la galassia. (p. 484)
  • I Sith si differenziano dai Jedi solo nel modo in cui adoperano la Forza. L'Ordine dei Jedi si è imposto dei limiti, ma i Sith non hanno mai disdegnato di sfruttare il potere del Lato Oscuro per raggiungere i loro scopi (Dooku, p. 493)
  • Obi-Wan non pareva essersi accorto della rabbia repressa del bambino, ma Palpatine aveva percepito nel giovane Skywalker un'eco di come era stato lui stesso da giovane. Il bisogno di sfidare l'autorità, la capacità naturale di nascondere le proprie emozioni. Il potere che ancora non sapeva di possedere. (p. 494)

Explicit

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"Come ti ho detto su Naboo, Anakin", disse infine, "osserveremo la tua carriera con grande interesse".
E ci assicureremo che culmini con la distruzione dell'Ordine dei Jedi e il ritorno dei Sith!

Bibliografia

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  • James Luceno, Star Wars - Darth Plagueis, traduzione di Christian La Via Colli, Multiplayer.it Edizioni, 2014, ISBN 978-8-8635530-4-8

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