Il Fisiologo

bestiario redatto ad Alessandria d'Egitto tra il II e il IV secolo d.C.

Il Fisiologo (Physiologus), bestiario redatto ad Alessandria d'Egitto da autore ignoto fra il II e il III secolo.

Fisiologo di Berna, Aquile

CitazioniModifica

  • Esiste un uccello detto caradrio, comè scritto nel Deuteronomio. Il Fisiologo ha detto di esso che è un uccello tutto bianco, senza alcuna macchia, e i suoi escrementi curano gli occhi offuscati: lo si trova nelle corti dei re. (p. 41)
  • Quando qualcuno è malato, si può sapere con l'aiuto del caradrio se il malato è destinato a vivere o a morire: lo portano infatti davanti al malato nel letto, e se la malattia è mortale, il caradrio distoglie lo sguardo dal malato e tutti riconoscono che è destinato a morire; se invece la malattia tende alla guarigione, il caradrio fissa il malato e il malato il caradrio, e il caradrio assorbe la malattia, e la disperde, e così si salvano insieme il caradrio e il malato. (pp. 41-42)
  • Bene dunque il Fisiologo ha detto del caradrio. Ma tu mi dirai: «Il caradrio è impuro secondo la Legge, come si può paragonarlo al Salvatore?». Ma anche il serpente è impuro, eppure Giovanni ha reso testimonianza dicendo: «Come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell'uomo» [Giov., 3.14]. Perché sono di duplice natura, e lodevole e biasemevole, tutte le creature. (p. 42)
  • Il Fisiologo ha detto del pellicano che ama moltissimo i figli: quando ha generato i piccoli, questi, non appena sono un po' cresciuti, colpiscono il volto dei genitori; i genitori allora li picchiano e li uccidono. In seguito però ne provano compassione, e per tre giorni piangono i figli che hanno ucciso. Il terzo giorno, la madre si percuote il fianco e il suo sangue effondendosi sui corpi morti dei piccoli li risuscita. (p. 43)
  • I ricci hanno la forma di una palla, e sono tutti ricoperti di aculei. Il Fisiologo ha detto del riccio che si arrampica sulla vite e va dov'è l'uva, e getta per terra gli acini, e vi si rotola sopra, e gli acini d'uva si conficcano nei suoi aculei, ed esso li porta ai figli, e lascia il tralcio spoglio. (p. 53)

BibliografiaModifica

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