Bret Easton Ellis

scrittore statunitense

Bret Easton Ellis (1964 – vivente), scrittore statunitense.

Bret Easton Ellis (2010)

Citazioni di Bret Easton Ellis

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Non c'era nessuno come lei nell'universo letterario americano: Fernanda era «vera».[1]
  • [Nel 2018] Parliamoci chiaro: la gente comincia ad avere seri problemi col movimento #MeToo [...] che ha trasformato in una casa infestata di paranoie non solo Hollywood, ma anche Washington, grazie al circo delle udienze Ford-Kavanaugh che il mese scorso ha tenuto inchiodati gli Stati Uniti. Stavolta però si trattava dei ricordi nebulosi di una festa di liceali ubriachi avvenuta più di trent'anni fa, durante la quale una donna si è sentita minacciata da un ragazzo fradicio d'alcol e non c'è stato sesso, e che oggi avrebbero potuto far escludere un uomo dalla Corte Suprema. La prossima volta cosa sarà? Il fatto di aver chiesto a una massaggiatrice di massaggiarti la coscia «un po' più su» nel 1993? Una battuta sessuale fatta in ascensore durante l'amministrazione Obama? Un polso afferrato nel 2005? Un'avance indesiderata nel 1976? Ecco in cosa sembra si stia trasformando il #MeToo: in una caccia agli stronzi, agli sfigati, agli studenti ottusi, ma soprattutto agli uomini di potere bianchi, e la lista delle infrazioni si andava allungando — troppo ubriaco, un po' aggressivo — in base all'urgenza con cui bisogna spazzarti via. [...] Il movimento #MeToo è partito da Hollywood con intenzioni lodevoli: compensi equi, lo smantellamento delle molestie sessuali sistemiche che caratterizzano la città. [...] Ciò che si è visto succedere a Washington è che il movimento si è trasformato in un'arma politicizzata usata per abbattere un candidato sgradito a una parte, macchiandone la reputazione; si è trattato di un gioco di potere che riproduceva in modo sconvolgente l'atteggiamento di quelle stesse persone che inizialmente si volevano screditare. All'improvviso il #MeToo è parso un movimento autoritario, convinto che non esista altra opinione all'infuori della sua e, cosa ancor più discutibile, che si debba credere a qualsiasi accusa formulata da qualsiasi donna, anche se alcune vicende di rilievo coperte dai media lasciano intendere il contrario [...]. Le intenzioni iniziali del #MeToo sono insomma degenerate in una caccia alle streghe, volta a spazzar via chiunque faccia parte del patriarcato per malefatte che, molto semplicemente, alla definizione di violenza sessuale, stupro o molestia sistemica non si avvicinano nemmeno.[2]

Citato in Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 7 settembre 2012.

  • Chiunque giudichi Foster Wallace un genio letterario dovrebbe essere incluso nel Pantheon degli imbecilli.
  • David Foster Wallace possedeva una tale pretenziosità letteraria da farmi vergognare di appartenere alla stessa industria editoriale.
  • Foster Wallace è il migliore esempio di scrittore contemporaneo che sbava per raggiungere il tipo di spaventosa grandezza culturale che non è mai riuscito a conseguire. Un impostore.
  • Il più sopravvalutato scrittore della nostra generazione è David Foster Wallace.
  • [Riferito a Wallace] Non ho stima per lui. Infinite Jest è illeggibile. Il suo stile è mediocre, le storie confuse e piene di quel finto sentimentalismo del Midwest.

Da The Canyons - Il film, Youtube.com, 6 novembre 2013.

  • Ho scritto The Canyons nel gennaio-febbraio 2012 e nella mia vita stavano succedendo tante cose che ho inserito nella sceneggiatura del film. Certo, la mia vita non è così complicata come quella dei protagonisti di The Canyons.
  • Mi piace questa sensazione angosciante, nichilista di The Canyons e anche a Paul Schrader, è nel nostro Dna, questi sono i personaggi che vogliamo esplorare. Siamo affascinati da Christian, siamo interessati alla ragione che porta Tara-Lindsay Lohan a fare quello che fa.
  • Quando scrivi una scena di sesso in una sceneggiatura non stai scrivendo un porno, stai scrivendo un dramma. In The Canyons ci sono tre o quattro scene di sesso, ma sono state inserite perché funzionali allo sviluppo della storia, non per incuriosire le persone. Se vuoi eccitarti guardi un porno, questo non è un film porno, è un dramma, ed è un puro caso che parli di relazioni sessuali tra ragazzi di Los Angeles. Mentre scrivevo le scene di sesso mi facevo delle domande, mi chiedevo: "In che modo questo porta avanti la trama del film?", "Come condizionerà i personaggi?", "Quali rivelazioni potrebbero emergere grazie a queste scene?".

American Psycho

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«Lasciate ogni speranza, voi che entrate», sta scarabocchiato a grandi lettere rosso sangue su un muro della Chemical Bank, presso l'incrocio fra l'Undicesima Strada e la Prima Avenue, a New York; e l'iscrizione è tanto vistosa che la si legge comodamente dall'interno del nostro taxi, che avanza a piccoli strappi nel traffico caotico, proveniente da Wall Street.[3]

Citazioni

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  • [In un ristorante] Gesù! Mica ci si viene per il cibo, qui. (McDermott: Al Pastels; p. 58)
  • Sono un figlio del divorzio, che cosa vuoi. Dammi tregua. (Bateman: Paul Owen; p. 241)
  • Niente riusciva a darmi pace. Ogni cosa finì per venirmi mortalmente a noia: l'alba, il tramonto, la vita degli eroi, l'amore, la guerra, le scoperte che gli uni fanno sugli altri. L'unica cosa che non mi annoiasse era, ovviamente, constatare quanti soldi guadagnasse Tim Price; e tuttavia, tant'era ovvio, mi annoiava anche questo. In me non albergava alcun sentimento chiaro e definito. Provavo solo, a fasi alterne, una smodata avidità e un totale disgusto. Avevo tutte le caratteristiche di un essere umano – carne, ossa, sangue, pelle, capelli – ma la mia spersonalizzazione era tanto intensa, era penetrata così in profondo, che non esisteva più in me la normale capacità di provare compassione. Questa era stata sradicata, cancellata del tutto. Io stavo semplicemente imitando la realtà; avevo una vaga somiglianza con un essere umano; solo un'area limitata del mio cervello funzionava ancora. Qualcosa di orribile stava accadendo, ma non riuscivo a capirne il motivo; non riuscivo neppure a capire di che cosa effettivamente si trattasse. L'unica cosa che avesse il potere di calmarmi era il tintinnio dei cubetti di ghiaccio dentro un bicchiere di whisky. (Estate; p. 312)
  • La realtà è un mostro troppo orrendo. (Ragazze; p. 337)
  • Per un po', l'odore della carne e del sangue mi rallegra ma, poi, la mia macabra gioia si stempera e mi metto a piangere sulla mia sorte, a singhiozzare sconsolatamente, ripetendo: "Voglio essere amato!" Impreco contro il cielo, maledico tutto ciò che mi hanno insegnato, i sani principi morali che hanno cercato di instillarmi: la moralità, la facoltà di scelta, la dottrina, le preghiere, le maniere signorili... Tutto sbagliato. Tutto senza scopo. Tutto si riduce a questo: o muori o ti adatti. Mi immagino cadavere, il volto vuoto e una voce eterea che mi esce dalle labbra: "Sono tempi terribili, questi." (Tenta di cucinare e di mangiare una ragazza; p. 381)
  • Quando guardiamo le nuvole, lei ci vede un'isola, un cagnetto, l'Alaska, un tulipano. Io ci vedo, ma non glielo dico, una clip per banconote di Gucci, una scure, una donna tagliata in due, una polla di sangue che si espande per tutto il cielo, sgocciolando sulla città, su Manhattan. (Fine di un decennio; p. 407)
  • ... [...] non mi è mai passato per la testa, a me, mai, che la gente possa essere buona, che uno possa mai cambiare in meglio, o che il mondo possa essere migliorato dall'amore, dal piacere che uno prova per uno sguardo o un gesto d'affetto; insomma, che l'amore o la gentilezza possano modificare alcunché. Non c'è mai stato nulla di positivo, nulla di affermativo, per me, frasi come "bontà d'animo", "generosità dello spirito" sono sempre state vuote, per me, vani stereotipi, scherzi di dubbio gusto. Il sesso si riduce a matematica. L'individualità è fuori questione. Che significato ha l'intelligenza? E la ragione, come definirla? Il desiderio: una cosa senza senso. L'intelletto è impotente. La giustizia è morta. Paura, recriminazione, innocenza, comprensione, senso di colpa, spreco, fallimento, dolore, sono tutte cose, emozioni, sentimenti, che nessuno prova più. La riflessione è inutile. Il mondo non ha nessun senso. Solo il male vi ha permanenza. Dio non è vivo. Dell'amore non ci si può fidare. Solo ciò che è superficiale conta qualcosa... Questa è la civiltà moderna, qual io la vedo e l'intendo... (Fine di un decennio; p. 410)
  • ... c'è un'idea di Patrick Bateman, una sorta di astrazione, ma non esiste un vero e proprio "me". C'è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un'entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è difficile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un'invenzione, un'aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse molto tempo fa (probabilmente ad Harvard), se mai sono esistite. Non esistono più frontiere da varcare. Sono ormai al di là di ogni cosa. Sono assolutamente indifferente al male che ho fatto. Non me ne importa niente di ciò che ho in comune con i pazzi e gli energumeni, con i viziosi e i maligni. Tuttavia mi tengo ancora saldo a una singola, squallida verità: nessuno è al sicuro, nessuno si salva, non c'è redenzione per nessuno. Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l'ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso. Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che racconto. Non avevo, non ho nessun motivo per raccontarvi tutto questo. Questa mia confessione non significa assolutamente nulla... (Fine di un decennio; p. 412)
  • Non sono tempi per gli innocenti, questi. (Aspen; p. 418)
  • Ciò che le persone sembrano dimenticare tra questi miasmi di narcisismo fasullo, e nella nostra nuova cultura dell’ostentazione, è che l’autoaffermazione non deriva dal mettere un “mi piace” a questo o a quello, ma dall’essere fedele al tuo incasinato e contraddittorio io – il che talvolta, in realtà, significa essere un hater.[4]

Lunar Park

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  • «Papà, mi dài un succo di frutta?» «Che ne dici di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà?» «Sí?» «Mi dài un succo di frutta?» «Che ne dici invece di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà, mi dài un succo di frutta?» «Okay, tesoro, vuoi un succo di frutta?» «No, fa lo stesso, dammi solo un bicchiere d'acqua». È come provare e riprovare di continuo una pièce di Beckett, cazzo. (Bret: II; p. 49)
  • Il matrimonio è una figata. Sesso senza limiti. Risate. Ah, già, e compagnia assicurata. (Bret: II; p. 51)
  • Nella scrittura si adatta l'evidenza alla conclusione cui si vuole arrivare e raramente si dice la verità. (XIII; p. 163)
  • Prima l'uomo prende un drink, poi il drink prende un drink, poi il drink prende l'uomo. (Jayne: XVIII; p. 221)

Incipit di alcune opere

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Imperial Bedrooms

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Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conoscevamo. Il libro era il semplice racconto di quattro settimane trascorse nella città in cui siamo cresciuti e in linea di massima era un ritratto fedele. Venne catalogato come romanzo, ma solo pochi dettagli avevano subito modifiche e i nostri nomi erano quelli veri e non conteneva nulla che non fosse accaduto veramente. Per esempio, c'era davvero stata la proiezione di un film di genere snuff in quella camera da letto di Malibu un pomeriggio di gennaio, e sì, ero uscito sulla terrazza che dava sul Pacifico dove l'autore aveva cercato di confortarmi, assicurandomi che le urla dei minorenni torturati erano finte, ma mentre me lo diceva aveva il sorriso stampato in faccia e io avevo preferito allontanarmi.

Meno di zero

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La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade di Los Angeles.[3]

  1. Traduzione di Maria Sepa. Da Nanda per noi, Corriere della Sera, 19 agosto 2009, p. 33; citato in Arte.it.
  2. Da Vanity Fair Italia nº 41, 10 ottobre 2018; citato in L'«assurdità» del #Metoo, Vanityfair.it, 9 ottobre 2018.
  3. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937
  4. Bret Easton Ellis, Bianco (White), 2019, pubblicato in Italia da Einaudi nella traduzione di Giuseppe Culicchia; citato in Non affidarti ai Like, Ilpost.it, 25 novembre 2019.

Bibliografia

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  • Bret Easton Ellis, American Psycho (1991), traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, Milano, 199811. ISBN 8845219720
  • Bret Easton Ellis, Imperial Bedrooms, traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, 2010. ISBN 8806205250
  • Bret Easton Ellis, Lunar Park, traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, Torino, 2005. ISBN 8806176366

Voci correlate

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