Giorgetto Giugiaro

designer italiano

Giorgetto Giugiaro (1938 – vivente), designer e imprenditore italiano.

Giorgetto Giugiaro (2016)

Citazioni di Giorgetto GiugiaroModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Sull'Alfa Romeo Alfasud] L'ingegner Hruska aveva stabilito precise misure per il bagagliaio e non ha "mollato" neppure di un centimetro. Ha sempre detto che l'Alfasud doveva essere pratica, pratica, pratica; ha voluto che nel baule ci stessero quattro valigie enormi, che forse non sono neppure in commercio tanto solo alte e larghe, e io ho dovuto condizionare la linea a questa esigenza. [...] La meccanica ha influito moltissimo, è chiaro, e non potrebbe essere altrimenti. Però con l'Alfasud c'è stato un modo diverso di lavorare. Mi spiego: solitamente il carrozziere prende una vettura già esistente e le mette addosso l'abito che preferisce. Questa volta, invece, l'auto non c'era ancora, essa era delineata da un capitolato derivante da un approfondito studio di mercato dell'Alfa Romeo, e quindi meccanica e linea hanno proseguito di pari passo. Ho lavorato sotto la continua guida dell'ingegner Hruska e posso dire di non aver tracciato un segno con la matita senza la sua approvazione. Insomma, è un po' quello che succede con le canzoni. Per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud. E devo dire che è un sistema di lavoro molto più esaltante, che dona maggiori soddisfazioni.[1]
  • "Pensare italiano" significa attingere a una cultura che è dentro di noi, nei difetti, nella sua originalità e nella sua storia. Pensare italiano significa anche tutta una serie di atteggiamenti molto diversi tra loro: come si mangia, come ci si comporta, un insieme di esperienze che costituiscono il modo di vivere e di relazionarsi. Certo, è un modo di vedere molto singolare, non percepibile in termini di massa: non si tratta di un comune pensare, ma una qualità distintiva, quasi egoista. Il nostro è un modo di vedere molto personale, sintesi di un dna che viene da lontano e che fa sì che quello che si produce sia caratterizzato da una connotazione particolare. Il prodotto italiano si apprezza per l'approfondimento che reca in sé, come espressione di un gusto raffinato, sia che si tratti di cibo, di abbigliamento oppure di arredamento. La voglia far bene, la voglia di andare a fondo al di là delle necessità, di trovare una connotazione un po' unica. Ecco che cosa rappresenta per me il modo di lavorare e pensare all'italiana.[2]
 
«Per alcune nasce prima la musica (che per noi sarebbe la meccanica) e poi si va dal carrozziere perché ci appicchi su le parole (la carrozzeria); per altre canzoni parole e musica nascono contemporaneamente. Quest'ultimo è il caso dell'Alfasud».
  • [Nel 2019] L'apparato Fiat non è mai stato determinato nei confronti di Lancia, hanno sempre pensato di realizzare le vetture con un occhio di riguardo al portafoglio e adottando un atteggiamento sbrigativo sia nel design che nello sviluppo, soprattutto dalla Thema in poi. [«Un marchio sfortunato...»] La vera sfortuna della Lancia è essere finita nelle mani della famiglia Agnelli. Dico questo perché sembra che non abbiano mai avuto la percezione di quanto Lancia dovesse essere trattata con cura.[3]
  • [Nel 2021] È il momento dei designer spettacolo. [...] il design si è evoluto in un momento molto più di PR che di altro. La firma sta superando l'oggetto in sé.[4]
  • [«[...] tra supercar ed elettrico c'è una sorta di amore-odio...»] L'amore-odio sta nel legame col rumore, col rombo del motore. In realtà siamo legati alle supercar per le prestazioni e quelle delle elettriche sono notevolmente superiori a quelle dei motori termici. La trazione del futuro sarà senz'altro elettrica [...][4]

Giugiaro rivela: "L'ispirazione? Fu la Fiat 128"

Intervista di Vincenzo Borgomeo, la Repubblica, 26 giugno 2002.

  • Perché proprio io fui scelto per disegnare la Golf? Facile: alla Volkswagen fecero un'indagine interna per stabilire quali erano le auto più belle nel 1970. Ne scelsero sei, e di queste quattro erano mie. [...] [«E poi che accordi avete preso?»] La storia è divertente: io avevo chiesto delle royalties per ogni esemplare prodotto, sarei diventato ricco, ma loro non potevano permetterselo. Così mi dissero che mi avrebbero messo una targhetta "Giugiaro" su ogni vettura. Lo faceva Pininfarina e per me andava bene. Fino a quando non mi chiesero gli stemmini da applicare sulle macchine: ne volevano 4000 al giorno. Sarei fallito per molto meno.
  • Arrivo in Germania. Centro ricerche Volkswagen. Era il gennaio del 1970. E al centro di un immenso stanzone trovo una Fiat 128 tutta smontata e sezionata pezzo per pezzo. Chiedo spiegazioni e mi rispondono candidamente "non riusciremo mai fare una macchina con una meccanica così raffinata a questo prezzo, per questo la Golf deve essere più piccola". Insomma la 128 era la loro macchina di riferimento.
  • [«E cos'è che invece non le è piaciuto della Golf?»] Le confesso che il modello che avevo fatto io aveva il parabrezza più inclinato e il cofano più corto, ma allora la VW aveva paura di rispettare in pieno le norme USA, per i riflessi, le prove di crash, eccetera. Poi io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così la Golf davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così".

Intervista al famoso designer Giorgetto Giugiaro

Intervista di Umberto Panarella, archimagazine.com, 8 ottobre 2004.

  • Alcuni hanno definito la Panda un oggetto-simbolo "inossidabile", un "mito" capace di conquistare generazioni di consumatori restando insensibile agli attacchi degli anni e degli imitatori. Certamente con la Panda siamo riusciti a centrare il prodotto ma io preferisco definirla una piccola auto intelligente, una ricerca di design e di engineering portata ai massimi livelli. Cioè, la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti.
  • [...] nel processo di concezione, sempre più attento e volto al raggiungimento di un alto standard di qualità del prodotto, non si può trascurare la parte forse meno "nobile" di un'autovettura ma senza dubbio la parte anche più "visibile". Quando siamo incolonnati, bloccati nel traffico cittadino, è la linea del posteriore e non quella dell'anteriore dell'auto che abbiamo tempo e modo di valutare. Certo, al momento dell'acquisto continuano ad essere il segno grafico del "muso" e la marca ad avere una maggiore forza attraente, ma è giusto investire tempo, energie e risorse da dedicare a ricerche per la personalizzazione anche della parte retrostante in egual misura rispetto a quanto normalmente e tradizionalmente si faccia per il frontale.
 
«[...] io avevo montato fari rettangolari, ma per problemi di costi alla fine li misero tondi. Mi opposi, protestai, dissi perfino che così la Golf davanti somigliava troppo all'Alfa Romeo Giulia GT. Sapete che mi risposero? "Se somiglia a un'Alfa, è meglio così"».

A tu per tu con Giorgetto Giugiaro

Intervista di alvolante.it, 14 giugno 2013.

  • [...] le ruote costituiscono un elemento fondamentale nella percezione dell'automobile. Una ruota di grandi dimensioni alleggerisce l'impatto visivo e rende più dinamica la carrozzeria. Troppo a lungo, nel progettarle abbiamo fatto i conti solo con esigenze funzionali e di costo. Se mi si passa il paragone, le ruote per un'auto sono un po' come gli occhi per una donna. Se sono grandi, e proporzionate, valorizzano l'insieme.
  • [Nel 2013, «che cosa pensa dei giovani designer?»] Escono dalle scuole con una gran voglia di cambiare a la realtà, anche a costo di rischiare degli scivoloni sul piano del buon gusto. E, infatti, guardando i loro progetti, se ne trovano alcuni davvero barocchi. I giovani sono molto creativi, ma non hanno la percezione di quanto un progetto sia concretamente attuabile. Ci arrivano dopo anni di lavoro nel mondo della progettazione. Quando escono dalle scuole non sanno neanche come si fa uno stampo, non sanno nulla di saldatura, assemblaggio, costo del prodotto. Entrano nelle aziende e la loro creatività si confronta con la cultura degli ingegneri che, invece, conoscono perfettamente i processi, ma tendono a non condividere questo loro patrimonio di conoscenze. In fondo è una questione di potere. Si è mai visto un designer al vertice di una casa automobilistica? Ci arrivano ingegneri, uomini di marketing e di finanza, economisti. Ma i designer no. [«Chi decide, nelle case automobilistiche, preferisce lasciare ai designer la creatività...»] Sì, i designer si preferisce lasciarli nel loro Olimpo, anziché farli avvicinare alla vera conoscenza tecnica. Immaginate, invece, un ingegnere gestito da un designer con una robusta base tecnica. Sarebbe costretto a trovare quelle soluzioni che spesso vengono bocciate. Che rivoluzione! Lo dico per esperienza, perché nella mia carriera ho dovuto tantissime volte trovarle io, le soluzioni che avrebbero garantito la fattibilità di un progetto, al punto che sono diventato più ingegnere degli ingegneri. Dovevo difendere le mie idee.
  • Il design richiede umiltà e precisione, per certi versi è un po' come fare il manovale. Non è facile trovare questo approccio in chi magari si è laureato in architettura, ha seguito dei corsi di design e si trova a immaginare un prodotto industriale complesso come l'automobile. Fare il designer in modo logico, cioè con cognizione di causa, costa fatica. Il design, del resto, non è soltanto stile, anche se il mondo della comunicazione oggi pone l'accento soprattutto su questo aspetto e chiede prodotti emozionanti. Il rischio, per chi non ha una cultura adeguata, è di disegnare dei prodotti brutti.

Intervista a Giorgetto Giugiaro

Intervista di Artemisa Bega, automotivespace.it, 10 ottobre 2014.

  • Il design svolge una insostituibile funzione di mediazione tra l'uomo e gli oggetti e i servizi che fanno parte del quotidiano: la creatività "applicata" per il designer assolve il bisogno di partire dall'esistente per trasformarlo mediante interventi capaci di procurare un beneficio sostanziale e non soltanto una valenza estetica.
  • Io dico sempre che un bravo designer deve essere anche un po' ingegnere. Deve cioè possedere un bagaglio minimo di conoscenze che gli permetta di supportare, anche nel processo produttivo, le soluzioni estetiche e progettuali che ha in mente. È una conoscenza che ho potuto apprendere dalla mia esperienza in Fiat e che ho continuato a coltivare negli anni; mi ha consentito di vincere la resistenza di più di un ingegnere soprattutto verso soluzioni inedite, che però poi si sono rivelate vincenti e sono divenute uno standard di produzione. Se non avessi avuto la certezza che la mia idea poteva essere realizzata, probabilmente avrei dovuto abbandonarla e sarebbe stato un peccato.
  • Non sono particolarmente affezionato alle auto che ho disegnato in passato. Non amo legarmi ad un'auto anche perché in tutta la mia carriera ho imparato, una volta terminato un progetto, a guardare sempre a quello futuro. Quando mi capita di guardare "vecchie glorie" come Panda, Golf o Uno non posso fare a meno di soffermarmi su alcuni aspetti che, oggi, inevitabilmente, farei in modo completamente diverso.
 
«[...] la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti».

«Vi aspetto nel futuro»

Intervista di Paolo Briscese, esquire.com, 31 ottobre 2017.

  • Provengo da una famiglia di artisti, pittori e affrescatori. Ho respirato creatività e arte figurativa sin da bambino, mio padre però è stato lungimirante imponendomi dei corsi di studi più tecnici da affiancare alla pittura. Sono entrato in Fiat a 17 anni, è stata la mia "università": disegnavo componenti, particolari, frigoriferi... poi fui assunto alla carrozzeria Bertone e lì per la prima volta, ho approcciato l'universo delle auto.
  • Come si progetta un'automobile?»] È un processo graduale e articolato. Il punto di partenza è il posizionamento dell'auto: occorre comprendere e condividere l'architettura e il target a cui si riferisce, per poi analizzare tutti gli aspetti di packaging, abitabilità, telaio, ingombri meccanici. Lo spazio e la funzione vengono prima della forma e dello stile.
  • [«Quanto contano la forma, il tatto e l'utilizzo dei materiali nella progettazione di una macchina?»] La forma incide moltissimo nella scelta di un prodotto. L'elemento visivo è il più immediato e deve appagare attraverso proporzioni e linee che ne caratterizzano l'esterno. I materiali e quindi gli interni devono saper comunicare il più possibile i valori del brand o del modello: pensiamo per esempio alle pelli, ai tessuti, alle superfici in cui entriamo in relazione quando utilizziamo questo prodotto.
  • Ogni progetto ha un suo percorso nel momento storico in cui si è affrontato. Con il passare del tempo tutto si data, invecchia e si supera. Non sono un nostalgico e la mia indole mi impone di guardare sempre avanti.
  • [«[Qual è la vettura] che avrebbe voluto disegnare»?] Sicuramente la Citroen DS19, inimitabile, geniale, timeless...

Il padre nobile del design italiano

Intervista di Giuseppe Tassi, motori.quotidiano.net, 3 aprile 2018.

  • La mia estetica ha sempre tenuto conto delle tecnologie. Tutto quello che è solo design svincolato dal resto cozza contro esigenze pratiche e non può avere successo.
  • [Sulla DeLorean DMC-12] Era dichiaratamente una vettura da sogno, qualcosa che si sposava bene all'idea di un viaggio nel tempo. Eravamo nel 1981, ma quelle porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile sembravano proiettate in un'altra epoca. Fu divertente ritrovarla protagonista di un film di successo.
  • [«Nella sua carriera ha disegnato di tutto: automobili ma anche un pallone per la Nba, macchine fotografiche per Nikon, macchine da cucire per Necchi, orologi per Seiko»] Il design non cambia da un campo a un'altro, devi sempre creare qualcosa che facilita la vita, la rende più semplice. Il design è logico perché è funzionale [...]. Non bisogna disegnare per stupire. Oggi vedo coltelli inutilizzabili e cucchiai affilatissimi da cui cola il brodo. Da piccolo guardavo mia madre sarta, china sulla macchina da cucire. Quando progettai Logica per la Necchi pensai a lungo a lei e alle sue fatiche. Così la disegnai una macchina alta e fiera sul suo supporto, perché tutte le sarte non dovessero più lavorare a capo chino.

"Compio 80 anni senza rimpianti, ho disegnato la storia dell'auto"

Intervista di Stefano Parola, la Repubblica, 7 agosto 2018.

  • Da bambino sono sempre stato immerso tra disegni e colori. I miei volevano che facessi il liceo artistico e poi l'accademia, invece mi sono ritrovato a fare uno stage in Fiat grazie a un professore che era lo zio di Giacosa [l'inventore della 500, ndr]. Avevo fatto un corso di disegno tecnico e quando mi dissero che avevano bisogno di personale per un nuovo centro stile, accettai. Così sono rimasto intrappolato nell'industria. [«Avrebbe preferito diventare un artista?»] Non rimpiango nulla, perché l'auto mi ha dato in tempi piuttosto rapidi ciò che forse non avrei ottenuto con la pittura.
  • Se hai un Picasso in casa non lo vede nessuno, mentre l'auto sì. Anche il povero cristo, per la strada, può sentirsi come il dottore o l'industriale. Questo esibizionismo non tramonterà.
  • [Su Sergio Marchionne] È stato un uomo eccezionale, ma di finanza e non di prodotto. Ha salvato la Fiat, bisogna rendere onore al suo temperamento.

NoteModifica

  1. Da un'intervista a Gente Motori; citato in Samuele Prosino, Alfasud, secondo Giugiaro, formulapassion.it, 13 novembre 2021.
  2. Dall'intervista di Silvia Nani a Casastile; citato in Giugiaro: «Il made in Italy è tensione verso la qualità», arketipomagazine.it, 15 aprile 2008.
  3. Dall'intervista di Leonardo Di Paco, «La sfortuna di Lancia è stata la Fiat: Agnelli alla Delta preferiva la Ritmo», cronacaqui.it, 14 settembre 2019.
  4. a b Dall'intervista di Paolo Bozzacchi, "Il mio sogno è creare su carta bianca, come è stato per la supercar Vision2030", thewatcherpost.it, 19 ottobre 2021.

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