Gaetano Trezza

scrittore e filologo italiano
Firenze: lapide in memoria di Gaetano Trezza

Gaetano Trezza (1828 – 1892), scrittore e filologo italiano.

Confessioni d'un scetticoModifica

IncipitModifica

Tu mi domandi la via della vita per camminare più pronta nella vigilia dei sensi. Oh! sai tu che la rivelazione del vero ucciderà le speranze fantastiche nelle quali s'adagia mollemente la tua anima stanca? sai tu che gli Dei si eclisseranno tutti su quella via dolorosa, e che rimarrai soletta cercandoti intorno come chi cerca un paradiso perduto? sai tu quante fraudi, quanti dolori, quante demenze v'ha seminato la natura per trastullarsi nella sua settimana terrestre?
O anima superba, tu vuoi la pace dal vero, e ti ribelli se la ragione te lo dà fra le lagrime? le vie della natura son scettiche; guai a chi vi si mette per entro senza conoscerle! vuoi tu meco interrogare la sfinge che ti si pianta dinnanzi? vuoi tu profondarti negli abissi dell'essere e inebbriarti di spavento sacro nelle visioni terribili dell'infinito? sei ben presta a disfrondare dalla vita ogni speranza adultera d'oltretomba? immolarti con pieno olocausto alle leggi serene dell'universo senza ridomandare a nessun Dio il prezzo codardo del tuo sacrificio? se sei presta a tanto, vieni, ch'io t'insegnerò la via della vita.

CitazioniModifica

  • Il due novembre intenerisce i pietosi sulle tombe dei morti; vuoi tu chinarti un poco a contemplare la mia tomba di vivo? quanti si traggono con sé il cadavere della memoria e non hanno il coraggio di confessarlo. (cap. I, p. 9)
  • Ah! il regno di Dio non è che di pochi, perchè soltanto i pochi se lo conquistano col miglior sangue dell'anima! I più s'abbandonano al torrente della demenza e spariscono dalla vita senza comprenderne il senso divino. (cap. II, p. 14)
  • Perché dunque la cappa di piombo della religione ci siede sul collo, e ci vieta di alzare fieramente la testa ed interrogare le cose come sono? perché la servitù detestata del dogma ci logorò le potenze più fresche degli organi, fiaccandole per tanti secoli sotto la sferza papale? perché quella codardìa d'intelletto che non osa affrontare i divini pericoli del vero scientifico? perché l'inerzia disonesta che ci fa chiudere gli occhi alla nostra salute e ci fa così sbigottiti delle nostre stesse conquiste? perché bestemmiamo la verità chiamandola triste, allettiamo speranze nell'oltretomba, e ci ribelliamo al fato reputandolo un giogo che ci schiaccia non una legge divina da riprodurre in noi stessi? (cap. III, pp. 16-17)
  • Il quarant'otto colle sue demenze politiche, colle sue rivoluzioni acerbe, co' suoi disastri colpevoli, comunicò non di meno una scossa titanica all' intelletto moderno. Fu come il voltarsi impaziente dell'Encelado europeo di sotto al giogo enorme che lo aggravava da tanti secoli. Il giogo gli rimase ancora sul collo ma ti annunciava le ribellioni venture che l'avrebbero abbattuto per sempre. (cap. VII, p. 34)
  • La religione è un fenomeno che si produce fuor dalla scienza, e se la gitti, per così dire, in un'atmosfera scientifica tu la uccidi. (cap. VIII, p. 38)
  • Il sovrannaturale co' suoi terrori d'oltretomba, colle sue apocalissi messianiche, colle sue predestinazioni indeprecate, colle sue demenze ascetiche, co' suoi cicli paradisiaci, ti si discioglie dall'intelletto, e ti trovi d'innanzi la natura co' suoi gruppi meccanici, colle sue migrazioni eterne, colle sue leggi scettiche. (cap. VIII, p. 42)
  • L'astronomia colle sue nebulose feconde, co' suoi cieli costellati nello spazio immenso, co' suoi spettróscopi rivelatori della chimica siderale, tolse via per sempre il paradiso di Cristo. La geologia colle sue flore e le sue faune preistoriche, co' suoi strati antichissimi, testimoni di mille rivoluzioni sepolte, fe' disparire l'inferno medievale come un sogno atroce di fantasie sciagurate. La fisiologia colle sue scoperte istologiche, co' suoi gruppi di cellule, co' suoi centri nervosi, distrusse il mito d'uno spirito impaludato, non si sa come nè donde, negli organi, e disciolse la fede che ci dipingeva gli Elisi uranici al di là della terra. (cap. IX, p. 47)
  • Le gioie più sincere e più alte dell'uomo sono le gioie scettiche, cioè quelle che derivano dall'intuizione scientifica delle cose non colorate da nessun prisma romantico, non travestite da nessun dogmatismo, non adulterate da nessun mito del sentimento. (cap. IX, pp. 49-50)
  • Tutto ciò che da tre secoli si scoperse di leggi fisiche e storiche, disfece non solo il concetto ascetico del cristianesimo ma il concetto stesso di religione, come un sistema trascendente di cause e di effetti. Un cristianesimo senza dogmi, cioè senza assurdi, un cristianesimo come forma della ragione, sarebbe impossibile. Provati a gittare un vino spumeggiante e nuovo negli otri vecchi ed ei ti scoppierà in poco d'ora traboccando diffuso per terra. Il mondo contemporaneo è piu grande del cristianesimo, ei l'ha già oltrepassato per sempre. Chi lo mantiene convertito in un simbolo più o meno romantico, può ben ingannarti col nome, ma il cristianesimo senza un Dio individuale, senza apocalissi messianiche, senza redenzione dal peccato, senza predestinazione di grazia, senza rinascita della carne, senza oltretomba, senza chiesa, e senza Bibbia, non è che un'ironia superstite di sè stesso. (cap. X, pp. 55-56)
  • La vita non è tua ma di tutti; non si ferma in te solo ma va pellegrina nel tempo echeggiando di cervello in cervello, si trasmette moltiplicata negli organi, e si fa eterna rivelandosi nell'ideale ch'è la forma più vera della vita stessa. In quell'ideale che ti pare un sogno tu ripensi te stessa, ti comprendi, ti esalti, t'infuturi. (cap. XI, pp. 61-62)
  • Un viaggio scettico per l'infinito: ecco la storia del mondo. Chi non comprende che le leggi dell'essere sono scettiche non ne comprende la storia, la quale non è l'effetto d'una virtù creatrice che la predisponga ad un fine trascendente ma si produce dall'esperienza sempre più vasta dei gruppi meccanici nello spazio e nel tempo, e si rivela senz'altro fine che di rivelarsi. La natura è scettica e per ciò non ode le ribellioni stolte del sentimento che si fa centro alle cose misurandole tutte da sé. Forse ch'ella si cura di noi, dei nostri dolori, delle nostre speranze, del nostro orgoglio? si cura dei pensieri che ci desta, dei sogni con cui ci lusinga, delle ebbrezze in che ci esalta? (cap. XXIV, pp. 134-135)
  • Tu il vedi son scettico perché la realtà non è che un gruppo di relazioni senz'alcun fine trascendente; son scettico perché contemplo le cose dalle cime olimpiche della ragione conscia di sé, son scettico perché veggo l'ironia dell'essere eterno che si traveste nelle forme caduche di sé stesso, a guisa di fanciullo che scherza coi dadi, come diceva Eraclito. (cap. XXIV, pp. 135-136)

ExplicitModifica

Eppure il sogno ed il vero sono i due poli intorno ai quali s'aggirerà sempre la vita. Per ciò l'illusione è anch'essa uno stato del cervello; ei la risuscita nei centri nervosi, la propaga per tutti i meandri delle sue cellule, la traveste con mille forme secondo che i suoi gruppi meccanici, spostando le loro relazioni, ascendono ad una vita più vasta. L'universo riflettendosi nel cervello come in un prisma organico vi si cangia e vi si colora continuamente nell'ideale di se stesso.
Eterno è il sogno come eterno è l'essere che lo crea raggiandolo dal suo seno infinito. Addio.

Saggi postumiModifica

IncipitModifica

Raccomando i miei Saggi postumi a quei Lettori che serbano la probità dell'intelletto in tanto ludibrio di critica superficiale e frivola. Saranno pochi, lo so; ma che dovrei aspettarmi da chi non legge o sfoglia qualche pagina così per ozio, e getta via un libro se contrasti alle idee dei più, o riesca a conclusioni diverse da quelle che si mantengono già nel suo cervello! Io uso da molt'anni un modo di critica che a certa gente non piace, né me ne lagno; ciascuno ha i suoi gusti secondo i quali biasima o loda.

CitazioniModifica

  • Nelle religioni semitiche Dio è tutto, l'uomo nulla; il monoteismo schiaccia ogni volontà indipendente, ogni iniziativa della ragione, ogni ardimento che si ribelli al suo gioco: quindi produce nell'uomo uno stato intellettuale e morale che lo dispone a quella rassegnazione timorosa ed inerte che fiacca le potenze dello spirito, e deprime ogni abito virilmente efficace. (Il pessimismo, pp. 69-70)
  • Chi non ha fede nel pensiero come in uno dei grandi valori cosmici e non ne comprende le divine energie, maledice il più bel dono dell'essere, calunnia quell'ideale che si matura nel suo grembo, e consuma sé stesso in un pessimismo dannoso sempre alla specie umana; sia che lo nasconda e lo simuli colle speranze ascetiche a cui non corrisponde realtà veruna; sia che lo dissolva in querimonie romantiche, od in bestemmie inutili contro le leggi della natura e della storia. (Il pessimismo, pp. 72-73)
  • La filosofia d'Origene scientificamente non ha valore alcuno, per noi moderni; storicamente ne ha molto. (La filosofia d'Origene, p. 201)
  • La filosofia d'Origene non ha che un maestro: la rivelazione di Dio; non ha che un centro: il Cristo degli Evangeli, e specialmente del pseudoevangelo di San Giovanni; non ha che un fine: la salute universale dei figluoli della Grazia. Le leggi della natura non le conosce, anzi le sdegna; il mondo dei fenomeni che costituisce la realtà in cui si esercita la scienza, per lui è l'ombra caduca d'un mondo di spiriti sprigionati dagli organi, purificati dalla peste corporea, e fatti uni con Dio che sarà tutto in tutti. La vita verace è fuor dalla vita, fuori dai sensi, fuori dai fenomeni, campata nell'unità trascendente dell'Essere impervio. (La filosofia d'Origene, p. 203)
  • La scoperta di Carlo Darwin sull'Origine delle specie, ch'è certo la più grande e la più feconda del secolo decimonono, non ci dié soltanto la legge delle formazioni biologiche, ma ci spiega del pari le formazioni storiche. [...].
    L'aver staccato la storia dalla natura facendone due creazioni indipendenti e governate da leggi distinte, quasi che ciò ch'è vero scientificamente nel giro dei fenomeni fisici, nol sia nel giro dei fenomeni storici, è uno degli errori ereditati dal vecchio dualismo platonico, e che, pur troppo, domina ancora e corrompe gli studi moderni. (Il Darwinismo e le formazioni storiche, pp. 217-218)
  • Il darwinismo potrà correggersi e compiersi, ma il nuovo concetto della natura e della storia che ci viene da lui, costituirà la base dell'avvenire; egli rinnoverà lo studio della storia, come rinnovò quello della natura; ed è qui la parte più difficile e men conosciuta di quella teoria, e tanto più difficile che pochi ancora, son giunti ad un concetto scientifico della storia e delle sue leggi. (Il Darwinismo e le formazioni storiche, pp. 219-220)
  • David Lazzaretti sentì forse rozzamente in sé stesso la ribellione dello spirito moderno contro la Chiesa papale; ma non avendo coltura scientifica che lo aiutasse nei problemi contemporanei, improvvisò una specie di buffoneria ascetica, spruzzolandovi un po' di socialismo male inteso e male effettuato. A quei credenti che aspettano ancora la sua risurrezione, converrebbe insegnare meglio la realtà del mondo e risanarli dall'ignoranza che li corrompe in una fede impossibile. (David Lazzaretti, p. 257)

Incipit di La critica modernaModifica

Come v'è un clima fisico che circoscrive la vita dei corpi, così v'è un clima storico che circoscrive la vita dello spirito. Anzi, a dir proprio, lo spirito non è una cosa che stia di per sé, campata in una specie di milluogo fantastico, ma un fenomeno che si compone il proprio clima e lo porta in se stesso, né può staccarsene senza violare gli organi più fini della sua vita. Il clima fisico è fuori de' corpi, pur non perisce coi corpi; ma il clima storico si sta dentro allo spirito, il quale vi si organizza, vi si compie, vi si fa uno con lui.

Citazioni su Gaetano TrezzaModifica

  • Ricordate Trezza?
    Egli con i suoi lavori, specialmente con la Critica Moderna rese un servigio imperituro alla educazione della gioventù italiana: non dimenticatelo, o lavoratori, egli era un credente nella virtù civile e redentrice della scienza; questa per lui era lampada diuturna di vita da non doversi trascurare un solo istante, e non diletto di accademici, che fuori il gabinetto di studio vestono il saio se la società per bene lo esige. L'Italia borghese dimenticò il ribelle e l'educatore civile e per mezzo dei suoi scienziati ufficiali dà il benvenuto ai frati espulsi dalla Francia, dichiarandosi lieta che il loro oro possa cadere nelle tasche vuote degli operai. (Nicola Barbato)

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica