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Franz Krauspenhaar

scrittore e poeta italiano
Franz Krauspenhaar al Salone del Libro di Torino nel 2013

Franz Krauspenhaar, pseudonimo di Francesco Krauspenhaar (1960 – vivente), scrittore e poeta italiano.

Citazioni di Franz KrauspenhaarModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Sono un ragazzo di trentanove anni. Trentanove primavere più le estati, gli inverni, gli autunni. Autunni in tinta, sempre malinconici. Ho due dita di barba nera, alla nerone, a incattivirmi il viso, magrone gia di per sé; sono un tanghero di media statura, segaligno ma poco segaiolo, ho occhi neri rapaci e sopracciglioni che esclamano sesso. (da Avanzi di balera, cap. 1, p. 1)
  • "La solitudine mi ha perseguitato tutta la vita. Dappertutto."[1] Sono qui per rappresentare anche quella solitudine. Per andarla a scovare, dove c'è stata, attraverso i ricordi e le sensazioni. Come fosse la solitudine di ogni uomo. La mia, oggi, di un uomo ormai maturo che ha nel suo cuore ancora questo lutto scosceso che passa per il suo sterno, e talvolta prova ancora dolore. (da Era mio padre, cap. 2, p. 33)
  • Un fantastico nulla
    Il 1 gennaio del 2000 fu l'alba del nuovo millennio. Col cadavere di Kubrick ancora caldo, il primo giorno del tuo nuovo, ultimo millennio di vita ti pareva sospeso, sottovuoto spinto. (da L'inquieto vivere segreto, cap. XVI, p. 55)
  • Davvero, penso che il vero consumismo presuppone solo l'acquisto: è nell'acquisto che si svolge tutta la lotta, la seduzione tra venditore e acquirente. Del dopo, del consumo vero e proprio, al consumismo come mostro della modernità non può interessare nulla. Il desiderio, dopo il suo appagamento, semplicemente muore. Il consumo non esiste, non c'è, non appare, il mostro fornisce e abbisogna solo di desideri inappagati... (da Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi, III. Salsa suprema, p. 120)
  • Non ci sono parole, ormai, credo, | per descrivere quanto immenso | io sia, nella mia immodestia amorosa, | nell'essere amante di me. | Ergo sum, io solo soltanto posso | fare, dire al mondo | impasto cosmico di fango, | che l'uomo immenso | d'immodestia che sono, ama | infinitamente quel che gli pare. (da Franzwolf, un'autobiografia in versi, p. 12)
  • Cupo tempo. Quando bimbo | guardavo la tivù. Ero bimbo come | un uccello pallido, nel sole scuro. | I capelli di mia madre, di quel biondo | per dolciumi di miele. Era tempo vero. (da Franzwolf, un'autobiografia in versi, p. 59)
  • Mantenere una disperazione tutto sommato funzionale. A quello che si scrive. Siamo tutti infelici, per me è chiaro. La felicità è un prodotto dell'entertainment, come il cinema 3D. Quanto si può essere felici? Per poco: diciamo per il tempo necessario a eiaculare dentro la donna che ami. Per il resto Dio ci ha scampati di una felicità perdurante. Sarebbe insostenibile, lo sappiamo anche se non possiamo provarlo. È sciocca la felicità, e ancor più sciocca è la sua ricerca. (da 1975, cap. 1, p. 1)
  • È sempre il caso di appassionarsi a qualcosa. Il nostro strano mondo ha bisogno di passione, che si chiama così non solo perché passa, ma anche perché soffre. In questo, nella fine e nella sofferenza c'è il vulnus, il centro. Qualcosa che riesce a nominarsi amore, qualche volta. Se non passa così velocemente, se progredisce, se dura. (da La passione del calcio, cap. 1, p. 1)
  • Nel pomeriggio d'estate sei scomparsa, | capelli, ossa, carne, occhi ridenti, lampo | di genio di essere vivi insieme. | Soltanto il sogno costruisce per noi | mobili duraturi per un'ora, lo spazio | di una felicità, di un incanto e di te. (da Effekappa "I mobili", p. 73)
  • Contro la vita, contro l'umanità, contro la fragilità demenziale dell'esistenza, contro la micidialità estrema che ci vuole combattenti senza un vero motivo e alla fine morti senza vera redenzione, perché questa la si può prendere in considerazione soltanto se si dà una patina di sacralità a tutto il tremendo carnaio fatto a immagine e somiglianza del nulla, ecco che mi attaccavo con tutto il mio povero corpo (l'unica cosa che, per me, esisteva di me) alla pittura. (da Le monetine del Raphaël, cap. 9, p. 87)
  • La vita, dice mia madre, è sofferenza | grazie lo sapevo, il calice è bevuto | dall'orlo fino alla goccia del trabocco, | eppure soffia una specie di balena | senza fine, un cetaceo detto speranza, | che insinua e pretende attenzione, | credere e in suo nome attendere | e vivere da falchi senza zampe, | samaritani d'ingombrante nulla. (da Biscotti Selvaggi, p. 21)
  • Non stava nel mezzo, non a centrocampo; era un centravanti della vita, spesso buttato fuori dall'arbitro, o sostituito senza un vero motivo dall'allenatore cialtrone. [...] La perdita viene come diluita, sono passati giorni e me ne rendo sempre più conto, che Franco non è più tra noi, lo guardo spesso in tv o su vecchi filmati di YouTube e non mi pare ancora vero, tutto mi sembra grossomodo invariato e non è vero che tutto finisce o invecchia. Perché tutto il resto è noia, la musica è finita, e gli amici se ne vanno. Ma lo stesso, nonostante tutto, la serata non è stata inutile, almeno questa volta.[2]
  • Oggi mi sono svegliato con una nausea capillare. Dovrei andare a farmi cavare il sangue come al solito. Poi penso a Orongo, il non paradiso che riesce a strapparmi un sorriso. I paradisi sono diventati tutti artificiali, fanno ridere nervosamente, come in chi è stato drogato. Penso a Orongo, che c'è. E posso uscire nel freddo con la speranza di sognarlo ancora.[3]
  • Ascolto il vociare di tutti gli stranieri che mi circondano. Lingue differenti si sovrappongono in una specie di concerto fortuito, simile a certi esperimenti di Stockhausen degli anni Cinquanta. È la piccola babele di Milano che dispiega il suo canto policromatico, casuale e lo stesso armonico, un vociare di bassi, baritoni, soprano, un uso d'aria sotto l'accompagnamento del rumore del treno, della voce metallica che, ad intervalli prevedibili, annuncia il nome della stazione che arriva. E così per magia, mi rendo conto che il mondo è tutto uguale. Che non esistono differenze fra gli uomini. Siamo tutti vittime di questa vita. Agnelli sacrificali di una Pasqua che, ad ogni insorgere, ci trova soli, incapaci di renderci felici. (da Grandi Momenti, cap. 15, p. 74)

ForforismiModifica

  • 1 Non ce l'ho tanto con i cacciatori, quanto con le povere bestie che non hanno la forza necessaria per sbranarli.
  • 2 Oggi sono così annoiato che gli sbadigli di tutto il mondo, appena si risveglieranno, probabilmente mi vorranno come testimonial.
  • 3 Lo spleen è il mio stato d'animo quando vuol darsi un contegno internazionale.
  • 23 La noia mortale è la grande speranza dei depressi.
  • 24 Il disincanto è un incanto di retroguardia.
  • 43 Penso che la vita sia meravigliosa. Lo penso sulla fiducia.

BibliografiaModifica

NoteModifica

  1. Citando il personaggio Travis Bickle nel film Taxi driver.
  2. Da Nato in aeroplano. In memoria di Franco Califano. tornogiovedi.it, 4 aprile 2013.
  3. Da Una nausea capillare. tornogiovedi.it, 11 aprile 2013.

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