Francesco Tullio Altan

fumettista, disegnatore e sceneggiatore italiano

Francesco Tullio Altan (1942 – vivente), meglio noto come Altan, autore di fumetti, autore satirico e sceneggiatore italiano.

Francesco Tullio Altan

Citazioni di Francesco Tullio AltanModifica

  • Cosa non darei per fuggire all'ovest di me stesso.[1]
  • L'italiano è un popolo straordinario. Mi piacerebbe tanto che fosse un popolo normale.[2]
  • Mi piace il Giorno dei morti: vado al cimitero e mi sento qualcuno.[3]
  • Mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio.[4]
  • Noi farfalle si vive un giorno solo e quando son le sei di sera si han già le palle piene.[5]
  • Per ora non mi hanno arrestato neanche un conoscente: morirò onesto, ma sconosciuto.[6]
  • Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l'immagine di milioni di razzisti per bene.[7]

Alla Fiat passando per palazzo Chigi

Intervista di Lillo Gullo, La Città Futura, 4 gennaio 1978.

  • Inquadrato a mezzo busto sta parlando da dietro un tavolo con dei microfoni (è alla Tv?). Ha i capelli a forma di bernoccolo frstagliato, il viso pieno di rughe, l'espressione repellente, la lingua penzolante, il naso, oblungo e terminante a virgola, rattrappito. Con le dita sottili (per essere più pronto alla presa?) esorta gli elettori: «Sono corrotto, incapace? C'è un solo modo di scoprirlo: rieleggetemi». È una fulminante tavola del secondo libro di Altan, Animo, Cipputi – significativamente proposto in una collana di saggi – volta a sintetizzare una figura politica divenuta in questi ultimi anni fin troppo familiare agli italiani: il ministro manovriero, cadreghino e busterallaro.
  • I personaggi e le tematiche delle vignette di Altan si susseguono a zompi, in modo non troppo dissimile dalle conversazioni di tutti i giorni; si possono pertanto leggere ricombinando in altro modo il loro ordine. Dal politico al militare. Da dietro una scrivania, un generale superdecorato, curiosamente alle prese con l'aborto e le ristrettezze economiche, ci fa sapere: «L'aborto è antieconomico: è meglio abbatterli quando raggiungono i sessanta chili».
  • In questo corrosivo spaccato della società italiana vengono largamente rappresentati gli operai, che poi sono i veri protagonisti dei fumetti di Altan. Non si tratta beninteso di fantomatici «operai sociali» di non meglio precisate «fabbriche diffuse», ma di operai che hanno ancora il vezzo di lavorare in tuta quaranta-ore-quaranta. Vengono sorpresi, prosaicamente e senza concessioni alla retorica di sinistra, a due a due nel luogo di lavoro o in casa a mangiare enormi pastasciutte sproloquiando con mogli e figli. È in questi posti che l'operaio, non negandosi argomenti «a scassare», dibatte con amarezza i grandi temi della politica. Ed è lì che Altan mette a punto uno straordinario linguaggio frutto di una felice commistione del parlato quotidiano con le categorie e il lessico politico, giornalistico e sindacale: «Non c'è cazzi, Cipputi. Al governo non ci vogliono mica.» «C'è il numero programmato, Lollis. Se no, è un caos».

DialoghiModifica

  • – Siamo sull'orlo dell'abisso.
    – L'importante è scegliere su chi cadere.[8]
  • (Caporeparto a Cipputi)

"Il sindacato non vi rappresenta più, Cipputi. Trattiamo direttamente"
"E va bene. Domattina alle sei, dietro a san siro".[9]

  • (Cipputi, sull'automazione)

"Uno di questi giorni sarai sostituito da un robot, Cipputi"
"E lei cosa farà, verrà a rompermi i coglioni in casa?"[10]

  • (Cipputi)

"Hanno fatto i loro conti: crescita zero"
"Si sono dimenticati di misurarci le palle, Pinazzi".[11]

  • (Addetti alle pulizie, in divisa)

"Di la ce sta un Governo infracidito. Lo butto?"
"E che c'hai er core de pietra?"[12]

  • (Cipputi, sul fisco)

"Pare che guadagniamo più dei padroni, Cippo"
"Il tutto senza violenze e spargimenti di sangue, proprio come voleva il Turati"[13]

  • (Cipputi, sui sacrifici)

"Solita solfa: chi lavora paga tutto, e gli altri niente"
"Il paese ha scelto la stabilità, Bundazzi".[14]

  • (Cipputi, sulla fine del Pci)

"Noi non abbiamo niente di cui vergognarsi, Cippa!"
"Pare che è arrivato il momento di colmare questa lacuna, vecchio Busdazzi"[15]

  • (Cipputi, sulla tv)

"Quando andiamo noi operai in tv cala l'ascolto"
"Manca la suspence. Lo sanno tutti che alla fine lo prendiamo nel di dietro"[16]

  • (Opinionisti)

"Senti questa: non possiamo fare processi sommari!"
"Togli 'sommari'. Bisogna essere più stringati".[17]

  • (A bordo, marinaio al comandante)

"Finito il carburante, falla a prora, scorbuto a mille, timoniere ubriaco. Ordini?"
"Stringiamoci attorno alle istituzioni".[18]

  • (Imprenditore)

"Un Paese sottosviluppato dovrebbe avere manodopera a basso costo, senò cosa lo sottosviluppiamo a fare?"[19]

  • (Cipputi, sui sacrifici)

"La Fiat è in difficoltà, cippa. Bisagna che ci andiamo in soccorso".
"Forse al Governo non ci andremo mai, ma il paradiso non ce lo leva nessuno".[20]

  • (Alla stazione)

"Dove va?"
"All'estero, a farmi prendere un po' per il culo."

  • (Marito e moglie, lui seduto sul wc)

"Sono in streaming"
"Chiudi almeno la porta".

  • Sei felice?
    No.
  • È ora di rivalutare la merda.
    E quando mai è stata svalutata?
  • Buon giorno.
    Per me o per te?
  • Ho rubato, corrotto, concusso e mentito.
    La pianti di vantarsi e venga al dunque.
  • Lei è dalla parte del torto.
    Ingenuo. È il torto che è dalla mia parte.
  • È inutile, la globalizzazione è un fatto.
    Porca puttana.
  • Ah! se il tempo si fermasse, caro.
    Brava, così la banca smette di pagarci gli interessi.
  • Prima massaia: Caspita, quanto mangiate!
    Seconda massaia: Sa com'è, abbiamo il water nuovo.
  • Vorrei vivere felice fino a cent'anni, babbo.
    Provochi?
  • Poteva andare anche peggio.
    No.[21]

Vignetta dell'ombrelloModifica

  • "Vada via!"
    "Cosa le costa provare? Se poi non le va tra cinque anni lo toglie."
  • "Soffro."
    "La smetta di confondere l'inflazione reale con quella percepita!"
  • "Di nuovo?"
    "È solo un ombrello interpretativo."
  • "Ancora?"
    "È per aprire la strada gli investimenti esteri."
  • "Tolga quell'affare da lì!"
    "Impossibile: provocherei la sfiducia degli investitori internazionali."
  • "Vuole andarsene?!"
    "Non senza lasciarvi un ricordino."
  • "Sono pronto. Arriva?"
    "Lunedì prossimo."
  • "È tutto arrugginito, Cippa."
    "Animo, Bundazzi, che se funziona ancora sarà mitico."
  • "A cosa serve quello?."
    "A giocare al piccolo politico."
  • "Basta co sto bunga-bunga."
    "Basta lo dico io."
  • "E quello?"
    "Non è niente, dice che è provvisorio." ("Un'ingerenza, niente di grave.")
  • "Per me?"
    "Esatto. Un milione e duecentomila per il referendum più uno per Cosentino."
  • "Si decide o no?"
    "Mi trema il polso."
  • "Chi ha dato ha dato."
    "Chi ha avuto ha avuto."
  • "Ma questo è retroattivo!"
    "Esatto."
  • "Ancora!"
    "Mi sto radicando nella società."
  • "Eccoci."
    "Faccio da me, che sino più pratico."

NoteModifica

  1. Da Aa. Vv., Cuor da cuore. Un anno di satira sinistra, Feltrinelli, Milano, 1990, p. 155. ISBN 88-07-81125-1
  2. Da Le ultime parole famose, p. 10; citato in Goffredo Fofi, Pasqua di maggio. Un diario pessimista, Marietti, Genova, 1988, p. 112. ISBN 88-211-6602-3
  3. Da Panorama, 4 novembre 1990.
  4. Citato in Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia, n. 31.
  5. Citato in Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia, n. 43.
  6. Da Panorama, 24 febbraio 1985.
  7. Citato in Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia, n. 56.
  8. Da Panorama, 8 novembre 1982.
  9. "Piatti amari, Cipputi", Bompiani 1982
  10. Vignetta sul web
  11. "Piatti amari, Cipputi", Bompiani 1982
  12. "Overdose, Cipputi", Bompiani 1990
  13. L'Italia di Cipputi, Altan – Mondadori 2007
  14. L'Italia di Cipputi, Altan – Mondadori 2007
  15. L'Italia di Cipputi, Altan – Mondadori 2007
  16. L'Italia di Cipputi, Altan – Mondadori 2007
  17. "Overdose, Cipputi", Bompiani 1990
  18. "Turno di notte, Cipputi", Bompiani 1981
  19. "Turno di notte, Cipputi", Bompiani 1981
  20. "Turno di notte, Cipputi", Bompiani 1981
  21. La Repubblica, 15 maggio 2001

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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