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Femonoe (età preomerica), poetessa greca antica.

AttribuiteModifica

[Citazione errata] Antistene di Rodi, nelle Successioni dei filosofi, attribuisce il motto a Femonoe, e afferma che se ne appropriò Chilone, secondo quanto riportato da Diogene Laerzio in Vite dei filosofi, I, 40.
Tuttavia, stando a quanto narrano Platone nel Protagora, Marco Tullio Cicerone nel De oratore, Senofonte nei Detti memorabili di Socrate, Pausania e Plutarco, la frase ha un'altra origine: un giorno i sette savi si sarebbero riuniti a Delfi e avrebbero scritto a lettere d'oro nel tempio di Apollo tale motto: Γνω̃θι σαυτόν in greco antico (Nosce te ipsum in latino). Ma stando a quanto riporta Giuseppe Fumagalli, sembrerebbe che il reale significato della frase fosse stato frainteso. Tale frase infatti faceva parte di due versi che indicavano le norme etiche da rispettare nel tempio di Apollo. Questo verso, in particolare, invitava semplicemente i visitatori a chiarirsi bene le idee sulla domanda da porre all'oracolo, prima di interrogarlo. Tuttavia già nel IV secolo a.C. i versi non erano più interpretati in tal modo.
Diogene Laerzio in Vite dei filosofi attribuisce la frase a Talete e afferma, tra l'altro, che «conoscere se stessi» sarebbe stata la risposta del filosofo a chi lo interrogava su cosa fosse realmente difficile. Vedi anche qui.

BibliografiaModifica

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