Ezio Bosso

direttore d'orchestra, compositore e pianista italiano

Ezio Bosso (1971 – 2020), contrabbassista, pianista, compositore e direttore d'orchestra italiano.

Ezio Bosso

Citazioni di Ezio BossoModifica

  • Amo la Sicilia, come una terra a cui appartengo. Amo la sua luce, soffro per i suoi problemi, amo la sua gente, le sue architetture, i suoi sapori e in fondo il mio primo lavoro in un' istituzione lirica è stato proprio per un festival lirico a Trapani a 17 anni.[1]
  • [Che cos’è per te la “stanza”?] È stata una rivelazione. Come indica il suo etimo, significa affermarsi, prendere coscienza. Noi cerchiamo sempre la stanza: le due parti più importanti sono affermazione e libertà.[2]
  • Ciò che ho fatto, ciò che ho raggiunto e ottenuto, esiste grazie al famoso concetto dell'«essermelo guadagnato» in ogni piccolo passo e dall'indiscutibile fatto di essere un essere fortunato, anche se chi vede le ruote o il mio corpo tende per pregiudizio a non pensarlo. E soprattutto dall' esigenza della musica nella mia vita. Dall'avere desiderato la musica da sempre, e forse oggi azzarderei anche di essere evidentemente stato desiderato da essa da sempre.[3]
  • […] è impossibile estirpare questa idea che il dolore redima, migliori, ci renda esseri superiori, come se la vita, che tanto veneriamo, in sé fosse peccato. E chi sono io per negare una convinzione radicata nei millenni, per dire che gli stiliti non erano migliori solo perché emaciati. Che il dolore innervosisce, e nessuno è più buono se soffre. Anzi. Il dolore, come la paura, non migliora nessuno, di certo non me; questo equivoco ricorrente, che mi insegue strisciante, detto e non detto, a volte secondo me manco si accorgono che lo dicono, gli scappa proprio con la disinvoltura d'abitudine di un «ciao».[3]
  • Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un'opportunità.[4]
  • Già Beethoven era paneuropeo. E nella mia orchestra ci sono musicisti da tutta Europa. Vogliamo tornare indietro?.[5]
  • Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più.[4]
  • La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto "evaporo". Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c'è, c'è. E il passato va lasciato a qualcun altro.[4]
  • La musica ci impone di studiare, per tutta la vita si possono riprendere gli stessi brani e imparare qualcosa di nuovo… La musica ha svelato aspetti di me stesso che non conoscevo. Lo stesso accade nell’ascolto, grazie al quale perdiamo un pezzo di noi per acquisire un pezzo degli altri. Penso che chi ascolta sia un musicista: io suono sempre con il pubblico. Suonare è un atto di generosità reciproco, uno spazio condiviso.[2]
  • La musica è come la vita, si può fare in un solo modo, insieme.[6]
  • La musica è nata per trascrivere, infatti è l’unica forma d’arte che trascrive persino se stessa.[7]
  • La musica non è una gara. La competizione ha la radice “cum” che in latino vuol dire insieme e non contro.<reF<Dall'intervista di Angela Calvini, BOSSO, lezioni di musica e di vita , Avvenire, 6 aprile 2016./ref>
  • Quando mi accorgo che inizio a ripetere troppo spesso qualcosa, anche senza valore, non riesco più a dirlo, perché credo davvero nelle mie parole. Per me la musica deve essere sempre davanti: io sono un tramite, un interprete; che poi scriva la musica o la diriga non ha importanza, sempre un’interprete sono. Non si deve mai mettere la persona davanti alla musica, chi fa così – fosse anche per ingenuità – fa del male.[7]
  • Scrivo perché interpreto, interpreto perché scrivo. E affronto la mia musica come se non fosse mia. Affronto come interprete il compositore.[4]
  • Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza.[8]
  • Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all'ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell'ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia.[9]
  • [A proposito del Movimento delle sardine] Sono uomini e donne di trent’anni, in molti casi. Adulti. Sanno benissimo cosa fare. Direi loro di continuare a stare in piazza, condividendo lì idee, progetti, visioni. E di non cedere troppo alle sirene della televisione, che vive di scontri verbali.[5]
  • Stanza è una parola importante nella vita degli uomini, ma spesso è data per scontata. Eppure nel linguaggio vuol dire tanto, vuol dire poesia, canzone, libertà, affermarsi. Vuol dire persino costruire.[4]

Ezio Bosso: «La bellezza della fragilità»

intervista di Angela Calvini, Avvenire, 21 dicembre 2016.

  • La gente ha voglia di partecipare, i teatri devono essere aperti, noi musicisti dobbiamo scendere dal piedistallo. Dobbiamo toglierci la tuta da Superman e far vedere che sbagliamo e quanto è bello sbagliare e poi imparare da quell’errore e migliorare. Quanto è bello non essere i migliori ma migliorare se stessi per far migliorare gli altri. È uno dei compiti di noi musicisti.
  • Io non credo tanto ai concerti di solidarietà: la solidarieta è nei gesti, non tanto negli oboli. La musica serve anche a inviare messaggi, ha il potere di farci ricordare la storia e farci andare avanti.
  • Suono Bach tutti i giorni, e attraverso di lui mi rapporto al divino. La prima parte del concerto sembra quasi una Messa (sorride, ndr).
  • Il Natale è una cosa bella che spesso dimentichiamo, come tutte le cose belle. Natale è una di quelle feste che un po’ tutti sentono di qualunque religione siano, è impressionante. È contagioso perché si basa sul riunirsi, non sul celebrare, ma sul festeggiare. È una festa che parla di nascere.
  • Gesù mi sta molto simpatico e sono convinto che i principi della cristianità siano universali. Se non ci fosse stato Gesù non ci sarebbe stata la frase “Donarsi agli altri”.

La musica è una questione sociale

intervista di Ofella Sisca, Arttribune, 29 aprile 2020.

  • Il rispetto è il motore di ogni risultato straordinario e l’amore per quello che fai. Il rispetto per la musica, ma anche il rispetto per l’altro. Il fatto di non avere una preparazione accademica, appannaggio di pochi ‒ pochissimi considerati anche quelli che la millantano ‒ non vuol dire avere un minore valore. La partitura musicale ci insegna proprio questo, tutti davanti allo spartito diventiamo piccoli e uguali, dottoroni e operai. Beethoven, Brahms, nessuno è svantaggiato, preferito, agevolato. Siamo uguali e abbiamo uguali potenzialità.
  • Quello che faccio è raccontare, e lo faccio con la gente comune così come con i musicisti, do loro le motivazioni che determinano i perché, ad esempio perché un compositore vada suonato o ascoltato diversamente da un altro. Tecnicamente, ma anche attraverso aneddoti e chiedendo al diretto interessato qual è la sua sensazione. È un metodo empatico, empirico, ma la musica è fondata su questo. Non sopporto la supponenza che sembra dover obbligatoriamente permeare il mondo della musica classica.
  • Il musicista dovrebbe essere sempre umile, nel momento in cui crede di essere superiore agli altri ha smesso di essere un buon musicista.
  • Vivere è una cosa pratica, a volte anche faticosa, non una favoletta, e per usare quella bacchetta, che sia magica o meno, bisogna fare tanta fatica. Una cosa la so per certo, a tutte le peggiori nefandezze che sono successe nel nostro Paese nei secoli l’arte è sopravvissuta, questo deve farci trovare la forza, e quel puntino di luce che si sprigiona all’apice della bacchetta ci può dare la forza per sopravvivere, o meglio, di vivere! Vivere sempre come pratica quotidiana, non come poesiola. Vivere è un impegno quotidiano, fare arte è un impegno quotidiano, fare musica è un impegno quotidiano.

Dal programma televisivo I dieci comandamenti (2013 - 2018)

  • A me le porte non mi piacciono. Vedi che è aperta. [Indica la porta di casa che è aperta]. Ho sempre avuto la porta aperta.[…] Non ho mai tenuto la porta chiusa. Se uno ha bisogno? È con le parte aperte che uno chiede aiuto, con le porte chiuse... già il gesto di bussare fa paura.
  • A volte le cose ti succedono anche quando sei pronto, perché ti possono succedere. Io oggi lotto per far capire: "Io non sono questo" [indica la sedia a rotelle] Non sono una cosa da compatire o da idolatrare. Io mi dedico alla musica e vado anche criticato come tale.
  • [L'orchestra] È la società ideale: sei obbligato ad ascoltarti, ad ascoltare il tuo vicino. È una società che si ascolta, che si migliora. Non studiamo, non proviamo ore, ore per essere i migliori... ma per migliorare. Perché quando io miglioro me stesso, anche il mio compagno suona meglio, il suo suonare meglio spinge me a suonare meglio.
  • Ho bisogno del rapporto fisico con la musica. E lui [il pianoforte] me lo regala tutti i giorni. Per me è come un fratello.
  • I silenzi hanno un suono, dico sempre, anche in musica. Infatti, io concerto i silenzi.
  • I sorrisi avvicinano più dei passi e aprono più porte delle chiavi.
  • Il mio maestro mi diceva sempre: "L'unica paura che devi temere è la paura della paura".
  • Il mio progetto sta in quello che lascerò, con l'augurio di lasciare qualcuno con una possibilità in più.
  • Io credo nel giusto tempo. Anche nell'accettare quel tempo.
  • Io mi sento un uomo fortunato, è inutile negarlo. Lo sono, lo resto. Come fai a non sentirti fortunato quando incontri un sorriso, quando sorridi?
  • Io penso che il futuro è adesso con te. Adesso è il futuro.
  • La musica sta nel silenzio. La musica si basa su quelle piccolissime pause che creano quella tensione, l'attesa. Quando ti innamori si dice sempre "come volare". E là io sto volando, che è meglio di camminare.
  • La musica è già a prescindere da noi. C'è nel canto degli uccelli, c'è nel vento. C'è nel silenzio. C'è nel mare.
  • La musica ha la natura inclusiva: tutti mettono un contributo ad arrivare ad andare oltre. Il silenzio è quello che ti permette di andare oltre.
  • La vita è fatta di gesti. L'incontrarsi è un gesto, aprire la porta è un gesto, questo è un gesto enorme perché anche dare fiducia è un gesto.
  • Non esiste l'ultima nota ed è un dato di fatto. […] perché l'ultima nota che suona uno strumento è la nota che inizia l'altro.
  • Per quanto riguarda la mia vita, penso che più che scegliere la musica, è la musica che mi ha scelto perché ne avevo più bisogno degli altri.
  • Penso che ognuno di noi rinasca ogni giorno. Non so dirti, non lo saprai mai se la conseguenza di quello che ti accade ti porta da una parte o dall'altra. Noi siamo dei libri, abbiamo i nostri capitoli.
  • Uno non ci pensa ma il direttore [d'orchestra] è quello che usa di più l'espressione del suo corpo. Un direttore si prende cura dei musicisti che suonano con lui e lui suona con loro. Deve sapere di tutti, deve conoscere le problematiche dell'altro. Deve conoscere quando il fagotto non ha abbastanza fiato o è stanco e riconosce quando un braccio può essere spinto di più o di meno. Ci sono tanti aspetti poi che si mettono insieme al suono, al rispetto della partitura.

NoteModifica

  1. Citato in Concerto di Ezio Bosso al Teatro Antico di Taormina: “Amo la Sicilia, amo la sua luce, amo la sua gente”, Strettoweb.com, 3 agosto 2016.
  2. a b Dall'intervista di Paolo Perazzolo, 'Ezio Bosso incanta Sanremo: «In ogni nota c'è la mia vita: nel buio brilla una luce», Famiglia Cristiana, 11 febbraio 2016.
  3. a b Citato in Ezio Bosso, il maestro mai letto: "La vita non è peccato e il dolore non serve a renderci migliori", rep.repubblica.it, 30 aprile 2021.
  4. a b c d e Citato in Ezio Bosso, compongo e mi sento libero, Ansa.it, 2 novembre 2015.
  5. a b Da intervista di Concetto Vecchio, Ezio Bosso “Spero che restino nelle piazze a far rivivere la politica La loro è una bella sfida”, la Repubblica, 26 gennaio 2020, p. 11.
  6. Durante la seconda puntata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, 10 febbraio 2016; citato in Ezio Bosso: "Noi uomini tendiamo a dare per scontato le cose belle", LaStampa.it, 11 febbraio 2016.
  7. a b Citato in Intervista a Ezio Bosso: “Dove c’è musica, lì sono le mie radici”, Supereva.
  8. Citato in Analisa Teggi, Ezio Bosso, non mi sono ritirato e faccio musica meglio di prima, Aletheia, 16 settembre 2019.
  9. Durante la seconda puntata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, 10 febbraio 2016; citato in Nicoletta Moncalero, Chi è Ezio Bosso e 10 cose che non sai sul pianista che con la sua forza di volontà ha vinto la sfida con la musica, Huffingtonpost.it, 11 febbraio 2016.

Altri progettiModifica