Elio Germano

attore e regista teatrale italiano
Elio Germano nel 2008

Elio Germano (1980 – vivente), attore e regista teatrale italiano.

Citazioni di Elio GermanoModifica

  • De Niro, Al Pacino? Se dovessi prendere uno dei grandi cui ispirarmi direi Tomas Milian, per come è passato dal Monnezza a Antonioni e anche per le distanze che ha saputo prendere dal mondo delle copertine e dei giornali scandalistici. I più grandi sono quelli che non somigliano mai al loro personaggio precedente, come Daniel Day-Lewis. Citerei anche un altro grande di cui si parla pochissimo: Enrico Maria Salerno.[1]
  • [...] l'Italia è malata di leaderismo: siamo alla costante ricerca di un eroe a cui credere ciecamente. Se qualcuno ci piace, appoggiamo ogni sua posizione in maniera acritica. Rinunciamo a pensare. Basta stare su un palco e qualsiasi cosa detta passa per vera.[2]
  • Con lui [Daniele Luchetti] c'è sempre questo mettersi in gioco, il voler trovare linguaggi nuovi, ribaltare luoghi comuni e giocare con gli stereotipi. I suoi personaggi non riescono a essere schiacciati in una direzione: credo che in una parola possiamo definirla umanità, che al cinema non fa mai comodo, perché alle sue strutture narrative sono necessarie le divisioni manichee tra buoni e cattivi. La complessità di ciò che siamo noi è una sfida difficilissima da rendere sul grande schermo e Daniele lo fa, riuscendo a consegnarci uomini ambigui, difficili da inquadrare, pieni di contraddizioni, che possono essere simpaticissimi o insopportabili. Anche contemporaneamente.[3]
  • Io di Marco Giallini sono amico e un fan sfegatato da spettatore. Ci conosciamo da 3,87, il corto d'esordio di Valerio Mastandrea, era una vita fa. Conoscendoci abbiamo subito eliminato ogni convenevole, sapevo che ci saremmo trovati bene e quindi c'è stato solo il piacere di lavorare insieme, dell'andare sempre oltre a ogni ciak, di farci sorprendere l'uno dall'altro, anche grazie alla totale libertà di spazi, tempi, contenuti che ti lascia un regista come Daniele Luchetti. A volte dovevo impormi di non ascoltarlo, altrimenti finivo per ridere o avere reazioni che avrebbero rovinato la scena.[3]
  • La politica mi interessa, ma non basta mettere una croce vicino a una faccina. La vera politica si fa prendendo posizione: sul proprio posto di lavoro, nella propria città, interessandosi al bene comune.[2]
  • Sono sempre stato incapace di essere coerente in questo lavoro, ho sempre sentito l'esigenza di cambiare visione, pelle, compagni di lavoro.[3]

NoteModifica

  1. Citato in Laura Laurenzi, Macché De Niro o Pacino: il mio vero maestro è Milian-Monnezza, Il Venerdì di Repubblica, 10 agosto 2007.
  2. a b Dall'intervista di Nina Verdelli, Elio Germano, l'uomo del mistero: «La mia battaglia», Vanity Fair.it, 24 maggio 2019.
  3. a b c Dall'intervista di Boris Sollazzo, Elio Germano, l'intervista: «Rivendico la mia incoerenza», RollingStone.it, 11 aprile 2018.

FilmModifica

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