Benvenuto Cellini

scultore, orafo e scrittore italiano

Benvenuto Cellini (1500 – 1571), orafo, scultore, medaglista e scrittore italiano.

Benvenuto Cellini

Citazioni di Benvenuto CelliniModifica

  • [Su Cristoforo Foppa detto il Caradosso, pur dicendolo tardo a produrre,] [...] eccellentissimo uomo che lavorava di medagliette cesellate fatte su piastre e molte altre cose; fece alcuna Pace lavorata di mezzo rilievo e certi Christi di un palmo, fatti di piastre sottilissime d'oro. (Citato in Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro, vol 3, Gli artisti lombardi, Ulrico Hoepli, Milano, 1917, cap. IV, p. 329)

La vitaModifica

 
Edizione del 1866

IncipitModifica

Tutti gli uomini d'ogni sorte, che hanno fatto qualche cosa che sia virtuosa, o sí veramente che le virtú somigli, doverieno, essendo veritieri e da bene, di lor propia mano descrivere la loro vita; ma non si doverrebbe cominciare una tal bella impresa prima che passato l'età de' quarant'anni.

CitazioniModifica

  • [...] Quello che Idio mi dà, sempre m'è caro [...]. (libro I, capitolo III)
  • [...] la più parte degli uomini, quando gl'invecchiano, insieme con essa vecchiaia impazzano [...]. (libro I, capitolo IX)
  • In nella casa che tu vuoi stare, | vivi onesto e non vi rubare. (libro I, capitolo X)
  • [...] quando il povero dona al ricco, il diavol se ne ride. (libro I, capitolo XX)
  • [...] le gatte di buona sorte meglio uccellano per grassezza che per fame: – Così quella sorte degli uomini dabbene che sono inclinati alle virtù, molto meglio le mettono in opera quando egli hanno abundantissimamente da vivere; [...]. (libro I, capitolo LVI)
  • Gli è ben vero che si dice: "Tu imparerai per un'altra volta". Questo non vale, perché la vien sempre con modi diversi e non mai immaginati. (libro II, capitolo XVII)
  • [...] un pazzo ne fa cento [...]. (libro II, capitolo LXXI)

Citazioni su Benvenuto CelliniModifica

  • Benvenuto Cellini ha scritto un meglio stile che non alcun altro Italiano; uno stile più schietto e più chiaro, perché più secondo l'ordine naturale delle idee, le quali non ne presentano mai il verbo prima del nominativo, e non ce lo collocano mai in punta a periodi e a una gran distanza da quello. (Giuseppe Baretti)
  • Il Cellini risente nelle sue opere della incompiuta e non perfetta educazione: egli non riunì nelle sue mani le tre arti, come molti artefici del primo periodo del Rinascimento o qualcuno dei suoi contemporanei: a lui fanno difetto il sentimento architettonico e il gusto pittorico. Se egli fosse stato anche architetto, non ci avrebbe dato certo la elegante base del Perseo: ma avrebbe più organicamente concepito tutto l'insieme dell'opera, così da renderla più equilibrata e più solidamente costruita. Se avesse posseduto il senso pittorico, avrebbe studiato con meno monotona insistenza tutti i particolari delle sue sculture per cercare invece, con la varietà della tecnica, una maggiore efficacia; ma quel trattare egualmente, con lo stesso sentimento, con la stessa finitezza le parti accessorie e le principali, non può a meno di togliere all'opera energia e vita. (Igino Benvenuto Supino)
  • Per lui essere un artista non significava più essere il proprietario rispettabile e posato di una bottega; significava essere un virtuoso per i cui favori i principi e i cardinali dovevano competere. (Ernst Gombrich)
  • Quel Benvenuto Cellini dipinse quivi sé stesso con sommissima ingenuità, e tal quale si sentiva d'essere [...], cioè animoso come un granatiere francese, vendicativo come una vipera, superstizioso in sommo grado e pieno di bizzarria e di capricci; galante in un crocchio d'amici, ma poco suscettibile di tenera amicizia; lascivo anzi che casto; un poco traditore, senza credersi tale; un poco invidioso e maligno; millantatore e vano, senza sospettarsi tale; senza cirimonie e senza affettazione; con una dose di matto non mediocre, accompagnata da ferma fiducia d'essere molto savio, circospetto e prudente. Di questo bel carattere l'impetuoso Benvenuto si dipinge nella sua vita senza pensarvi su più che tanto, persuasissimo sempre di dipingere un eroe. Eppure quella strana pittura di sé stesso riesce piacevolissima a' leggitori, perché si vede chiaro che non è fatta a studio, ma che è dettata da una fantasia infuocata e rapida, e ch'egli ha prima scritto che pensato; e il diletto che ne dà, mi pare che sia un po' parente di quello che proviamo nel vedere certi belli ma disperati animali armati d'unghioni e di tremende zanne, quando siamo in luogo da poterli vedere senza pericolo d'essere da essi tocchi ed offesi. (Giuseppe Baretti)

BibliografiaModifica

  • Benvenuto Cellini, La Vita, a cura di Guido Davico Bonino, Nuova Universale Einaudi, 1973.

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