Antonio Matarrese

imprenditore e dirigente sportivo italiano

Antonio Matarrese (1940 – vivente), imprenditore e dirigente sportivo italiano.

Antonio Matarrese

Citazioni di Antonio Matarrese

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  Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Franco D'Attoma] Il calcio perde un dirigente che ha sempre mostrato grande equilibrio e grande serietà. Sono queste doti, insieme a un'indubbia capacità manageriale, che gli hanno consentito negli anni '70 di diventare con il suo Perugia un protagonista della scena calcistica italiana, portando alla ribalta un'intera regione, con una società e una squadra che per prime hanno saputo raccogliere e vincere la sfida con i colossi del calcio nazionale.[1]
  • [Riferito a un gol annullato al Bari, che ne compromise la promozione in Serie A] Catuzzi mi consolò dicendomi che comunque potevo contare su un gruppo di ragazzi che l'Italia ci invidiava. Era un uomo onesto e perbene.[2]

Intervista di Michele Pennetti, corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 20 maggio 2022.

  • [...] durante il mio percorso non ho mai capito fino in fondo dove finiva la politica e cominciava il calcio, o viceversa.
  • Bearzot era un tipo difficile. Nel rapporto non ti rilassava, non ti faceva sentire a tuo agio. Stima incondizionata per lui, ma non avevi voglia di abbracciarlo.
  • Arrigo [Sacchi] è stato il rivoluzionario del nostro calcio, l'ha portato dal Medioevo alla modernità.

Intervista di Roberto Calpista, lagazzettadelmezzogiorno.it, 22 maggio 2022.

  • Baggio era un ragazzo molto a modo. E fu sfacciatamente simpatico quando in occasione di un trasferimento da una città all'altra – ero solito viaggiare con i calciatori – mi disse: "Perché non cambia religione?". E io aivoglia a dire che avevo un fratello Vescovo. "Anche suo fratello può convertirsi al buddismo". Ognuno e rimasto al posto proprio.
  • Non dimenticherò mai quando "nominatomi" presidente del Bari – perché in realtà la società era nostra –, alla prima uscita sul terreno di gioco dello Stadio della Vittoria, con al braccio la signora De Palo, con lo stadio pieno e tutti in piedi, mentre attraversavo il campo, la signora mi disse: "Presidente mi tremano la gambe". E io: "Deve vedere come tremano a me". Un momento indimenticabile, il primo ingresso nello stadio da presidente con la signora De Palo che aveva vissuto tale esperienza con il marito. Con quell'esordio iniziava la storia dei Matarrese.
  • [«È vero che quando venne assegnata la finale di Coppa dei Campioni del '91, e le chiesero "perché Bari?", lei rispose "perché è la mia città"?»] Quando si decise per la finale di Coppa dei Campioni, mi ricordo che nel comitato esecutivo della Uefa dissi che era giusto così, dopo i Mondiali di calcio a Bari e l'impegno di forti risorse per realizzare lo stadio. Però non c'era un aeroporto adeguato, insomma è stata una forzatura. Mi ricordo che l'allora direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò era piccato. Gli risposi "che Bari merita rispetto per quello che da al calcio. Io sono nato in questa terra". Ma è stata un battaglia facile da vincere.
  • [«[...] gira un aneddoto... lei in auto a Roma che con la scorta e i lampeggianti accesi affianca la vettura, bloccata, con suo fratello Vescovo a bordo... È vero che gli ha fatto il gesto dell'ombrello?»] [...] Ricordo che l'allora direttore generale della Rai, Biagio Agnes, un giorno mi chiama... "Presidente – dice con quell'accento campano – ho visto passare una macchina con due poliziotti motociclisti davanti e due dietro, ma eri tu? Ma perché non ti fai vedere... fatt vedè, fatt vedè, tu sei il padrone d'Italia, sei un democristiano vero". Quindi passando lì, con la polizia che bloccava il traffico, mi giro e vedo mio fratello in un'utilitaria con altri prelati. Mi venne spontaneo. Che poi mio fratello, Vescovo e tutto, mi rispose con una parolaccia. Adesso lui sta in Paradiso, quindi mi ha perdonato.
  • C'era spesso un contrasto tra me e i suoi colleghi [giornalisti] perché ero un decisionista, portavo novità che a volte piacevano e altre no. Mi dico spesso che erano "bei tempi quando si poteva scrivere e anche discutere su temi tra i più vari". Io, in altre parole, vi ho riempito di notizie.
  • Quando come "palazzinari" abbiamo voluto fare qualcosa di serio, non siamo stati capiti e ci hanno detto: "tutto giù". [«Si riferisce al capitolo Punta Perotti?»] Quando Emiliano, allora sindaco, decise che bisognava abbattere le torri di Punta Perotti, ero con Vincenzo a casa sua al quinto piano. Sentimmo l'esplosione e mio fratello scostò gli avvolgibili, vide cadere quello che era stato il frutto dei suoi sacrifici, del suo impegno e crollò piangendo. Sono cose che la gente deve sapere, non per una questione di interessi, ma di orgoglio per il proprio lavoro, per aver realizzato qualcosa che avrebbe dato prestigio a tutto il territorio. Comunque chi vivrà vedrà.

Da un'intervista a il Fatto Quotidiano; citato in dagospia.com, 6 luglio 2022.

  • [...] sono da sempre per la politica semplice e diretta. Sono Dc in tutto.
  • [Su Franco Carraro] È sempre necessario crearsi un avversario, altrimenti come si può vincere? [...] Mi chiamava alle sei del mattino. Imitava l'avvocato Agnelli, come lui voleva apparire sempre pronto. E si fingeva mio amico, in realtà aveva già capito che ero in ascesa. Aveva paura, mi marcava.
  • [...] nessuno osa riconoscere i meriti quando qualcuno trova la formula giusta. Stanno silenti.
  • Il potere è come una scopata continua, devi solo averne la forza.
  1. Dal Corriere dello Sport - Stadio, 8 maggio 1991; citato in Jacopo Pascone, Franco D'Attoma, il presidentissimo del Perugia dei miracoli, guerinsportivo.it, 7 maggio 2021.
  2. Citato in Catuzzi, il profeta del baby Bari che inventò il calcio champagne, la Repubblica, 30 novembre 2006.

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