Adua

città dell'Etiopia

Citazioni su Adua.

Adua

Citazioni

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  • Al colle dello Scudo d'oro ci si affaccia sull'immensa, ubertosa e ridente conca di Adua. Non vi è nulla che possa riprodurre il contrasto fra quell'impareggiabile bellezza di paesaggio e il ricordo tragico della battaglia che le impervie altissime ambe limitanti ad oriente l'orizzonte sembrano materializzare per l'eternità. (Arnaldo Cipolla)
  • Ci sono luoghi nella storia in cui si sono combattute atroci battaglie, migliaia di uomini si sono massacrati, hanno guardato per l'ultima volta il sole e commesso per sopravvivere terribili atrocità, spesso inutilmente; luoghi in cui ci si accorge del carattere totalmente artificiale della guerra, dello spazio abissale che separa gli scopi da essa perseguiti, terre, onore, ricchezza, fama, e l'enormità dei sacrifici necessari per raggiungerli. È la sensazione che si prova davanti alle disteze un tempo desolate e ora serene di Verdun, sulle sabbie afose e inutili di El Alamein, tra le pietre assetate del Carso. Adua è uno di questi luoghi. Eppure tutti la chiamano città santa. Forse perché una legge antica vietava che vi si eseguissero sentenze capitali. (Domenico Quirico)
  • L'interno di Adua, capitale del Tigrai, è quello che in brutto, costituisce l'interno di una cittaduzza araba; straducole dove si stenta a passare a cavallo, qualche stravagante costruzione in pietra che fa l'ufficio di chiesa, dinanzi alla quale i componenti della carovana si arrestano per genuflettersi e baciare la rozza porta di canne; una distesa disordinata di capanne, un gran numero di recinti conventuali, una spianata sconnessa del mercato, una quantità spaventosa di cani e tre europei residenti. E basta. Ma all'infuori dei cani, autori gratuiti di una costante e infernale sinfonia notturna, il soggiorno vi è dolcissimo per la mitezza del clima e la bellezza della campagna circostante. (Arnaldo Cipolla)
  • Adua non è più riconoscibile nei giorni di mercato: noi che avevamo contratte idee tristi e lugubri vivendo in mezzo alla città abbandonata, dove tutto parlava della morte, fummo scossi di meraviglia per quella vitalità subentrata in un organismo spento, ed assistemmo giulivi e festanti al mercato, accompagnati sempre da gran folla di fanciulli e di donne che sembrava trovassero nuova la fisionomia degli Europei.
  • Adua, per quanto si cerchi di vederla in buona posizione, non può comparire più di quello che è in realtà: vi sono quasi mille case, comprese quelle esclusivamente fatte con paglia; sono adossate ad una collina e nell'insieme della giacitura non danno al paese una figura speciale. Si può dire che in Adua vi è la parte alta e bassa della città.
  • In Adua lo squallore era indescrivibile: di giorno poche e rare persone si trovavano per via e sul volto di queste comparivano larghe tracce di sofferenze patite; di notte l'impressione era anche più profonda, perché girando in mezzo a quelle ruine illuminate dal pallido riflesso della luna si sentiva l'urlo agghiacciante della jena e la ridda degli sciacalli, i tristi alleati della morte in Africa.
  • Per noi l'aspettativa di entrare in Adua era molta: dicevamo che entrando nella capitale del Tigrè ci avvicinavamo al cuore dell'Abissinia, ove avremmo appresa un'idea chiara e nitida dei costumi del popolo.
  • La fauna non è ricca e poco c'è a divertirsi colla caccia: solo abbondano le jene che tutte le notti danno veri concerti coi loro urli attorno alle abitazioni.
  • Le vie di Adua sono né più né meno di letti da torrente, senza la risorsa dell'acqua che si incaricherebbe di un pochino di pulizia: larghe in media poco più, e qualche volta meno di un metro, e tutte fiancheggiate da mura o da steccati alti da due a tre.
  • Speravamo di migliorare la nostra prima impressione su Adua, ma anche visitata per bene e con tutto il buon volere immaginabile, bisogna pur confessare che è un vero squallore.

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