Valerio Lundini

comico italiano (1986)

Valerio Lundini (1986 – vivente), comico, conduttore televisivo, autore televisivo e musicista italiano.

Era meglio il libroModifica

  • Ogni volta che, leggendo, mi imbatto in un personaggio di fantasia, la mia mente equipaggia con grande fatica dei casting immaginari, ma tutto questo mio certosino lavoro sinaptico viene puntualmente demolito dall'autore del libro, che, a un certo punto, decide di cambiargli i connotati. E magari lo decide a pagina 180! [...] Posso tranquillamente dire che i film, da questo punto di vista, sono migliori dei libri. Mandiamo a quel paese la questione dello sviluppare la fantasia! Si presume che se acquisto un libro io stia pagando per la fantasia di qualcun altro. Non prendo un taxi se devo trovargli parcheggio. (pp. 9-10)
  • Almeno una volta, nei nostri lunghi archi vitali, c'è stato un momento in cui abbiamo stretto la mano a qualcuno e subito dopo è arrivato un altro, di sottecchi, a dirgli che noi eravamo il capo della Rai.
    Molto spesso un rumeno.
    Senza generalizzare. (p. 17)
  • «Mi perdoni» chiedo al conducente [dell'autobus], «ma questo non ferma più in viale XXI aprile?»
    «Viale che?»
    «Viale Ventuno aprile.» (p. 20)
  • [Al primo appuntamento con una donna] Durante la cena parliamo amabilmente. Scopro che abbiamo un mucchio di cose in comune. Adoriamo la montagna, ci annoia il mare, abbiamo votato entrambi Mario Monti e il nostro film preferito è Leaving Neverland. (p. 60)
  • Io song' nat a Roma | tu invece si 'e Milano | Ma allora perché cazzo | sto a parlà napoletano? (p. 70)
  • Più che svezzato, a sedici anni Califano frequentava già i bordelli. Raccontava che le prostitute non lo facevano pagare (alla faccia delle prostitute|) e lo baciavano persino in bocca, contravvenendo alla famosa regola del meretricio che molti di noi hanno imparato guardando i primi minuti di Pretty Woman, molti altri andando proprio con le troie.
    Quella di Franco Califano per le donne era una passione smodata (si diceva fosse addirittura eterosessuale). Una passione che non è mai stata seconda a null'altro nella sua continua ricerca del piacere. Le donne venivano prima della musica, della scrittura, della droga e delle cassette di Califano. (pp. 75-76)
  • «La Croce d'Italia» non può scendere al livello di certa concorrenza, avvezza a infilare vittima e carnefice nello stesso calderone. Il collega Bruno Lipovilla e la sua un tempo felice penna verranno per sempre allontanati da questa redazione. Bruno lo scoprirà leggendo questo articolo (al momento è qui accanto a me e pensa che io stia comprando online delle noci). (p. 89)
  • Unèshc, Unèshc... | ogni cosa ca tu tuocc' | addiventa 'o patrimonio tuoie || Tu sient' chistu dialetto | e tu priésto ric': «Chesta lengua | addiventa 'o patrimonio mio» || Tu vir 'na bella pizza ca' pummarola 'ngoppa | bell'e buon' ric': «Chesta nunn'è 'na pizz'... | chist' è 'o patrimonio mio!» || Me vuless' fa 'na tazzulella e' cafè | ma nun facc' a tiemp e ce pensà | ca tu subito: «Patrimonio mio pur' a tazzulella!» (p. 111)
  • Col termine «ciclista» qui in Italia s'intende, il più delle volte, un individuo che va in bici. Ciclista è, però, anche chi le bici le ripara.
    Si dice sempre ciclista.
    Bruno, il ciclista sotto casa mia, era uno di quelli che le bici le riparava. Poi sicuramente le pedalava anche, ci mancherebbe altro. Forse è proprio per questo che i riparatori di bici tendono a essere chiamati ciclisti anch'essi come i pedalatori. Perché se le ripari, alla fine, gira che ti rigira, è molto probabile che poi un paio di corsette te le fai. Magari senza esagerare, ecc. (p. 141)
  • Bruno il ciclista, come molti suoi clienti abituali, era un romano antico. Semmai questo testo dovesse essere tradotto per il mercato anglofono, ci sarebbe bisogno di una spiegazione. Per gli inglesi l'aggettivo va sempre davanti al nome. Ma Bruno era un romano antico e non un antico romano.
    Gli antichi romani erano Ottaviano, Caio Sempronio Gracco eccetera. I romani antichi invece sono i personaggi come Bruno. Signori over 70 nati a Roma (e romani da almeno tre generazioni) che non vedono l'ora di poterti bonariamente ricordare, con una scontatissima e non richiesta massima in dialetto capitolino, quanto loro ne sappiano più di te. Sempre. (p. 142)
  • Non ho mai amato le feste di Capodanno. Spero sempre che tutti quelli che mi circondano si distraggano e dimentichino di fare il consueto countdown. Purtroppo, non è mai accaduto. A volte capita di andarci vicino, ma c'è sempre qualche guastafeste che una ventina di secondi prima avverte tutti. (p. 165)

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