Sudan

stato dell'Africa subsahariana

Citazioni sul Sudan.

Bandiera del Sudan

Citazioni

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  • Dio ha fatto il Sudan e poi si è messo a ridere. (proverbio sudanese)
  • Nel Sudan, i «liberali» sostengono che l'accusa di apostasia non deve costituire un casus belli tra musulmani e cristiani. La minaccia della pena di morte sarebbe soltanto virtuale, poiché un convertito non può essere perseguito nel nome di una legge religiosa che riguarda soltanto i musulmani. (Bernardo Valli)
  • Ponte fra l'Africa settentrionale e quella centro-meridionale, il Sudan ha condiviso con l'Egitto, sia pure in modo periferico, la civiltà dei Faraoni, con l'Etiopia momenti di cristianità, con tutto il Nord Africa e il Medio Oriente l'impetuosa benché tarda penetrazione islamica. Il paese è diviso orizzontalmente in due, dal punto di vista etnico, religioso e culturale. Al Nord tribù di stirpe sudanese arabizzate e islamizzate; al Sud popoli nilotici, pagani o cristiani, che non parlano arabo e che hanno affinità più con l'Uganda, il Kenia, lo Zaire, che con i loro compatrioti settentrionali: dai quali, anzi, sono stati razziati e fatti schiavi per secoli, e infine massacrati durante la sanguinosa guerriglia degli Anya-Nya, che si erano fatti uno stemma con il bufalo cafro, una freccia e due serpenti intrecciati: tutti simboli dell'Africa Nera, non del mondo arabo. (Arminio Savioli)
  • Storicamente ci sono profonde differenze fra centro-nord e sud, anche perché per oltre mezzo secolo gli inglesi separarono rigidamente le due zone, per meglio dominarle. Non si tratta tanto di contrasti etnici e religiosi, quanto sociali. Il nord è più avanzato, in tutti i campi: cultura, politica, economia. Nel sud l'agricoltura è arretratissima, non ci sono ne fabbriche, ne capitali da investire, tecnici e intellettuali sono pochissimi. È anche vero, però, che la reazione interna e internazionale ha sfruttato questo stato di cose. (Joseph Garang)
  • I confini coloniali del Sudan, come ovunque in Africa, erano arbitrari dal punto di vista dei popoli autoctoni, poiché nessuno di questi popoli venne consultato sulla sua volontà di far parte o no di questo o quel territorio coloniale. I confini coloniali che i nostri stati "indipendenti" ereditarono esprimevano soltanto i limiti che separavano una zona d'influenza coloniale dall'altra.
  • Il nostro Paese, Belaad al Sudan, è un prodotto incompleto d'un lungo processo storico. Ha subito un processo continuo di metamorfosi e mutazioni lungo la storia - cambiando identità e contenuto di volta in volta in conformità con l'interazione e la correlazione di potere tra le forze sociopolitiche e socio-storiche in un qualsiasi dato periodo - gli stati e civiltà kushitiche, faraoniche, cristiane, islamiche e coloniali sono apparsi e scomparsi sul suolo della nostra grande terra, il Sudan.
  • La storia del popolo sudanese è stata la storia di una continua lotta tra gli oppressi e gli oppressori, gli invasi e gli invasori, tra gli sfruttati e gli sfruttatori - dal nostro passato antico fino ai giorni nostri, il nostro popolo sudanese ha sempre lottato per la libertà, la giustizia e la dignità, per una vita migliore. Gli interessi, la cultura e l'identità delle forze regnanti sono sempre stati dominanti ed imposte sull'intera società. È sempre stato così ed è così tuttora.
  • Il Sudan è il primo stato africano a conquistare l'indipendenza dopo la seconda guerra mondiale. Prima era stato una colonia britannica composta di due parti artificiosamente, burocraticamente messe insieme: il nord arabo-musulmano e il sud "negro"-cristiano (e animista). Tra questi due gruppi esistevano un antagonismo, un'inimicizia e un odio di vecchia data, visto che per anni gli arabi del nord avevano invaso il sud catturandone gli abitanti e vendendoli come schiavi.
    Come potevano, quei mondo in conflitto, convivere in un unico stato indipendente? Infatti non potevano, e proprio su questo contavano gli inglesi. A quei tempi i vecchi stati coloniali europei erano convinti che, pur rinunciando formalmente alle colonie, di fatto avrebbero continuato a governarle: in Sudan, per esempio, facendo da agenti conciliatori tra musulmani del nord e cristiani animisti del sud. Presto però queste illusioni imperialiste svanirono. Già nel 1962 in Sudan scoppiò la prima guerra civile tra sud e nord (preceduta da rivolte e insurrezioni nel sud).
  • La prima guerra sudanese durò dieci anni, fino al 1972. Poi, per i dieci anni successivi, si instaurò una fragile pace provvisoria. Quando, nel 1983, il governo islamico di Khartoum tentò di imporre la legge islamica (sharia) a tutto il paese, cominciò la nuova e più terribile fase di questa guerra ancora in atto. Si tratta del conflitto più grande e più lungo della storia dell'Africa e, probabilmente, in questo momento anche del mondo intero; ma svolgendosi in una sperduta provincia del nostro pianeta e non minacciando direttamente né Europa né America, non suscita alcun interesse. Per giunta, a causa delle difficoltà di comunicazione e delle drastiche restrizioni di Khartoum, i teatri di questa guerra, i suoi vasti e tragici campi di morte sono praticamente irraggiungibili dai media e la maggior parte del mondo ignora completamente che in Sudan sia in atto un conflitto di proporzioni gigantesche.
  • Non so come sia cominciata questa guerra. È passato tanto di quel tempo! Una mucca rubata ai dinka dai soldati dell'esercito governativo, che poi i dinka si sono ripresi, provocando una sparatoria e dei morti? Più o meno le cose saranno andate così. Naturalmente la mucca non era che un pretesto: i signori arabi di Khartoum non potevano tollerare che pastori del sud godessero dei loro stessi diritti. La gente del sud non voleva che il Sudan indipendente fosse governato dai figli dei mercanti di schiavi. Il sud voleva la secessione, uno stato proprio. Il nord decise di distruggere i ribelli. Comciarono i massacri. Si dice che finora la guerra abbia causato un milione e mezzo di vittime.

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