Luigi Barzini (1874-1947): differenze tra le versioni

→‎Incipit di alcune opere: Nel mondo degli spiriti
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<div align="right">Da bordo del ''Venezuela'', 12 ottobre.</div>
Chi può udire senza commozione profonda il grido che si leva da una nave carica d'emigranti, nel momento della partenza, quel grido al quale risponde la moltitudine assiepata sulle banchine, urlo disperato di mille voci rauche di pianto? Gridano addio! E par che gridino aiuto!...
 
===''Nel mondo degli spiriti con Eusapia Paladino''===
Un viaggio nel mondo dei misteri spiritici: ecco una spedizione allettevole per un redattore viaggiante. Io l'ho intrapresa, e sono giunto alla prima tappa. Vi presento la mia guida: la signora [[Eusapia Palladino|Eusapia {{sic|Paladino}}]], di professione ''medium''.<br>Essa è di fama mondiale, e la sua rinomanza è in questi giorni rinfrescata da polemiche clamorose. Fra chi nega e chi afferma il medianismo, la celebre Eusapia si mantiene di una serenità inalterabile. È indifferente a tutto quello che si scrive, anche per l'eccellente ragione che essa ha la fortuna d'ignorare l'arte del leggere e dello scrivere; e nessuno osa informarla verbalmente delle dispute di cui è oggetto per paura delle sue collere. Eusapia è collerica e capricciosa. Non ammette il dubbio intorno alle sue virtù straordinarie, e tronca ogni discussione in proposito emettendo le sue più pittoresche ed energiche contumelie del fiorito dialetto napoletano. <!-- (cap. I, pp. 33-34) -->
 
===''Una porta d'Italia col Tedesco per portiere''===
Un po’ di storia. Abbiamo occupato l’Alto Adige nel novembre del 1918 e vi abbiamo stabilito un governo militare. Fu un governo sentinella. Ebbe l’ordine di non urtar niente, di muoversi in punta di piedi per lasciar dormire l’Alto Adige, così come l'avevamo trovato, fino al momento in cui si sarebbe presa qualche decisione. Il Ministero non aveva un programma. Imbarazzato fra le necessità nazionali, l’incubo del Consiglio Supremo, la propria ignoranza e il feticismo per una libertà demagogica, esso sceglieva il minimo comun denominatore di tutte queste influenze. Oscillava così fra una vaga volontà di energia e il desiderio che questa energia non trapelasse, come Tartarin che chiamava il leone ma a bassa voce per non esserne udito. Raccomandava concisamente «tatto e moderazione». Non sapeva quel che si dovesse fare, ma prescriveva che fosse fatto «a gradi». Dimenticava quella grande ed eterna regola fondamentale che nei momenti di crisi prescrive di fare le cose spiacevoli ma necessarie tutte in una volta e di far poi un po’ alla volta quelle bene accette, per la stessa ragione per cui s’ingoja d’un colpo la medicina amara e si centellina lentamente il buon liquore. La politica saggia è quella che si adatta alla natura degli uomini. Ma bisogna sapere qual’è la medicina e qual’è il liquore. Il Governo non pensò nemmeno d’informarsi in modo conclusivo, non ordinò studi ed inchieste a tecnici provetti: era già abituato ad affrontare i più formidabili problemi del mondo senza conoscerli.
 
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