Differenze tra le versioni di "Giovanni Stefano Menochio"

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*Quivi hò detto, che ''opus interrasile'' è qual lavoro, che fanno gli scultori, che non è in tutte le sue parti piano, uguale, e liscio; ma parte incavato, sollevato, e per così dire, aspro. Volgarmente nella nostra lingua italiana si chiama, ''[[bassorilievo|basso rilievo]]''. (da ''Centuria Seconda'', p. 276)
*Li Publicani, de' quali spesso si fa mentione nell'historia Evangelica, erano gli esattori delle pubbliche gabelle, li quali erano grandemente odiati dagli Ebrei, che li stimavano peccatori; e professori di ufficio infame. (da ''Centuria Seconda'', p. 291)
*[[Plutarco]] ancora nella via di Lucullo, dice, che egli cacciò dall'Asia li Publicani, come Harpie, che delle facoltà de' paesani honestamente guadagnare, e possedute fecero preda. Hor questi Publicani, come detto habbiamo, particolarmente odiati dagli Ebrei, e l'Abulense sopra 'l prologo di [[San Girolamo|S. Girolamo]] in Evangelia, dice, che la causa di ciò era, perche l'ufficio di Publicano difficilmente poteva esercitarsi senza peccato. Il Giansenio nel capo 13. della sua concordia Evangelica, perche erano avari, ingiusti, e rapaci. Il Cardinal Baronio nel tomo primo de' suoi annali all'anno di Christo trent'uno, perche gli Ebrei stimavano di dovere essere esenti da' tributi, contributioni, e gabelle, le quali erano da' Publicani riscosse. (da ''Centuria Seconda'', p. 292)
*Il modo di [[Molitura|macinare]] degli antichi, e di cavare la farina dal grano, era al principio il romperlo pistando ne' mortari: al quale poi succedettero le mole, che girare à mano, ò da giumenti, più speditamente, e meglio facevano l'effetto. Le mole à mano erano per ordinario girate da' schiavi, ò dalle schiave, & era ministerio molto faticoso, e vile, che però come di tale se ne fà mentione nel c. II dell'Esodo, mentre si dice: ''Morietur omne primogenitum à primogenito Pharaonis usque ad primogenitum ancille, quaesi ad molam''. Così Sansone fatto prigioniero, e trattato da schiavo da' Filistei, fù condannato alla mola. Homero nel lib. 7. dell'Odissea dice, che Alcinoo Rè de' Feaci haveva nella sua famiglia cinquanta schiave, alcune delle quali attendevano alla macina. (da ''Centuria Seconda'', p. 296)
 
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