Sant'Ambrogio

vescovo di Milano, scrittore e santo cristano

Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio (339/340 – 397), vescovo e scrittore romano.

Ambrogio di Milano

Citazioni di Sant'Ambrogio

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  • Adamo è stato condotto al peccato da Eva e non Eva da Adamo. È giusto che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare.[1]
  • Chi potrebbe disperare di sé dal momento che giunse alla fede anche Zaccheo, lui che traeva il suo guadagno dalla frode?[2]
  • Dove è Pietro, ivi è la Chiesa.
Ubi Petrus, ibi Ecclesia.[3]
  • E cos'altro aveva in mente Giovanni se non quel che è virtuoso? Cosicché egli non poteva sopportare un'unione disonesta perfino nel caso del re, dicendo: "Non è lecito per te averla in moglie". Lui poteva essere rimasto in silenzio, se egli non avesse considerato indecoroso non dire la verità per paura della morte, far cadere il ministero profetico di fronte all'autorità del re o adoperarsi in adulazioni. Sapeva bene che sarebbe morto in quanto avversava il re, ma preferì la virtù alla salvezza fisica. Cosa c'è di più utile della passione per portare i santi verso la gloria?
Quid autem aliud Ioannes nisi honestatem consideravit? ut inhonestas nuptias etiam in rege non posset perpeti, dicens: Non licet tibi illam uxorem habere. Potuit tacere, nisi indecorum sibi iudicasset mortis metu verum non dicere, inclinare regi propheticam auctoritatem, adulationem subtexere. Sciebat utique moriturum se esse, quia regi adversabatur: sed honestatem saluti praetulit. Et tamen quid utilius quam quod passionis viro sancto advexit gloriam? (Da De Officiis, libro III, cap. 14, parte 89; citato in Ambrogio - Latino, tradurreantico.it)
  • La Chiesa è stata costruita dallo Spirito Santo.[4]
  • Le figlie di questo mondo vengono sposate e si sposano, la figlia del regno dei cieli si astiene invece dai piaceri della carne.[5]
  • Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi.[6]

Caino e Abele

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  • Chi promette a Dio e mantiene quello che gli ha promesso, lo loda.
  • Il Signore Gesù ti ha fatto conoscere in modo divino la bontà del Padre che sa concedere cose buone, perché anche tu chieda a lui, che è buono, ciò che è buono.
  • La preghiera troppo prolissa spesso diventa meccanica e d'altra parte l'eccessivo distanziamento porta alla negligenza.
  • Quando domandi perdono per te, allora è proprio quello il momento di ricordarti che devi concederlo agli altri.
  • Se i singoli pregano soltanto per se stessi, la grazia è solo in proporzione della preghiera di ognuno, secondo la sua maggiore o minore dignità. Se invece i singoli pregano per tutti, tutti pregano per i singoli e il vantaggio è maggiore.

Commento sui salmi

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  • Beato colui alla cui porta bussa Cristo. La nostra porta è la fede, la quale – se è forte – rafforza tutta la casa. È questa la porta per la quale entra Cristo.
  • Che cosa di più dolce di un salmo?
  • Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste?
  • Nel salmo il gusto gareggia con l'istruzione.
  • Prima si deve morire al peccato e solamente dopo si può stabilire in questo corpo la varietà delle diverse opere di virtù con le quali rendere al Signore l'omaggio della nostra devozione.

Esamerone

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  • Orsù, parliamo della natura delle bestie e della creazione dell'uomo. Già da un pezzo infatti sento che alcuni mormorano dicendo: «Fino a quando attenderemo a imparare ciò che non ci riguarda e ignoreremo ciò che ci tocca direttamente? Fino a quando ci saranno fornite cognizioni sugli altri esseri viventi, mentre non conosciamo noi stessi? Dica ciò che mi sia utile a conoscere me stesso». Questa lamentela è giusta, ma bisogna seguire l'ordine disposto dalla Scrittura, anche perché non possiamo conoscerci in modo veramente completo, se prima non abbiamo imparato a conoscere quale sia la natura di tutti gli esseri viventi. (1979, p. 345)
  • Solo i cani che sanno latrare per i padroni, sanno difendere le loro case. Perciò impara anche tu a levare la tua voce per Cristo, quando feroci lupi ne assaltano l'ovile, impara a tener pronta nella tua bocca la parola, perché non sembri che tu, come un cane muto mantenendo un silenzio imputabile a tradimento, abbia abbandonato il posto di guardia affidato alla tua fedeltà. Tale fu il cane viaggiatore e compagno dell'angelo, che Raffaele non inutilmente nel libro ispirato [di Tobia] ritenne di prendere con sé e con il figlio di Tobi, quando si mise in cammino per mettere in fuga Asmodeo e sancire le nozze; infatti la riconoscenza d'un animo non immemore scaccia il demonio e consolida il matrimonio. Perciò il santo angelo Raffaele con l'esempio di quel muto animale educava alla riconoscenza l'animo del giovane Tobia ch'era stato affidato alla sua protezione. Chi non arrossirebbe di non mostrarsi grato a coloro che gli hanno fatto del bene, vedendo che persino le bestie cercano di evitare la taccia d'ingratitudine? (1979, pp. 357-359)
  • La rondine sa quando arrivare, quando partire; quel tenero uccello sa anche annunciare con il proprio arrivo i primi inizi della primavera. (1979, p. 359)
  • [Le fiere] ignorano gli odii delle matrigne né, cambiando coniuge, i genitori diventano snaturati verso la loro prole né sanno mostrare preferenza per i figli dell'unione successiva e quindi trascurare quelli della precedente. Conoscono i frutti dell'amore, ignorano le differenze dell'affetto, gli stimoli dell'odio, le discriminazioni dell'avversione. La natura delle fiere è semplice, non sa alterare la verità. Il Signore ha stabilito in ogni creatura un tale equilibrio per cui ha concesso maggiore semplicità d'affetto a quelli cui ha dato minore capacità razionale. Quale fiera non esiterebbe ad offrirsi spontaneamente alla morte in difesa dei propri piccoli? (VI giorno, IX, cap. 4, n. 22; 2002, p. 261)
  • Cerchi un rimedio ed eviti il digiuno, come se tu potessi trovare un rimedio migliore. Se un serpente assaggia lo sputo di un uomo digiuno, muore. Tu vedi quant'è grande la potenza del digiuno, così che un uomo col suo sputo uccide un serpente terrestre e tanto più quello spirituale. (VI giorno, IX, cap. 4, n. 27; 2002, p. 266)
  • Ma ormai è tempo di porre fine al nostro discorso, perché è finito il sesto giorno e si è conclusa la creazione del mondo con la formazione di quel capolavoro ch'è l'uomo, il quale esercita il dominio su tutti gli esseri viventi ed è come il culmine e la suprema bellezza d'ogni essere creato. Veramente dovremmo mantenere un reverente silenzio, poiché il Signore si riposò da ogni opera del mondo. Si riposò poi nell'intimo dell'uomo, si riposò nella sua mente e nel suo pensiero; infatti, aveva creato l'uomo dotato di ragione, capace d'imitarlo, emulo delle sue virtù, bramoso delle grazie celesti. In queste sue doti, riposa Iddio che ha detto: O su chi riposerò, se non su chi è umile, tranquillo e teme le mie parole. (VI giorno, IX, cap. 10, n. 75; 2002, pp. 301-302)

Citazioni su Sant'Ambrogio

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  • A Sant'Ambrogio [...] è toccata la stessa sorte di molte altre personalità eminenti della storia della musica: i posteri gli hanno attribuito meriti sopra meriti, ed invenzioni sopra invenzioni, che ora la critica storica è costretta a negargli. (Hugo Riemann)
  • Egli [...] introdusse in Occidente la maniera di cantare i Salmi e gl'Inni in uso, fino a quel tempo, soltanto nell'Oriente; e prima che altrove nella chiesa milanese. Egli educò il popolo al canto liturgico più di quel che in Occidente lo fosse per l'innanzi. Egli fece cantare i Salmi e gl'Inni in modo antifonico, vale a dire, in maniera alternativa fra due cori, oppure a foggia di responsorio, sicché l'intera comunità rispondeva ad una voce, che poteva essere anche quella del sacerdote. Egli per giunta corresse varie cantilene ecclesiastiche più antiche, altre ne ridusse a forma più melodica e ritmica.
  • Le melodie di sant'Ambrogio ci vengono costantemente descritte quali un insieme di melopee soavi e gradite, e ad un tempo dignitose ed elevate, mentre al loro confronto il corale gregoriano, che comparve più tardi, vien tratteggiato siccome serio, solenne, sempre severo, e profondamente misterioso.
  • Sant'Ambrogio dettò egli stesso e musicò degli Inni di fattura tanto eccellente, che quelli in seguito composti ad imitazione dei suoi vennero designati per ancor lungo tempo dal nome di lui, Inni ambrosiani.
    La forma poetica di tali Inni di sant'Ambrogio era molto nobile, ed in pari tempo di grande semplicità. Le più sublimi verità profondamente sentite, esposte con rara elevatezza di dignità di linguaggio, quantunque senz'artifizio, fanno di tali cantici dei componimenti poetici di perenne valore.
  1. Citato in Franca Ongaro, Una voce: riflessioni sulla donna, Il Saggiatore.
  2. Dall'Esposizione del Vangelo secondo Luca 8,86; citato in Frédéric Manns, Desideravo vederti e ho scoperto di essere visto in anticipo da te Zaccheo l'impuro purificato, osservatoreromano.va, 19 giugno 2021.
  3. Da Expositio in Ps. XL, par. 30, nell'edizione Maurina delle Opere, tom. I, Parigi, 1686, col. 879.
  4. Da Lo Spirito Santo, II, 110; citato in Yannis Spiteris, L'ecclesiologia della «Dominus Iesus» e dialogo ecumenico, PATH, n. 2, 2002, vol. 1, p. 355.
  5. Da La verginità.
  6. Citato in Marco Garzonio, Fiumi carsici, in Aa. Vv., Corruzione: malattia sociale che distrugge competitività, civiltà, Costituzione e carità, ESD, Bologna, 2010. p. 233. ISBN 978-88-7094-768-7

Bibliografia

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  • Sant'Ambrogio, Caino e Abele, in AA.VV., Liturgia horarum iuxta ritum Romanum, Typis Polyglottis Vaticanis, ed. italiana, Roma, 1972.
  • Sant'Ambrogio, Commento sui salmi, in AA.VV., Liturgia horarum iuxta ritum Romanum, Typis Polyglottis Vaticanis, ed. italiana, Roma, 1972.
  • Sant'Ambrogio, Esamerone, traduzione di Gabriele Banterle, Città Nuova, Roma, 2002. ISBN 88-311-3164-8
  • Sant'Ambrogio, Esamerone, in I sei giorni della creazione, traduzione di Gabriele Banterle, Biblioteca Ambrosiana – Città Nuova, Milano – Roma, 1979.

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