Salvatore Veca

filosofo italiano

Salvatore Veca (1943 – vivente), filosofo italiano.

Citazioni di Salvatore VecaModifica

  • I nostri rapporti con la verità hanno qualche cosa a che vedere con i nostri rapporti fra noi ed il mondo.[1]
  • La neutralità della sociometria occulta una precisa ideologia: la psicologia è in tal modo in una tipica situazione di "oggettivazione" e di caduta delle intenzionalità e del significato delle sue operazioni teoriche, della sua prassi; essa fornisce un esempio tipico di quell'oblio del significato si cui parla Husserl nella "Crisi" [...] L'esigenza di una indagine genetica che riveli la radice intersoggettiva della nevrosi reagendo al pericolo solipsistico della psicoanalisi, rimane, l'aspetto più interessante e valido della ricerca moreniana. [...] L'intersoggettività che Moreno vuol rivendicare in sede diagnostica e in sede terapeutica, si rivela come una intersoggettività astratta, o come diremmo in linguaggio fenomenologico, non fondata. [2]
  • La soggettività concreta deve poter usare le sue tecniche espressive nella loro totalità: il gesto, la parola, il movimento corporeo sono gli strumenti adeguati per tale procedimento terapeutico. Il corpo è considerato da Moreno come un organe d'expression, porteur d'intentions.[3]
  • Leggendo e rileggendo queste pagine di Robert Nozick possiamo sentire che la sua filosofia ci accompagna, con intelligenza luminosa, sensibilità e amicizia, nella nostra vita esaminata.[4]
  • L'individuo, la cui caratteristica di fondo è per Moreno costituita dalla spontaneità-creatività si allinea nel ruolo: nel momento in cui si apre un conflitto, più o meno consapevole tra soggetto e ruolo, tra individuo e modello già dato, sorge la malattia, l'ansia, la nevrosi.[5]
  • [Con la pandemia di covid-19] Siamo passati da una città [Milano] che si nutriva della sua stessa luce, conquistata con Expo, a questo deserto che invade, come ci direbbe Stefano Boeri, le sue piazze. Siamo nella Terra desolata di Eliot.[6]
  • Sono convinto che la teoria della democrazia dei contemporanei debba rispondere ai dilemmi che si formulano in un mondo mutato, quello che accade semplicemente sia il nostro. E mi chiedo quale sia l'interpretazione della libertà democratica più appropriata a questo scopo, se questo scopo è condiviso. La domanda è ora questa: quale grammatica della libertà, ai tempi del disagio interno alla democrazia e dell'inimicizia esterna verso la democrazia?[7]

Premessa a I diritti animali di Tom Regan

  • Nella letteratura ormai molto estesa e altrettanto variegata sui diritti animali il libro di Tom Regan [...] occupa un posto particolare e saliente. The Case for Animal Rights è uno dei pochi tentativi di dare carattere sistematico e di formulare una più ampia teoria filosofica di sfondo entro cui assumono il loro senso determinato argomenti a favore di ragioni morali. Queste ultime sostengono, informano e dettano quali debbano essere i trattamenti, le azioni, le istituzioni, le pratiche sociali giuste che coinvolgono e toccano i rapporti fra noi, animali umani, e i nostri compagni di viaggio nell'avventura o nell'odissea dell'evoluzione, gli animali non umani.
  • Inaugurata nel 1975 dal celebre pamphlet di Peter Singer, Animal Liberation, la ricerca filosofica su nostri doveri verso gli animali, sui diritti morali da ascrivere loro, su come è giusto trattarli, su quali pratiche — economiche, scientifiche, tecnologiche — siano coerenti con i principî di un'etica normativa che include fra i suoi «clienti» i nipoti di Bentham e di Kant tanto quanto quelli di Fido o di Pluto, è ormai vastissima.
  • Molte donne e uomini partecipano a movimenti che hanno come scopo principale quello di minimizzare la sofferenza e la crudeltà e di massimizzare il rispetto e la tutela dei diritti degli animali. Essi prendono posizione contro istituzioni e pratiche dettate dalla crudeltà o dall'ingiustizia.
  • Il libro di Tom Regan è un appassionante, rigoroso e accurato tentativo filosofico di formulare una teoria normativa comprensiva che getti la luce più perspicua sulle ragioni che militano a favore di trattamenti, pratiche e istituzioni modellate dal (e coerenti con il) principio dell'eguale rispetto dovuto, per strette ragioni di giustizia, ai nostri compagni di viaggio sulla terra, gli animali non umani.
  • Credo che uomini e donne riflessive, disposte a esaminare le questioni di vita proprie e quelle dei nostri compagni di viaggio sulla terra, debbano in ogni caso essere grate a filosofi come Tom Regan per l'impegno, la probità scientifica e la passione profuse per qualcosa che ha a che fare con quanto possiamo ancora chiamare, nelle nostre forme di vita in comune da vivere, un «progresso» possibile in etica.

NoteModifica

  1. Da Dell'incertezza: tre meditazioni filosofiche, Feltrinelli, 1997, p. 70.
  2. In Moreno, psicodramma e sociometria, Aut Aut, marzo 1967, p.103
  3. In Moreno, psicodramma e sociometria, Aut Aut, marzo 1967, p.95
  4. Dalla quarta di copertina di Robert Nozick, La vita pensata, Rizzoli.
  5. In Moreno, psicodramma e sociometria, Aut Aut, marzo 1967, p.95
  6. Citato in Piero Colaprico, Milano. L’incubo di un’epidemia bis nella metropoli che scalpita, la Repubblica, 29 aprile 2020, p. 8.
  7. Da La priorità del male e l'offerta filosofica, Feltrinelli, 2005.

BibliografiaModifica

  • Salvatore Veca, Premessa a Tom Regan, I diritti animali, Garzanti, Milano, 1990. ISBN 88-11-59875-3

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