Rocco Scotellaro

scrittore, poeta e politico italiano (1923-1953)

Rocco Scotellaro, (1923 – 1953), poeta, scrittore e politico italiano.

Rocco Scotellaro

Uno si distrae al bivio

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Citazioni

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  • Mi sono fermato in un punto. Numerose strade mi chiamano. Io resto al bivio ostinato a non mettermi per nessuna di quelle strade, se il cielo della mia gioventù prima non si conclude e non resta documentato, glorificato. Soffro, ho sofferto. La prova che ho veramente esistito me la dai tu, come ti dico.
  • Vivere è illudersi di non morire mai.
  • Dite buon uomo, -chiese- sempre ritornando dove posso arrivare? E quegli senza scomporsi: E dimmi, figlio mio, sempre andando avanti io dove vado a finire?
  • E in questo silenzio uno assapora i suoi sogni ad occhi aperti.
  • E quando tutti dormono e si è a pochi minuti dal sonno, ognuno si sente incomparabilmente grande.
  • Sulle piazze direbbe che dio non esiste, altrimenti lui non era povero e gli altri non facevano frizzi e il mondo non andava a passeggio coi fatti degli altri.
  • Tutti abbiamo una idea fissa di diventare un giorno proprio quello che non potremo mai essere.
  • Si sentì ossessionato e si chiedeva sempre: come si fa a non commettere una sola cattiva azione, soltanto una al giorno?
  • La gente se c'è il sole dice che il caldo è forte, e se il sole non c'è dice che fresco viene l'inverno e che il freddo di quest'anno è insopportabile, proprio non si può.
  • Ha chiesto molte volte al cuore di essere sincero e il cuore gli ha risposto che le belle donne andrebbero impiccate ed arse.
  • Si figurò l'ombra cara d'un giovane malato, come lui, di niente. Era la stessa sua ombra che il vento gli portava. Per anni, tutte le sere un sogno d'amore svanito. Aveva impresso in un fotogramma dell'anima tutti i visi, tutte le vesti, tutte le ragazzine che voleva mangiarsi con gli occhi. E tutte queste ragazzine formavano un piccolo paradiso, dal quale gli pareva di precipitare inesorabilmente.
  • La bellezza, si diceva, è sempre altera e impenetrabile. Quando sedevano davanti ai caffè con le gambe accavallate, quel nudo gonfiava la vene dei passanti.
  • La solitudine tira molti scherzi. Ci spreme, si spreme che noi ci troviamo nel tempo fino al primo giorno della nostra conoscenza. E altro non vogliamo, per raccontarci.
  • Farmi scapigliare dalle sue mani i radi capelli, amorevolmente. Nel suo grembo, come in quello di mia madre un tempo, viaggiare nei sogni, contento!
  • L'amore era culto fino al ridicolo, in taluni.
  • Farsi una vita era per Ramorra come mettere su un pranzo quando anche l'olio manca, la cucina, un fiammifero. [...] Aveva provato per un anno a farsi solide basi di un avvenire e di tutto questo tempo non gli uscì dalla penna se non uno dei suoi soliti colloqui con sé medesimo.
  • ...sotto il letto, ruzzano i bimbi smisuratamente fino agli ultimi minuti prima di scuola. A quell'ora, sempre, quante riflessioni vai maturando e ti fai lo schizzo della vita nuova.
  • È sera con la luna. Ti stanchi a passeggiare. Staresti tutta la notte fuori, così, a bearti delle cose sotto la luna che t'appaiono eterne: così le porte chiuse, i camini, i muri dei giardini. Con tutte le cose vorresti stare un po' assieme e vedere come la luna tramonta, ascoltando i gemiti di questi uccellacci notturni. Questi gemiti richiamano i morti e tu ti prepareresti a vederli passeggiare, i morti in vestaglie bianche.
  • E a ognuno casa sua, a ognuno il suo letto e l'ombra. Così la gente si arrende, al sonno. Ma tu chè! non credi che la notte sia fatta per dormire e le cose non credi che dormano.
  • Per tante ore della notte il mondo tace abbandonato sotto lo stupore di mille stelle. Per altrettante ore tu ti adagi nel letto nudo di anima e corpo. Ritorni al tuo essere primo. Qualcuno ti legge i più segreti pensieri senza che tu lo sappia. Perché? A questo punto perché ti sei fermamente deciso a ricominciare domani? Vita nuova?
  • Solo la notte sapevi che eri un vinto e Cristo era il vincitore. Ma t'addormentavi così presto!
  • Quante aspirazioni, quante lenti per l'avvenire! Cose incominciate, poesiole, articoletti, drammi di tre atti e tanti quadri! I suoi amici volevano una sola cosa, l'ottenevano ed erano contenti. Lui voleva l'impossibile, s'era messo in testa di vedere il suo nome o gridato come quello d'un calciatore o scritto grande sui libri.
  • Brutto avvenire. Ramorra si ostinò sempre più nel pensiero di morire, da imbecille così com'era, e da eroe, suicidandosi.
  • Il ricordo ci lega a una parte consumata della nostra vita.
  • Ecco che uno si distrae al bivio, si perde. E chi gli dice "Prendi questa" e chi "Prendi quest'altra". E uno resta là, stordito. Aspetta che le gambe si muovano da sole.

Citazioni su Uno si distrae al bivio

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  • Resta e si accresce una giusta immagine di lui, che non si può chiudere in schemi, né sfuocare in commosse esaltazioni, ma che sempre più chiaramente si mostra in un suo carattere unico e esemplare, una realtà vera che va al di là del suo mondo di allora, dei suoi dolori, delle sue lotte, che non si ferma agli scritti, e che parla sempre più chiaramente, in modo nuovo, non solo della Lucania e del Mezzogiorno, ma della vita dell'uomo e della sua pericolante giovinezza. (Carlo Levi)

L'uva puttanella

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  • Il paese è vuoto e se alzi gli occhi, l'aria ti prende, hai voglia di goderla, di riempirla di te, quella ti prende nelle braccia sue e si sentono le nenie che hai già sentito, esclamano le stesse vacche da Serra del Cedro, ritornano i giorni passati con fatti che successero e le tinte di allora, i luoghi, la vigna.
  • Noi siamo le pecore e i buoi dei macellai e dei proprietari di bestiame.
  • È un pastore oggi quel mio amico, ha fatto la guerra, adulto, cadente e sgangherato, ma egli è sempre senza macchia; se lo guarda la donna più bella del mondo non si copre la bocca vuota dei denti con le mani, ma l'apre e ride, più bello di tutti lui, cresciuto nel sole e nella pioggia.
  • Con un libro al capezzale, anche la morte è una tenera amante.
  • ...sarebbe andato avanti per la sua strada […] sarebbe ritornato alla sua terra, alle avventure di sempre tra i boschi e le pietre del suo paese, dove avrebbe aspettato il regno della morte, solenne, come gli si doveva.

Giovani soli

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  • Per me la malinconia a volte, può capitare, in un giorno col cielo intristito, quando la natura pare si apparecchi a lutto e pur tuttavia né pioggia né temporali infuriano. Ecco, ecco, una tristezza sospesa! Le giornate afose, il sole sembra avere la visibilità di un lume nella notte. I pomeriggi tardi: gli orologi pare scordino il tempo, uno spiraglio di luce per terra forza per invadere la stanza; un volto morto incorniciato in un triste sorriso come se ti guardasse dall'altro mondo...
  • Pensa a un altro metodo da adottarsi per l'uomo vuoto nell'anima, per l'uomo-nulla!! Prendi la mitragliatrice per l'uomo lecchino che tradisce se stesso per tirare a campare, per l'uomo, di coscienza che poi tradisce il prossimo, per l'uomo, ad esempio già maturo che passeggia regalmente per la strada, ben vestito, ben rasato per mostrarsi ancora giovane, alle signorine come se già le possedesse; hai capito insomma? Una raffica e all'umanità, ecco sgravato un cencio.
  • L'umanità ci sta a farsi i complimenti fino a quando non viene uno a dire della loro inutilità. Allora si arrossisce, perché l'amor proprio viene stuzzicato.
  • Sentirsi soli è come stare faccia a faccia con la morte.

Tutte le poesie

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  • Per la mia strada già tante | donne vidi passare | belle come nei sogni | lontane stelle che l'occhio | si paga di mirare. | Quella la via delle mie donne | quando s'oscura il giorno | e vaghe forme intorno | dilettano i miei sensi | or che ogni porta s'è rinchiusa | frusciando di gonne.

Letargo

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  • Nero e lucente | serpente che narri | le tue solitudini al sole | e i ricordi del tuo lungo letargo | tra un rombo ventilante di mosche, | anch'io i miei poveri giorni di calde speranze | ricordo i luoghi del mio ozio | ove mi sentivo grande e solo al mondo | e solo per un passo molesto | m'imbucavo sottoterra, | cadendo dall'orlo della luce.

Pozzanghera nera il 18 aprile

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  • Carte abbaglianti e pozzanghere nere… | hanno pittato la luna | sui nostri muri scalcinati! | I padroni hanno dato da mangiare | quel giorno,(si era tutti fratelli), | come nelle feste dei santi | abbiamo avuto il fuoco e la banda. | Ma è finita, è finita, è finita | quest'altra torrida festa | siamo qui soli a gridarci la vita | siamo noi soli nella tempesta.
  • E se ci affoga la morte | nessuno sarà con noi, | e col morbo e la cattiva sorte | nessuno sarà con noi. | I portoni ce li hanno sbarrati | si sono spalancati i burroni.
  • Oggi ancora e duemila anni | porteremo gli stessi panni.
  • Noi siamo rimasti la turba | la turba dei pezzenti, | quelli che strappano ai padroni | le maschere coi denti.

Alla figlia del trainante

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  • Io non so più viverti accanto | qualcuno mi lega la voce nel petto | sei la figlia del trainante | che mi toglie il respiro sulla bocca. | Perché qui sotto di noi nella stalla | i muli si muovono nel sonno | perché tuo padre sbuffa a noi vicino | e non ancora va alto sul carro | a scacciare le stelle con la frusta.

Camminano sulle zampe dei gatti

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  • Improvvisa la sera ci ha toccati | me, le mie carte, la pezza di luce | sui mattoni della stanza. | È tanto imbrunito | che mi sento addosso paura. | Ha ripreso la vita | dei piccoli rumori. | Sono sui tetti le anime | dei morti del vicinato, | camminano sulle zampe dei gatti.

È calda così la malva

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  • È rimasto l'odore | della tua carne nel mio letto. | È calda così la malva | che ci teniamo ad essiccare | per i dolori dell'inverno.

La terra mi tiene

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  • Lunga strada seppur deserta | dove puoi menarmi non vedo | punto d'arrivo. | Scordarmi i vivi per ritrovarli | con tutto il peso che mi porto | della vita che m'è nata | i fiori son cresciuti la luce li accende. | Sradicarmi? la terra mi tiene | e la tempesta se viene | mi trova pronto. | Indietro | ch'è tardi | ritorno | a quelle strade rotte in trivi oscuri.

Le tombe le case

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  • Le tombe le case… | cuore cuore | oltre non ti fermare. | Il fumo dei camini | nell'aria bagnata; | il passo dei nemici: | bussano alla tua porta, proprio. | Cuore cuore | oltre non ti fermare. | Le tombe le case, | Novembre è venuto, | la campana: è mezzogiorno | è lo scherzo del tempo. | I morti non possono vedere, | la mamma è cieca presso il focolare | e nebbia, quanta, nell'occhio agli scolari.
  • Cuore cuore | Oltre non ti fermare… | Le tombe le case. | Dirsi addio e rimandare | l'amore ad altra sera. | Come le mosche moribonde ai vetri | scorrono alle cancelle i prigionieri, | è sempre chiuso l'orizzonte. | Per quanti non hanno che sparare, | cuore, non ti fermare.
  • Le tombe le case, | è il dieci di Agosto | che abbiamo scasato. | Che fanno dove abitavamo? | Negli alberghi girano le chiavi? | i miseri, i buoni | son dannati ai traslochi? | Le donne ebree gridano sui massi | del tempio rovinato. | Quanti non hanno chi pregare | cuore, non ti fermare.
  • Le tombe le case, | la noia dei film. | Come assurdo il filo della storia | come nei salotti | s'inganna la memoria! | Dorme il cane alla sua cuccia | non c'è vento con la pioggia | E un fanciullo guarda ai vetri | l'uccellino che non c'è. | Cuore, deh, non ti fermare | per chi non può tornare. | Le tombe le case | uomini curvi | donne aggrovigliate | si confessano alle inferriate | della ricevitoria.
  • L'anima mia | è in questo respiro | che mi riempie e mi vuota. | Cosa sarà di me? | Cosa sarà di noi? | Per chi vuol camminare | dalle tombe alle case | dalle case alle tombe | grida nei cantieri | grida ai minatori | cuore, non ti fermare.

Le nenie

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  • Rifanno il giuoco del girotondo | i mulinelli spirati nella via. | Anch'io c'ero in mezzo | nei lunghi giorni di fango e di sole. | Mia madre dorme a un'ora di notte| e sogna le mie guerre nella strada | irta di unghie nere e di spade: | la strada ch'era il campo della lippa | e l'imbuto delle grida rissose | di noi monelli più figli alle pietre. | Mamma, scacciali codesti morti | se senti la mia pena nei lamenti | dei cani che non ti danno mai pace. | E non andare a chiudermi la porta | per quanti affanni che ti ho dato | e nemmeno non ti alzare | per coprirmi di cenere la brace. | Sto in viuzze del paese a valle | dove ha sempre battuto il cuore | del mandolino nella notte. | E sto bevendo con gli zappatori, | non m'han messo il tabacco nel bicchiere, | come per lo scherzo ai traditori; | abbiamo insieme cantato | le nenie afflitte del tempo passato | col tamburello e la zampogna.

Fidanzati

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  • Anche il caso è così avaro | di nuove combinazioni, | l'innesto ha vita effimera. | Tu che mi hai fatto! | Pensavo a te come a un numero esatto | alla sferza dei miei languori, | ma dal tempo che il mio amore | ti schiuse dalla tua torre di avorio | non sei più rimasta quella, | declami le mie stesse querimonie | e affidi alla tua testa i tuoi capelli | sul mio petto gracile, al mio cuore | malato. Tu che mi hai fatto! | Io non mi accorgo più di te | non sento quello che dici, | sperar salvezza è vano | a noi due poveri infelici | che ci siam presi per mano.

Ora che ti ho perduta

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  • Ora che ti ho perduta, come una pietra preziosa | so che non ti ho mai avuta, né spina né rosa: | non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato | alzare panni e coperte per rivederti a posto | con pena e occhi incerti nella massa delle cose. | Ti portavo addosso con carte e matite e monete | e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa, | credevo che tant'acqua poteva levarmi la sete. | Ora, che voglio fare?, guardare dove non c'eri | dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.

Per una donna straniera che se ne va

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  • Più che una donna | d'una donna che se ne va | nemmeno questa pioggia triste, | nemmeno il rantolo che non si sente | del pastore solitario nei lentischi, | e non i fischi del vento | nella brughiera, da dove ci parlano | le nostre anime stracciate. | Più vorticoso è il mio malanno | della foglia sbattuta d'autunno.
  • Se tu non m'avessi neanche guardato, | alta come sei passandomi vicina, |oggi non soffrirei le fitte al cuore. |Se tu fossi oltre passata nella folla, |oh il cane vagabondo |non baciava la sua piaga con la lingua. | Se tu non ti fossi arresa così presto | presa dal gioco dell'ombra | – e tu guardavi forse cadere | le stelle nelle tue terre lontane – | oh il pastore non avrebbe | suonato così a lungo. | Perché si chiudono tra noi i cancelli | Volano ciechi ancora i pipistrelli.

Serenata al paese

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  • Ma le case sono, hai voglia!, e la scale | ancora zeppe di gente e di lumi, | e sempre al paese fanno | Natale, Capodanno e Carnevale. | Ed io, che pure me ne sono andato | penso a loro e sono nominato: | amici e compagni, vicini e lontani, | cancelli e amore avevo salutato, | di tutti quanti voi m'ero scordato. | Ma il paese continua la sua storia | "sotto il cielo stellato a foglia a foglia" | per chi parte se vuol ritornare.

Sempre nuova è l'alba

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  • Non gridatemi più dentro | non soffiatemi in cuore | i vostri fiati caldi, contadini | Beviamoci insieme una tazza colma di vino! | Che all'ilare tempo della sera | s'acquieti il nostro vento disperato. | Spuntano ai pali ancora | le teste dei briganti, e la caverna | l'oasi verde della triste speranza | lindo conserva un guanciale di pietra... | Ma nei sentieri non si torna indietro. | Altre ali fuggiranno | dalle paglie della cova, | perché lungo il perire dei tempi | l'alba è nuova, è nuova.

Io e gli altri:

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  • questo è l'amore e l'odio | aspettare la condanna di vivere insieme | eternamente con chi dà fastidio | o volere la condanna con chi dà pace. | Ma quando nessuno può salvarti | è venuta l'ora dell'amore e della morte.
  • Avevi tutti gli odori dei giardini | seppelliti nei fossi attorno le case; | tu sei, réseda selvaggia, che mi nutri | l'amore che cerco, che mi fai sperare. | E come l'onda non la puoi fermare, | non puoi chiudere la bocca ai germogli, | non serrare le persiane a questo sole, | io ti guardo e mi bevo il tuo sorriso, | amica del caso, scoperta del cuore | che deve colmare la sua sera.

Lucania

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  • M'accompagna lo zirlìo dei grilli | e il suono del campano al collo | d'un'inquieta capretta. | Il vento mi fascia | di sottilissimi nastri d'argento | e là, nell'ombra delle nubi sperduto, | giace in frantumi un paesetto lucano. | (1940)[1]

U vrazzale

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  • Chesta ià a fatia ri Nicola Pallotta | u matine ri notte | u iurne a trotto | a sera a notte | u paamente a cazzotte[2].[3]

Citazioni su Rocco Scotellaro

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  • Rocco morto | terra straniera, l'avete avvolto male | i vostri lenzuoli sono senza ricami | Lo dovevate fare, il merletto della gentilezza! (Amelia Rosselli)
  • Rocco Scotellaro ha potuto lasciarci un centinaio di liriche che rimangono certo tra le più significative del nostro tempo... in lui l'impasto tra la vena che direi internazionale e la vena popolare hanno trovato un'insolita felicità d'accento. (Eugenio Montale)
  1. Lucania, Saluto, in Tutte le opere, Mondadori, Milano, 2019, p. 27. ISBN 9788852095498
  2. U vrazzale, da Poesie dialettali, in Tutte le opere, p. 290.
  3. Il bracciante. Questa è la fatica di Nicola Pallotta: | la mattina di notte, | il giorno a trotto, | la sera a notte, | il pagamento a cazzotti. La traduzione è di Rocco Scotellaro.

Bibliografia

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  • Rocco Scotellaro, Giovani soli, Basilicata editrice, Matera, 1984.
  • Rocco Scotellaro, L'uva puttanella, Bari, Laterza, 1955.
  • Rocco Scotellaro, Uno si distrae al bivio, Basilicata editrice, Matera, 1974.
  • Rocco Scotellaro, Tutte le poesie (1940-1953), Oscar Mondadori, Milano, 2004. ISBN 88-04-53234-3

Altri progetti

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