Qualunquemente

film del 2011 diretto da Giulio Manfredonia

Qualunquemente

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Titolo originale

Qualunquemente

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 2011
Genere commedia
Regia Giulio Manfredonia
Soggetto Antonio Albanese,
Piero Guerrera
Sceneggiatura Antonio Albanese,
Piero Guerrera
Produttore Domenico Procacci
Interpreti e personaggi

Qualunquemente, film italiano del 2011 con Antonio Albanese, regia di Giulio Manfredonia.

  • Mi è mancata tanto la famiglia... Era così forte la mancanza, che infattamente in questi anni me ne sono fatto un'altra! (Cetto La Qualunque)
  • Guarda, qui sono arrivati ad arrestare un gentiluomo, un galantuomo, solo perché ha sparato a un vicino! E non è che si chiedono se questo vicino è un infame, è un caino... (Imprenditore)
  • [Riferendosi alla costruzione del villaggio turistico] Qui sai che c'era? Solo pietre vecchie, tombe, anfore, elmi, scudi, pezzi di colonne: insommamente macerie. Io l'ho bonificato: è tutta roba mia. (Cetto La Qualunque)
  • Schierarsi dalla parte della legge... dico: ma è legale questa cosa? (Cetto La Qualunque)
  • Ragioniere, quante volte te lo devo dire che le tasse sono come la droga, se le paghi una volta, anche solo per provare, finisci che ti prende la voglia! (Cetto La Qualunque)
  • [Rivolgendosi a una bagnante] Ma lo sa che lei ha un bel corpo da assessore? (Cetto La Qualunque)
  • [Al distributore] Questo è il buono-benzina offerto da Cetto La Qualunque! Fate il pieno di democrazia, 10 euro ce li mette il vostro candidato, votate il vostro sindaco! (Cetto)
  • Melo, guarda come sei maschio senza casco! I capelli al vento sono più sinceri! (Cetto)
  • [Gerry] È di Bari ma dice di essere di Milano: un pentito. (Cetto)
  • Carmen, il carcere è formativo, una specie di università! Poi sinceramente siamo sotto elezioni, Carmen, ragiona: in un momento così, meglio lui [Melo] che io, dà meno nell'occhio. (Cetto)
  • Io sono stato a Rimini e a Riccione, e ho scoperto cosa muove una regione progredita come la Romagna: 'u pilu! (Cetto La Qualunque)
  • Ho i cugghiuni che minacciano la secessione! (Cetto La Qualunque)
  • Date a Cetto quel che è di Cetto. Accetto. Salgo in politica, mi candido a sindaco! (Cetto La Qualunque)
  • Bancarotta fraudolenta, false fatturazioni, riciclaggio... – Be', ma manco avesse arrubbato qualcosa a qualcuno! (Cetto La Qualunque)
  • Porteremo barche di pilu, navi cariche di pilu, insommamente, fortissimamente... pilu!! (Cetto La Qualunque)
  • [Un comizio] Cari amici elettori, e sdraiabilmente amiche elettrici, mi è stato chiesto, se vengo eletto, cosa intendo fare per i poveri e i bisognosi: 'na beata minchia! È ora di finirla: 'sta cosa dei bisognosi è una mania! Poi sono bisognoso anche io di voti, affettivamente mi servono più dell'ossigeno: qui siamo in guerra, e io non faccio prigionieri. Tu mi voti, ti trovo un lavoro e ti sistemo. Tu non mi voti, 'ntu culu a ttìa e a tutta 'a famighia! Applauso! Io amo lo scontro, e soprattutamente non amo i pacifisti, nella persona di De Santis, il nostro Giovanni De Santis della lista civica. De Santis: io non ti sputo che ti profumo, io non ti piscio che ti lavo, io non ti caco che ti inciprio! De Santis, tu ti sei fissato che i problemi del Meridione sono il lavoro, lo sviluppo economico, la valorizzazione delle risorse naturali... Ma chiù natura d'u pilu, che c'è? Qui da noi non serve lavoro, che se uno sa firmare due assegni a vuoto, di fame non muore. Qui non servono strutture scolastiche od ospedali efficienti. Ccà serve 'u pilu. (Cetto La Qualunque)
  • Il ponte [Sullo Stretto] si farà! E se non basta il ponte faremo un tunnel, perché un buco mette sempre allegria! (Cetto La Qualunque)
  • Se nell'ospedale ci sono i topi, io porterò i gatti! ((Cetto La Qualunque))
  • [Al tenente] Si vergogni. Io sono il sindaco. Lei e la magistratura bastasa non riuscirete a sovvertire il risultato democratico delle elezioni! (Cetto La Qualunque)
  • [Frase ricorrente] Ah, bastasu... Ah, caino! Ppuhh!!! [Tutti i presenti sul palco sputano in basso e addosso alle persone radunate per seguire il comizio elettorale]

Dialoghi

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  • Cetto: Pino, dimmi, come mi trovi?
    Pino: Eh Cetto, sei elegante come sempre! Chi è bello è bello, e chi è più bello di te... si trucca!
  • Ingegnere: L'unico problema lo sta facendo il Comune.
    Cetto: Problema? Che problema?
    Ingegnere: Hanno scoperto che il villaggio è costruito su una specie di catapecchia antica, etrusca.
    Cetto: E quindi che c'è? È vietato?
    Geometra: Sarebbe, vietato.
    Cetto: Ma invece di ringraziarci, chè da una città vecchia gliene abbiamo fatto una nuova, 'sti cornuti!
    Geometra: Ogni giorno se ne inventano una! E il villaggio abusivo, e gli impianti non sono a norma, e "non avete i permessi", e l'archeologia... È un casino, Cetto: non ti lasciano lavorare!
  • Carmen: Cetto, tu non le puoi avere due mogli!
    Cetto: Ah Carmen, come sei fatta... Non ti va mai bene niente, ogni cosa è un problema! Ma che saranno mai due mogli? E non si possono avere due macchine, non si possono avere due moto, non si possono avere due case...
    Carmen: No due case sì! E infatti io me ne vado nell'altra!
    Cetto: Se va avanti così, non si potranno avere manco du cugghiuni, vah!!
  • Carmen: Cetto, ma quella cosa... piccola, negra... È tua figlia?
    Cetto: Carmen, lo sai che ti voglio bene, e infattamente per questo ti dico: non suggnu cazzi toi.
  • Cetto: Melo, che è la tua ragazza quella?
    Melo: Sì, papà.
    Cetto: Melo, quella ragazza non va bene. Non ha minne. È senza tette E pure di culo è scarsa.
  • Cetto: Senti Melo, presto io sarò sindaco; quindi tu, per legge, vice-sindaco. Però ci sono delle cose da mettere a posto subito, tu devi cambiare Melo...
    Melo: Lo so papà... [il padre lo interrompe]
    Cetto: Certo, io sono mancato, e un figlio senza padre può prendere una brutta piega. Ma ora sono tornato. Melo, ti ho visto l'altra sera in moto, avevi il casco... Non va bene Melo, ho un nome in paese!
    Melo: Lo so papà... [il padre lo interrompe di nuovo]
    Cetto: Lasciami finire! Tu sei il mio orgoglio! Mi sono sacrificato, mi sono impegnato per te, tu sei il mio capolavoro, ti ho insegnato tutto, te lo sei dimenticato??
    Melo: No, no papà...
    Cetto: Quando avevi undici anni ti ho dato le prime lezioni di guida, ti ricordi? Quando ne avevi dodici che ho fatto?
    Melo [sottovoce]: Mi hai insegnato a picchiare i compagni della scuola...
    Cetto: Melo quando ne avevi dodici che ho fatto??
    Melo : Mi hai insegnato a picchiare i compagni della classe che non mi facevano copiare.
    Cetto: Bravo. Quante volte ti ho detto di non mettere mai il casco, potrebbero pensare che sei timido! Eh? Ti devi fare rispettare! Si comincia dando la precedenza a un incrocio e finisce che ti prendono per ricchione. E come se non bastasse, infinemente, mi cadi su una ragazza senza minne, piatta. Dove ho sbagliato?
    Melo: No papà, tu non hai sbagliato, sono io che sono sbagliato!
    Cetto: Senti me... La campagna elettorale comincia tra qualche giorno, io e te ci prendiamo un po' di svago, parliamo, riflettiamo parecchiamente... E magari andiamo a caccia e a pesca, va bene?
    Melo [sorride]: Sì...
    Cetto: Melo... Era senza minne... Mi è caduto il mondo, sai?
    Melo: Scusa papà...
    Cetto: Piatta... Che dolore che mi hai fatto prendere, Melo...
  • Pino: Io e Svetlana ci sposiamo.
    Cetto: Ma siete sicuri?
    Pino: Certo, infatti ti volevamo dire che per noi sarebbe un grande onore, ci farebbe veramente piacere... Ci vuoi fare da testimone?
    Cetto: Testimone... Che brutta parola per dire una cosa così bella!
  • Pino: Andiamo Cetto, se perdiamo mezz'ora a ogni minna, finiamo dopodomani!
    Cetto: Hai ragione Pino. Però come criterio di massima, come sistema di riferimento, come atteggiamento preferenziale: tu fatti i cazzi toi.
  • Giornalista: Non è il caso che nel Sud entrino in politica anche le donne?
    Cetto: Signorina, nella mia visione politica, spessatamente all'avanguardia, non sono le donne che devono entrare in politica ma è la politica che deve entrare dentro le donne! Non è partito l'applauso ma me lo merito!
  • Cetto: [Dopo aver letto sul giornale un articolo critico verso di lui] Di cosa parla? Tu Pino hai capito?
    Pino: No.
    Cetto: Perfetto. Pino è l'elettore medio: se Pino non ha capito niente, non capirà niente nessuno.
  • Gerry: Domattina ci vediamo qui, sette in punto.
    Cetto: Alle sette?
    Pino: Alle sette di sera!
    Gerry: Quelle sono le diciannove. Le sette son le sette, checché se ne dica.
  • Cetto: [Rispondendo al cellulare durante la messa] Sì, pronto? Ah, sei tu? Ciao. No, non posso. Sono in una specie di riunione. Magari! Eh, una rottura 'e cugghiuni che non ti dico, guarda. Sì, vabbè, alle 11 passo e t'o butto, sì...
    Gerry: La Qualunque, siamo in una chiesa: un po' di buona creanza!
    Cetto: [Rivolgendosi al prete] Affettivamente è vero prete, sto telefonando! Se per cortesia abbassa un po' il volume, un po' di creanza!
  • [Al dibattito in tv]
    De Santis: Quest'anno credo che gli elettori di Marina di Sopra, abbiano una grande responsabilità...
    Cetto: È incredibile, è una vergogna, non è possibile...
    De Santis: Dicevo che gli elettori di Marina di Sopra devono scegliere cosa...
    Cetto: È incredibile, è una vergogna, non è possibile, che schifo.
    De Santis: Ma si può sapere cosa ha da bofonchiare? Qui non si riesce a sviluppare un concetto!
    Cetto: Io bofonchio quanto mi pare e piace, siamo in democrazia! E poi, come principio cardine, De Santis: fatti i cazzi toi.
    De Santis: Calogero, lei permette al mio avversario di parlarmi con questo linguaggio? Faccia qualcosa!
    Conduttore: E Madonna quanto è permaloso! Si faccia una risata, ché questa è sana ironia! Signor La Qualunque, io mi scuso a nome del suo avversario: qua siamo in una trasmissione libera, lei può dire e fare tutto quello che vuole!
    De Santis: Ma è una vergogna! Lei parteggia in un modo indecente per il mio avversario!
    Conduttore: Non dica sciocchezze e porti rispetto! E poi non se la prenda con me: non è colpa mia se lei è d'una noia mortale. Avanti, si sbrighi che poi tocca a La Qualunque.
    De Santis: Ma se ho appena iniziato!?
    Cetto: E hai già sfracanato! Pensa cosa succede se continui! De Santis, è meglio che ti fermi: arritirati, lavati i pedi e va curcati, vah! [...] Non ci saranno più bollette del gas, e, aggiungo, aboliremo anche quelle della luce, e crepi l'avarizia!
    De Santis: Sono tutte fandonie!
    Cetto: Sempre meglio delle cazzate che dici tu! La solidarietà, la partecipazione... Che du cugghiuni, vah!
  • Conduttore: Bene, io direi che siamo giunti al termine della trasmissione...
    De Santis: Ma come al termine? Lui ha parlato il doppio di me, il triplo, non sono riuscito a sviluppare un concetto!
    Conduttore: Fossi in lei, non me ne vanterei troppo!
    Cetto: Signor Calogero, mi fa dire ancora un paio di cose?
    Calogero: Eh certo!
    De Santis: Ma non aveva detto che avevamo finito?
    Conduttore: De Santis adesso basta, stiamo veramente esagerando! Non mi è mai capitato in tanti anni di trasmissione di avere a che fare con un politico insolente come lei!
    Cetto: È vero, sei puzzolente, vergognati De Santis!

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