Pietro Alessandro Guglielmi

compositore italiano

Pietro Alessandro Guglielmi (1728 – 1804), compositore italiano.

Pietro Alessandro Guglielmi

Citazioni di Pietro Alessandro GuglielmiModifica

  • [Ad una cantante che voleva introdurre nella sua parte qualche tratto che Guglielmi non aveva scritto] Mio dovere, o signora, è di comporre, il vostro è di cantare; cantate dunque e non guastate la mia musica; eseguite quello che io ho scritto, e credete a me, nulla potete far di meglio.[1]

Citazioni su Pietro Alessandro GuglielmiModifica

  • La musica di Guglielmi ha una facilità di canzone stradaiola, una verve, che oggi si direbbe operettistica. Ma se per pigra consuetudine il nome di Guglielmi si trova in molti volumi di pseudostoria musicale accanto a quelli di Paisiello e Cimarosa – e veramente la fortuna delle sue numerose opere fu clamorosa – in realtà il suo valore artistico, la sua dignità artistica lo distanziano, e molto, da entrambi i citati compositori. (Andrea Della Corte)
  • La volgarità e la sciocchezza degli argomenti prescelti, il carattere sbrigativo della sua musica, la superficialità degli intenti, l'esagerazione dei finaloni incoerenti lo designano un produttore dozzinale. (Andrea Della Corte)

Francesco FlorimoModifica

  • A qualcuno piacque con poco accorgimento collocare Guglielmi tra i compositori di second'ordine, dicendo che aveva poco genio ed era molto inferiore ai suoi rivali Paisiello e Cimarosa. Gl'Italiani, che non debbonsi ritenere come ultimi in questa specie di giudizii, lo mettono a livello di quelli co' quali lottò per venti anni, e di cui parecchie volte riuscì vincitore.
  • E se a Cimarosa non fu dato essere il riformatore della musica italiana, egli, prepotente ingegno, con Piccinni, Guglielmi e Paisiello costituì quel glorioso gruppo di sommi artisti che tanto decoro fruttò all'Italia e precorse l'epoca prossima di Rossini.
  • Guglielmi avea preso moglie molto giovine, ed ebbe otto figliuoli; ma per la famiglia mostrò un'indifferenza colpevole. Non solamente abbandonò la consorte, bella e giovine ancora, ma, trapassata costei, non si occupò né punto né poco della sorte dei suoi figli, raccolti caritatevolmente da un negoziante di Napoli suo antico amico, che prese cura di farli educare. Questo procedere, che fa poco onore alla sua fama, riesce anche più grave quando si conosce che non tralasciava di coltivare aliene relazioni che assorbivano quanto guadagnava con le sue opere, non meno che i ricchi donativi che da' sovrani riceveva. Nel tempo del suo soggiorno a Londra dissipò tutto per le sue favorite.

NoteModifica

  1. Citato in Francesco Florimo, Cenno storico sulla scuola musicale di Napoli, vol. I, Tipografia di Lorenzo Rocco, Napoli, 1869, p. 404.

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