Paul Davies

fisico, saggista e divulgatore scientifico inglese

Paul Charles William Davies (1946 – vivente), fisico, saggista e divulgatore scientifico inglese.

Paul Davies nel 2016

Citazioni di Paul DaviesModifica

  • Ogni cosa e ogni evento dell'universo fisico richiedono, per giustificare la propria esistenza, il ricorso a qualcosa d'altro, al di fuori di essi. Bisogna quindi ricorrere a qualcosa di non-fisico e di sovrannaturale: Dio. (da Dio e la nuova fisica, Mondadori, Milano 1984, pp. 72-73)
  • Può sembrare bizzarro, ma a mio parere la scienza offre un percorso più sicuro a Dio che la religione... la scienza è avanzata al punto tale che può seriamente affrontare questioni che originariamente erano religiose.
It may seem bizarre, but in my opinion science offers a surer path to God than religion... science has actually advanced to the point where what were formerly religious questions can be seriously tackled. (da God and the New Physics, Penguin, 1983, p. IX)

I misteri del tempoModifica

  • Una misura dell'implacabile aumento del caos è rappresentato da una grandezza detta «entropia», che, con parole semplici, può essere definita come il grado di disordine di un sistema. La seconda legge [della termodinamica] stabilisce che in un sistema chiuso l'entropia totale non può mai diminuire; al massimo rimane uguale. Quasi tutti i cambiamenti che si verificano in natura tendono ad accrescere il grado di entropia; noi stessi possiamo accorgercene personalmente osservando la natura che ci circonda. Uno degli esempi più macroscopici è rappresentato dal modo in cui il Sole brucia lentamente il suo combustibile nucleare, irradiando in maniera irreversibile calore e luce nelle profondità dello spazio aumentando così per ogni fotone emesso il grado di entropia del cosmo. Alla fine il Sole esaurirà tutto il carburante e cesserà di splendere. Tutte le stelle nell'universo sono soggette alla stessa lenta degenerazione. Attorno alla metà dell'Ottocento, questo fatale destino venne indicato con il nome di «morte termica del cosmo». (cap. I, pp. 26-27)
  • In sé la pulsar è un residuo morto, il nucleo di una stella un tempo luminosa che ha bruciato in fretta tutto il suo carburante nucleare ed è quindi collassata, privata della sorgente vitale di calore necessaria per sostenere la sua pressione interna. Il nucleo ha continuato a collassare finché la sua densità non ha raggiunto il valore di miliardi di tonnellate per centimetro cubo. Tale è la densità della materia nel nucleo di un atomo, e la pulsar è essenzialmente un gigantesco nucleo atomico, una palla di neutroni. (cap. II, p. 42)
  • Nessuno sa con certezza da che cosa questi raggi [cosmici] siano prodotti, ma se non fosse per l'azione di schermo esercitata dall'atmosfera la loro intensità sarebbe così elevata che in breve tempo la radiazione ci ucciderebbe. Così com'è, la radiazione cosmica di fondo produce mutazioni negli organismi biologici, e ciò contribuisce a guidare l'evoluzione; dunque, in un certo senso si potrebbe dire che, se non ci fosse, noi non saremmo qui, ma se ce ne fosse troppa, noi non ci saremmo. (cap. II, p. 51)
  • In realtà, la teoria della relatività non afferma che «niente può viaggiare più velocemente della luce», come spesso si dice. Essa prevede che gli oggetti possano avere velocità anche superiori a quella della luce, persino nel vuoto, ma solo a condizione che essi non siano mai più lenti della luce. In altre parole, secondo la teoria di Einstein non si può attraversare la barriera della luce, aumentando o diminuendo la propria velocità. I fisici hanno inventato un nome per le particelle più veloci della luce: le hanno chiamate «tachioni», dall'aggettivo greco takhýs, che significa «veloce». (cap. III, p. 80)
  • Nessuno sa effettivamente di preciso dove vengono prodotti i raggi cosmici, specialmente quelli con energie dell'ordine dei 1020 elettronvolt. Le supernove, i nuclei galattici in esplosione, le pulsar e i buchi neri sono possibili sorgenti di raggi cosmici, ma non si è ancora riusciti a individuare alcun meccanismo elementare che possa render conto di tutte le particelle ad alta energia provenienti dallo spazio. Il problema è dovuto in parte al fatto che i raggi cosmici tempestano la Terra più o meno uniformemente da tutte le direzioni, e ciò rende difficile l'individuazione di sorgenti specifiche. (cap. III, p. 83)
  • [...] la pulsar è una stella di neutroni che ruota su sé stessa; è talmente compatta che il suo campo gravitazionale è un miliardo di volte più intenso di quello terrestre. L'effetto sul tempo è tutt'altro che trascurabile. Vicino alla superficie di una stella di neutroni di grandezza media, il tempo viene rallentato del 20% rispetto al tempo terrestre. È impressionante pensare che, dal punto di vista di un osservatore che si trovi sulla superficie di una stella di neutroni (un'idea poi non così folle come può sembrare; [...]) la Terra ha solo 3,5 miliardi di anni (terrestri), e l'universo è di due o tre miliardi di anni più giovane di quanto noi pensiamo. (cap. IV, p. 109)
  • Bohm sosteneva l'affascinante idea secondo cui, anche se alcuni aspetti del mondo possono sembrare complicati, o addirittura casuali, sotto a tutto sta un ordine nascosto, in qualche modo «ripiegato». Anni dopo, lo avrebbe chiamato «l'ordine sottinteso». Era solito realizzare una dimostrazione divertente e istruttiva dell'ordine ripiegato usando una goccia di colorante posta all'interno di un barattolo di glicerina. Il barattolo aveva una manopola che poteva essere usata per mescolare il colorante con la glicerina, di modo che dopo un certo tempo il tutto assumeva l'aspetto di una sostanza gelatinosa di color grigio uniforme. Ma il il disordine apparente dovuto al colorante è solo illusorio, perché, se la manopola viene fatta girare in senso inverso, allora – sorpresa! – il colorante «si separa» dalla glicerina e viene ripristinata la sua ordinata forma di goccia originale. Durante la fase di mescolamento, l'ordine del colorante era semplicemente nascosto: era «ripiegato». (cap. IX, p. 218)
  • Molti confondono il flusso del tempo con la freccia del tempo. È comprensibile, data la metafora. Le frecce, dopotutto, volano come si suppone del resto faccia anche il tempo. Ma le frecce vengono anche impiegate a mo' di puntatori statici, come l'ago di una bussola che indica il Nord, o una banderuola che segna la direzione del vento. È in questo secondo senso che le frecce sono usate in connessione col tempo. [...]. La qualità descritta da questa freccia non è il flusso del tempo, ma l'asimmetria o la non reversibilità del mondo fisico nel tempo, la distinzione tra la direzione del passato e quella del futuro. (cap. XII, p. 285)
  • Il mistero della freccia del tempo è il problema scientifico più vecchio riguardante il tempo, anteriore persino alla teoria della relatività. Questo problema è intimamente connesso con il tema dell'origine e della possibile fine dell'universo. (cap. XIV, p. 316)

BibliografiaModifica

  • Paul Davies, I misteri del tempo, Oscar saggi, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-42736-1

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