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Nicola e Alessandra

film del 1971 diretto da Franklin J. Schaffner

Nicola e Alessandra

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

La famiglia imperiale russa nel 1913

Titolo originale

Nicholas and Alexandra

Lingua originale inglese, tedesco
Paese Gran Bretagna
Anno 1971
Genere drammatico, storico
Regia Franklin J. Schaffner
Soggetto Robert K. Massie
Sceneggiatura James Goldman e Edward Bond
Produttore Sam Spiegel
Interpreti e personaggi

Nicola e Alessandra, film britannico del 1971 con Michael Jayston e Janet Suzman, regia di Franklin J. Schaffner.

FrasiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Parlando con la Zarina Alessandra] Gli estranei vi fanno paura. Conoscevo una donna a Prokovskoe. È il mio paese, un piccolo paese in Siberia. E questa donna aveva tanta paura degli estranei che si comprò una cassa di legno di pino, e ci viveva dentro. E un giorno il marito la inchiodò dentro, e poi si mise a sotterrare la cassa. "No, Ivan," urlava lei. "Ma io voglio solo farti felice," disse lui. "Lo so. Ma il paradiso è pieno di estranei. Fammi uscire!" (Rasputin)
  • Io sono diventato tardi uno starec. Avevo vent'anni quando ho avuto la visione. Noi contadini abbiamo tante visioni. Ci appare la vergine e ci dice quando vendere le pecore, se vogliamo venderle bene. A me ha detto di fare il pellegrino, e io mi sono messo in marcia. E ho aspettato che mi dicesse di fermarmi, ma non me l'ha detto. E io ho fatto duemila miglia, poi sono arrivato in Grecia, e più avanti non potevo andare, così mi sono fermato. E ho passato due anni in un monastero, e poi sono tornato a casa. Certe volte, la gente mi domanda "Cosa ci vuole per diventare starec?" E io gli dico "buone gambe." (Rasputin)
  • [Implorando lo Zar a non partecipare nella Grande Guerra] Non possiamo affrontare una guerra moderna, sire. Non si tratta di Napoleone stavolta. La Germania ha dieci chilometri di ferrovie per ognuno che ne abbiamo noi, e ha cento fabbriche per ognuna delle nostre fabbriche. Noi abbiamo solo uomini, e saranno sterminati come mosche. (Conte Vitte)
  • Io sono vecchio, sire, e ne ho visto tante di guerre. Sembravano tutte così importanti. Adesso non ricordo neanche che guerre erano. Milioni di uomini morti, e non so perché. Nessuno lo sa. Voi potreste impedirla questa guerra, sire. Non dovreste far altro che alzarvi adesso in silenzio e tornare dalla vostra famiglia. Sareste il più grande di tutti gli zar. (Conte Vitte)
  • Nessuno di voi sarà qui quando questa guerra finirà. Tutto ciò per cui ci siamo battuti lo perderemo. Tutto ciò che abbiamo amato sarà distrutto. Sarà una sciagura per i vincitori così come per i vinti. Il mondo diventerà vecchio. Gli uomini andranno raminghi fra le ruine e impazziranno. Le tradizioni, le virtù, ogni morale spariranno. Io non piango per me stesso, ma per quelli che verranno dopo di me. Vivranno tutti senza speranza, allora non resterà altro che il rimorso, la vendetta, il terrore, e il mondo sarà pieno di fanatici e di inutili idioti. (Conte Vitte)
  • Avete cercato di ammazzarmi. Tutti quanti. Razza di imbecilli! E io che mi fidavo di voi. Piccoli idioti ridicoli, non siete neanche buoni d'ammazzare. Siete troppo piccoli per distruggermi. Guardate! [beve un calice di cianuro] Alzati, Principe! Alzati! [afferra il Granduca Dmitri] Provaci, vediamo se riesci ad ammazzarmi. Ho scongiurato al piccolo padre di non farla questa guerra, e adesso chi muore? Voi non morite, il popolo muore. I generali, i ministri, tutti quelli che dicono "Fa questo! Fa quello!" Non stanno a mollo nel fango, non se li beccano le pallottole in pancia. Dove l'hai messo il fucile, Principe? Perché non sei al fronte dove scorre il sangue? Io non sono un tedesco. Io vengo dalla terra di russia, e voi non riuscirete a distruggermi, idioti. Grazie a Dio la russia ha dei figli come me, e non è alla merce di maiali come voi. (Rasputin)

DialoghiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Conte Vitte [riguardo la guerra Russo-Giapponese]: Se vostra maestà me lo permette, vorrei riassumere i fatti. Se Port Arthur cadesse, noi...
    Zar Nicola II: Nessun fatto incomincia con un 'se'.
    Conte Vitte: Insomma, Port Arthur è assediata da sei mesi, e ci è costata 30.000 morti. Se ora... l'altro giorno, mi ha fermato uno studente per la strada: "Scusate, eccellenza, ma perché facciamo questa guerra?"
    "Perché, ragazzo mio, vogliamo la Corea, e invece i giapponesi non ce la vogliono dare."
    "Grazie eccellenza, ma perché la russia ha bisogno della Corea?"
    "Perché, figliolo, al pacifico non abbiamo alcun porto libero dai ghiacci."
    "Ho capito. Allora, come ragione non basta," e non sbagliava. Non basta come ragione. Immaginate, sire. Immaginate di essere operaio in una fabbrica. Siete povero in canna, non avete mai la pancia piena, patite il freddo per otto mesi all'anno, non ci sono scuole per i vostri figli, ne medici. Il governo mette sempre nuove tasse, e manda i vostri figli in un altro continente per morire per un pezzo di terra sul pacifico. Ora, sire, il Giappone non è che una potenza di terza grandezza. Se ci vincesse, se Port Arthur cadesse, ci svergognerebbe di fronte al mondo e dovremmo certo far fronte a una rivolta.
    Zar Nicola II: Ma il mio popolo mi ama. Mi ha sempre amato.
    Conte Vitte: Vogliono la costituzione e il diritto di votare e di eleggere la duma. Sono scontenti e affamati.
    Zar Nicola II: Mi state consigliando di rinunciare ai miei diritti?
    Conte Vitte: Vi consiglio di porre fine a una guerra persa.
    Zar Nicola II: La pensa anche tu così, Nikolaša?
    Granduca Nicholas: Vedi Nicky, fammi fare un esempio. [produce un proiettile] Questa è una cartuccia. È una cartuccia fatta a San Pietroburgo, e noi la mandiamo al fronte. Come ci arriva al fronte? Con una ferrovia d'un solo binario, lunga 4.000 miglia, e che in mezzo non c'è ancora. E quindi deve fare tre giorni di marcia fastellata fra le slitte, come un inscarpa, granata o libra di tè. Sfigliamoci subito Nicky. Siamo in tempo.
  • Zarina Alessandra: Padre Grigorij, voi ne avete di visioni?
    Rasputin: Qualche volta.
    Zarina Alessandra: E perche Dio ve li manda?
    Rasputin: Lo sa Dio, io no.
    Zarina Alessandra: Prima ero luterana. I luterani prendono Dio molto sul serio.
    Rasputin: Io lo prendo come mi viene, piccola madre, e quando vuole lui si serve di me.
    Zarina Alessandra: Ma a voi appare realmente? Lo vedete?
    Rasputin: Che cos'è una visione, piccola madre? Avvolte sono delle voci, altre volte non so neanch'io cosa vedo.
    Zarina Alessandra: So quel che volete dire. Accade anche a me avvolte, quando prego, specie la sera tardi; le candele tremulano e si fa scuro, e con la coda dell'occhio mi pare di vedere... non lo so che cosa. E quando mi volto è sparita.
    Rasputin: Sì...
  • Zarina Alessandra [colta nell'atto di organizzare le icone ortodosse]: Non riesco a metterle nel posto giusto.
    Rasputin: Piccola madre, ditemi che cosa avete.
    Zarina Alessandra: Mi pare che conta come li dispongo, e non mi ricordo neanche dei nomi dei santi. Dovevo saperli. Poi, per sposare Nicky, ho dovuto cambiare fede. È stato un grave peccato, non credete? Per il Signore lo è. Non mi ascolta quando io prego. Io ho peccato, e Lui non mi ascolta.
    Rasputin: Tutti i santi erano peccatori. Dio ama i peccatori.
    Zarina Alessandra: E perché fa morire mio bambino?
    Rasputin: C'era un uomo a Prokovskoe. Non si lavava, non lavorava, mentiva, rubava, imbrogliava, beveva, insidiava le donne. Era un peccatore. Ma perché, fra tutti, la vergine apparì a lui?
    Zarina Alessandra: Forse non è vero. Avete detto che mentiva.
    Rasputin: No, gli è apparsa. L'ho vista io. Io so tutto quando si tratta di peccati. Pregate con me, piccola madre. Dio è qui.
    Zarina Alessandra: Non posso. Questa è la mia punizione. Non dovevo farvi chiamare. Non vi conosco affatto. Se il bambino si sveglia, avrà bisogno di me. Addio.
    Rasputin: Ma il bambino morirà se voi non vi butterete a ginocchio per pregare come una pezzente che chiede gli avanzi alla porta della vostra reggia.
    Zarina Alessandra: Sarete subito riportato a San Pietroburgo. Aspettate fuori.
    Rasputin: Io sapevo che mi avreste fatto chiamare e sapevo che il bambino stava male, e so qual'è la sua malatia.
    Zarina Alessandra: È falso!
    Rasputin: Io vedo sangue quando chiudo gli occhi, un mare di sangue. Ho visto sangue un altra volta, quando ero a Gerusalemme. Fu quando morì mio padre. A Kazàn' c'è un Cristo di avorio; le sue ferite sanguinano. Qualcuno mi ha detto che c'è una Madonna a Charkiv che piange lacrime vere. Piccola madre, io sono uno che vede, io ho un potere. Guarisco gli ammalati. Gli uomini più santi s'inginocchiano e baciano le mie mani. Io sono inviato dal Signore, io ho parlato col Signore, non può essere che così. Come altro potrei fare queste cose? Io salvo le anime e porto la pace. È Dio che mi guida. Egli mi ha portato qui e parla attraverso me. Io sono la voce del Signore. È la sua volontà. Egli mi ha mandato qui a compiere grandi cose.
  • Zar Nicola II [di fronte ai figli dopo l'uccisione del Granduca Franz Ferdinando]: L'uccisione di Franz Ferdinando è una brutta facenda per tutti noi, per l'Austria, per i serbi, e anche per l'assassino. Purtroppo la politica è così nei Balcani; gli inglesi votano mentre i serbi uccidono. La Serbia vuole essere libera e l'Austria non ne vuole sapere. Ecco perché l'hanno fatto. È successo anche da noi, sapete? Hanno tirato una bomba a...
    Zarina Alessandra: Nicky! È già tardi.
    Zar Nicola II: Non sono più bambini, Sunny. Devono conoscerle queste cose. Il nonno è stato ucciso da una bomba, come pure lo zio Sergej. Ma la Serbia è molto lontana. Non dobbiamo fare brutti sogni per colpa degli arciduchi. I diplomatici si scambieranno delle note ustiose, i generali intensificheranno le manovre, e poi ognuno si calmerà.
  • Conte Vitte: No! Voi non dovete farlo, maestà.
    Zar Nicola II: Si tratta solo di una mobilitazione parziale. Ed è contro l'Austria, non contro la Germania o ad altri.
    Conte Vitte: Se noi mobilitiamo, la guerra sarà inevitabile.
    Zar Nicola II: Gli austriaci bombardano belgrado e noi dobbiamo essere pronti a difenderci. Ma farò dire preghiere per la pace in tutte le chiese. E ora scusate, ma devo parlare con i ministri per il reclutamento.
    Conte Vitte: La pace dipende da noi, non da Dio. Lui ci ha dato una testa per ragionare. Facciamo rinsavire i pazzi, calmiamo i cani inferociti, ma poveri noi se ci affidiamo solo alle preghiere. Pregheremo sui nostri morti.
  • Granduca Nicholas: Ecco qui una buona notizia; il Kaiser ci ha mandato un telegramma, quello che aspettavamo. Si offre come mediatore fra noi e l'Austria.
    Zar Nicola II: Lo sapevo di poter contare su Willy! Visto la firma? «Il vostro amico sincero e affezzionato cugino Willy.»
    Conte Vitte: Con il dovuto rispetto a tuo cugino, sire, il Kaiser è un megalomane e anche un falso. Se adesso si è offerto di aiutarci, allora sì che dobbiamo pregare.
  • Zar Nicola II [sul treno per Mosca]: Che probabilità abbiamo?
    Yakovlev: Di che?
    Zar Nicola II: Di vivere fino a Natale.
    Yakovlev: Non ci ho proprio pensato.
    Zar Nicola II: Voi mi stupite. Volete vederci morti, ma ci aiutate ad andare via da qui.
    Yakovlev: Io non sono Nicola II il Sanguinario. Non mi sono ancora abituato a spargere il sangue. Quanti uomini avete fatto uccidere? Ne avete una vaga idea? E sa Dio quanti uomini hai fatto morire. Sa Dio quanti bambini. Sai solo il numero dei soldati perché qualcuno li ha contati per voi. Sette milioni. A sette litri di uomini per sette milioni di volte; un oceano di sangue. Avete mai visto una battaglia? No, voi non siete Nicola il Sanguinario. Voi siete un uomo senza fantasia.

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