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Aleksandra Fëdorovna Romanova

moglie di Nicola II di Russia
Aleksandra e il fidanzato Nikolaj Romanov nel 1894

Aleksandra Fëdorovna Romanova (1872 – 1918), ultima imperatrice consorte di Russia, moglie dello zar Nicola II.

Indice

Citazioni di Aleksandra Fëdorovna RomanovaModifica

  • [Lettera a Rasputin] Mio indimenticabile amico e maestro, salvatore e consigliere, quanto mi pesa la tua assenza! La mia anima non sa trovar pace e mi sento a mio agio solo quando tu, maestro mio, siedi al mio fianco, quando ti bacio le mani e riposo il capo sulla tua santa spalla. Allora sì che mi sento leggera, e nutro un solo desiderio: addormentarmi per l'eternità sulla tua spalla, tra le tue braccia [...] Torna presto. Ti aspetto e soffro senza di te [...] Colei che ti ama per l'eternità. M[amma].[1]
  • [Lettera al marito Nicola II del 12 novembre 1916] Sono solo una donna che lotta per il suo sovrano, per il suo bambino, per i due esseri più cari al mondo.[2]
  • [Lettera ad Anna Vyrubova del 10 dicembre 1917] Mi sento la madre di questo paese e soffro per lui come fosse mio figlio, malgrado tutti gli orrori e i peccati. Sai che non si può strappare l'amore dal mio cuore, come non si può strapparne la Russia, malgrado la sua nera ingratitudine verso lo zar.[3]

Citazioni su Aleksandra Fëdorovna RomanovaModifica

  • Alice di Hessen, figlia del granduca d'Assia e del Reno, divenuta Alessandra Feodorovna, aveva compensato l'abiura della confessione nativa protestante con lo zelo religioso ortodosso spinto al fanatismo e alla superstizione. Pietà monacale e ciarlatanesimo visionario trovarono ugualmente adito nella sua intelligenza ristretta e nella sua psiche squilibrata. (Luigi Salvatorelli)
  • Di origine tedesca, dopo aver accettato di abbandonare il protestantesimo per amore del suo fidanzato [Nicola Romanov], si è votata alla nuova patria con l'entusiasmo del proselita. In virtù di questo cambiamento di nazione e di fede si è voluta più russa dei russi per nascita. Ciò che oggi insegue come un'assetata, non è la Russia che si incontra nei salotti, deflorata, contraffatta dalle maniere europee, ma la vera Russia, quella delle umili sofferenze, della pietà ancestrale, dei lavori oscuri, delle dolci tradizioni e delle credenze irrazionali. La sua immaginazione si compiace di troiche nella neve, di canzoni nostalgiche, del raccogliersi intorno a un samovar all'interno di una povera isba e di fedeli in ginocchio davanti a un pope di campagna. (Henri Troyat )
  • L'imperatrice è una donna alta dalla bellezza fredda, il contegno altero del capo, una folta capigliatura bionda e occhi azzurri che esprimono grande dolcezza; ma, alla minima emozione, il suo volto si costella di macchie rosse. È probabile che non abbia il controllo dei suoi nervi. Il suo atteggiamento sdegnoso è certo dettato da un'estrema timidezza; il che non le impedisce di mostrarsi categorica nei suoi giudizi. Stima immorale e futile la buona società di San Pietroburgo, e lo dice apertamente. (Henri Troyat)
  • La zarina era spesso e apertamente accusata di spionaggio: anche nelle sfere di corte, la si riteneva responsabile dell'affondamento da parte dei tedeschi della nave su cui si recava in Russia il generale Kitchener. (Lev Trockij)
  • Nicola II beveva vodka e cognac ed era un debole. L'imperatrice, dalla volontà forte, con idee fisse e lacune di isterica, lo dominava e teneva con l'intrigo dei suoi favoriti segretamente tutte le fila dell'impero. Il governo era l'affare di pochi alti e oscuri, il suo circolo. (Virginio Gayda)
  • Per giustificare la sua nuova posizione, questa tedesca cercava di assimilare con fredda frenesia tutte le tradizioni e le suggestioni del Medioevo russo; il più misero e grossolano di tutti i Medioevi, in un periodo in cui il popolo faceva sforzi enormi per emanciparsi dalla propria barbarie medioevale. Questa principessa dell'Assia era letteralmente posseduta dal demonio dell'autocrazia: sollevatasi dal suo buco provinciale sino ai fastigi del dispotismo bizantino, non intendeva a nessun costo ridiscendere. Nella religione ortodossa aveva trovato una mistica e una magia adatte alla sua nuova sorte. (Lev Trockij)

NoteModifica

  1. Citato in Henri Troyat, Rasputin, traduzione di Catherine McGilvray, Oscar storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1998, p. 49. ISBN 88-04-45402-4
  2. Citato in E. Radzinskij, L'ultimo zar. Vita e morte di Nicola II, Dalai Editore, 2001, p. 187. ISBN 8880895036
  3. Citato in Henri Troyat, Rasputin, traduzione di Catherine McGilvray, Oscar storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1998, p. 190. ISBN 88-04-45402-4

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