Mircea Dinescu

scrittore rumeno

Mircea Dinescu (1950 – vivente), poeta e giornalista rumeno.

Da Una nazione prigioniera

Intervista sulla Repubblica Socialista di Romania in Libération, 17 marzo 1989; riportato e tradotto in internazionale.it, 19 dicembre 2019.

  • C'è una barzelletta che circola da noi da quasi vent'anni. Racconta dell'esperimento fatto dal regime socialista sul topo intellettuale, sul topo operaio e sul topo contadino. Sottoposti alle stesse esperienze e tenuti nelle stesse condizioni di laboratorio, dopo un certo periodo i topi reagiscono in modo diverso: il topo contadino e quello operaio ingrassano e stanno bene, mentre il topo intellettuale appare fragile e nevrotico. Quando gli chiedono se mangi troppo poco, risponde: "No, mi nutrono come gli altri, ma ogni tanto mi fanno vedere il gatto". In realtà ormai la situazione si è democratizzata: oggi il gatto lo mostrano a tutti.
  • I giornali servono solo come carta da pacchi e la foresta di antenne che sovrasta Bucarest è rivolta verso Sofia o Mosca, ma la classe dirigente non vuole saperne nulla. I pompieri culturali rintanati al ministero dell'interno hanno una sola ossessione: mantenere la loro poltrona. Per questo motivo sono pronti a soffocare la più piccola scintilla di liberalismo, a bloccare i veri libri e le sceneggiature di film autentici, spaventati dall'idea di un ipotetico ritorno della ragione nella vita quotidiana.
  • In un certo senso la vigliaccheria è stata istituzionalizzata. Sono le istituzioni che, tramite i dirigenti – maestri consumati nell'arte di truccare la realtà –, si esprimono in nome degli individui. L'opinione individuale è stata abolita. Qualunque tentativo di annunciare delle verità sgradevoli è considerato un'eresia e subito sanzionato. Quando oggi si legge il testo della costituzione, sembra di trovarsi di fronte a una meravigliosa favola uscita dalle Mille e una notte. Perché non solo in Romania sono stati banditi i diritti umani fondamentali, ma anche gli organi che dovrebbero difenderli – la magistratura e i mezzi d'informazione, per non parlare della polizia e della polizia segreta, la Securitate – si sono trasformati in strumenti di intimidazione e di terrore.
  • Può sembrare strano ma lo stalinismo è stato molto utile al socialismo: la negazione della persona come fine ha permesso di far lavorare gli uomini in gregge, cosa molto redditizia ed efficace per il regime. Vuole sapere il famoso segreto delle piramidi, sul quale storici, architetti e matematici si sono scervellati fin dalla notte dei tempi? Ebbene è semplice: è stato dato l'ordine di costruire e l'ordine è stato eseguito. Tutto qui.
  • Di recente, i dirigenti del partito, in concorrenza con la Genesi, hanno progettato di creare in Romania l'uomo nuovo. Purtroppo la schiacciante maggioranza della popolazione è composta di "persone di vecchio stampo", ancora sensibili alla fame e al freddo, e incapaci di affrontare le condizioni da laboratorio rigide e glaciali necessarie alla creazione dell'"uomo di Ceaușescu", cresciuto a base di ideologia e infagottato nella retorica grossolana della propaganda.
  • Quando a Parigi o nella lontana Mosca gli architetti politici abbozzano i contorni di un'eventuale casa comune europea, possiamo già essere sicuri che mancherà una finestra, la Romania. Al posto di questa ipotetica finestra ci sarà un muro, dietro il quale milioni di abitanti aspettano inebetiti il momento del loro ingresso ufficiale nel nuovo continente. Se pensiamo che una lettera spedita da Parigi arriva a destinazione a Bucarest – ovviamente dopo essere già stata letta, e sempre che ci arrivi – dopo 45 giorni, possiamo lecitamente chiederci se facciamo ancora parte dell'Europa.
  • Il fatto è che dalle nostre parti regna un irreale esotismo sociale: i mancati suicidi di chi non può immolarsi con il fuoco sulla pubblica piazza perché mancano i fiammiferi, di chi non riesce a impiccarsi perché non trova né corda né sapone. È Bucarest, che sta diventando la prima città laica d'Europa, dove i poliziotti sono più numerosi dei piccioni e i contrabbandieri sono riusciti a stampare una nuova moneta: le sigarette Kent.
  • Non so se i popoli che vivono al di là del Prut considerino Gorbačëv uno zar buono o cattivo, ma per i milioni di esseri umani che in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania orientale e Romania hanno taciuto nell'umiliazione per decenni, il leader sovietico incarna la buona novella, è il messia del socialismo dal volto umano.
  • In Romania la verità, maltrattata, è moribonda, ma gli scrittori non possono più essere definiti dei chirurghi della realtà, perché sono stati trasferiti al reparto cosmetico del potere e incaricati di travestire la bruttezza, di truccare la menzogna, di glorificare la mediocrità. Gli specialisti del compromesso sono diventati aggressivi nei confronti di chi si allontana dalla cerchia dei poeti di corte. Per sopravvivere ci sono solo due soluzioni: accettare una vita di privazioni, nell'ipotetica speranza che un giorno i propri manoscritti usciranno dal cassetto, o emigrare. L'esilio esterno è nella maggior parte dei casi la conseguenza dell'esilio interno. Ma nulla è più tragico di vedere la Romania perdere i suoi artisti, che sono sempre stati il sale di questa terra.
  • Ceaușescu non può scomparire perché sua moglie è immortale.

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