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Martin Gilbert riceve la laurea honoris causa dall'Università Ben Gurion del Negev nel 2011

Sir Martin Gilbert (1936 – 2015), storico inglese.

Indice

La grande storia della prima guerra mondialeModifica

IncipitModifica

Più di 9 milioni di uomini – soldati, marinai e aviatori – furono uccisi nella prima guerra mondiale. Altri 5 milioni di civili si ritiene siano morti a causa dell'occupazione nemica e dei bombardamenti, o di stenti e malattie. Il genocidio degli armeni nel 1915 e le epidemie di influenza che dilagarono quando ancora infuriava la guerra furono due dei devastanti effetti collaterali del conflitto. La fuga dei serbi dalla loro terra alla fine del 1915 fu un altro crudele episodio che seminò morte fra i civili; altrettanto crudele fu il blocco navale imposto dagli Alleati alla Germania, in conseguenza del quale morirono oltre 750.000 tedeschi.

CitazioniModifica

  • Fra il 1914 e il 1918 si combatterono due guerre molto diverse fra loro. La prima fu una guerra di soldati, marinai e aviatori, di addetti alle navi mercantili e di popolazioni civili sotto l'occupazione nemica, una guerra nella quale la sofferenza fisica e morale dei singoli assunse proporzioni gigantesche, in particolare nelle trincee di prima linea. La seconda fu una guerra di governi e di sovrani, di propagandisti e idealisti, una guerra traboccante di ambizioni, ideali politici e aspirazioni territoriali, altrettanto decisiva, per il futuro degli imperi, delle nazioni e dei popoli, di quella combattuta sui campi di battaglia. Ci furono momenti, in particolare nel 1917 e nel 1918, in cui la guerra degli eserciti e la guerra delle ideologie si sommarono e condussero alla rivoluzione e alla capitolazione da un lato e all'affermazione di nuove forze nazionali e politiche dall'altro. La guerra cambiò la mappa e il destino dell'Europa, così come ne marchiò a fuoco la pelle e ne ferì l'anima. (Introduzione, p. 3)
  • A fare scoppiare la guerra non fu una rivalità specifica, né la contesa per una regione o un luogo particolari: rivalità e dispute si mescolarono e concorsero a eccitare gli umori e a fornire le occasioni che resero la guerra prima immaginabile, poi possibile e infine desiderabile. (cap. 1, p. 23)
  • [Battaglia di Caporetto] Era la 12ª battaglia [dell'Isonzo] fra quelle montagne inospitali, ma era la prima di cui gli imperi centrali[1] avessero curato la pianificazione, la portata e la tattica. Cominciò con un bombardamento d'artiglieria di quattro ore, due delle quali con i gas, contro cui gli italiani non avevano protezione adeguata. Gli effetti del gas furono devastanti e gli italiani, presi dal panico, ripiegarono di 20 chilometri. Nel pomeriggio [del 24 ottobre 1917] le truppe tedesche entrarono a Caporetto, un nome che da quel momento avrebbe significato per l'Italia vergogna e disonore, benché i suoi soldati non avessero i mezzi per resistere a un attacco così massiccio. (cap. 19, p. 447)
  • [Nella battaglia di Caporetto] Rommel, dopo un'avanzata di 20 chilometri, raggiunse la vetta del monte Mataiur. Combatteva da cinquantadue ore e aveva fatto oltre 9000 prigionieri, perdendo soltanto 6 soldati. (cap. 19, p. 447)

ExplicitModifica

Tutte le guerre finiscono per essere ridotte a statistiche, strategie, discussioni sulle cause e sugli esiti. I dibattiti sulla guerra sono importanti, ma non come la storia umana di coloro che vi hanno combattuto.

NoteModifica

  1. Germania e Austria-Ungheria.

BibliografiaModifica

  • Martin Gilbert, La grande storia della prima guerra mondiale (First World War, 1994), traduzione di Carla Lazzari, Oscar Storia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2000. ISBN 978-88-04-48470-7

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