Mario Bonfantini

scrittore, critico letterario e sceneggiatore italiano

Mario Bonfantini (1904 – 1978), scrittore, critico letterario e sceneggiatore italiano.

Storia della letteratura franceseModifica

  • [...] la «filosofia» di Voltaire non va mai disgiunta dalle sue applicazioni, nel campo della morale sociale, dei problemi religiosi o politici o anche in quello degli sviluppi poetici. Incurante di un «sistema» egli si creò piuttosto una specie di metodo, innestando sul razionalismo cartesiano ormai diffusissimo l'empirismo di Locke e di Hume [...]. ( (Parte quarta, cap. XIV, p. 135)
  • La enorme influenza e popolarità di Rousseau oltreché all'originalità del suo pensiero fu dovuta al profondo calore di sentimento che anima tutte le sue pagine. (Parte quarta, cap. XIV, p. 138)
  • [Marie-Jeanne Riccoboni] [...] superò tutti i colleghi in questo genere di narrazione avventurosa e sentimentale. [...] i suoi libri non mancano di finezza né di verità, anche se troppo spesso enfatici e prolissi. (Parte quarta, cap. XV, p. 164)
  • [Marie-Jeanne Roland de la Platière] Le sue memorie, scritte in prigione durante gli ultimi mesi della sua vita, col titolo di Appel a l'impartiale postérité [...] riunendo a considerazioni filosofiche di carattere strettamente personale, testimonianze storiche e politiche, riflettono con efficacia spesso toccante il suo generoso carattere, e conservano anche un notevole valore documentario. (Parte quarta, cap. XVI, p. 176)
  • Genialissimo, primo dei moderni nella critica estetica, Baudelaire è il temperamento lirico più originale e completo dell'età nostra. (Parte quinta, cap. XXIII, p. 285)
  • [Baudelaire] Le sue Fleurs du Mal sono una specie di umana tragedia dove il senso del male e del peccato, le angosce di una suprema chiaroveggenza, il sublime dolore d'una umanissima pietà, tutte le raffinatezze e i tormenti della coscienza moderna vivono nella delicatissima anima di un meditabondo sognatore, sperduto «dans les plis sinueux» della metropoli di cui egli ha cosi bene interpretato il carattere esemplare, Parigi. (Parte quinta, cap. XXIII, p. 285)
  • [Gustave Flaubert] Sulle orme dello Chateaubriand, egli fu si può dire il primo a considerare deliberatamente il romanzo come una sorta di poema in prosa, applicandovi quell'ostinato studio dello stile che prima d'allora si pensava riservato ai poeti, quella cura degli effetti ritmici, coloristici e plastici, che spinsero più di un critico letterario a considerarlo «un parnassiano che ha scritto in prosa». (Parte quinta, cap. XXIV, p. 293)
  • Zola, più che un creatore di personaggi, si mostra in questi libri [i suoi romanzi di maggiore portata artistica e sociale] un grande evocatore di ambienti, di masse, in un suo stile potente, epico, che lo raccosta a Flaubert, e che è pur capace di grandi delicatezze (specie in certi indimenticabili idilli di adolescenti). Egli si può chiamare un grande «impressionista», nel senso letterario e poetico della parola [...]. (Parte sesta, cap. XXVII, pp. 346-347)
  • [...] sebbene Zola volesse di proposito astenersi dall'adottare qualunque dottrina politica per salvaguardare la propria obbiettività di osservazione, la sua opera risultò in sostanza una formidabile denuncia di tutti i vizi, le prevaricazioni, le ingiustizie sociali del «sistema borghese». (Parte sesta, cap. XXVII, p. 347)
  • Il Naturalismo deriva chiaramente dal realismo flaubertiano. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 347)
  • Secondo le teorie del Naturalismo, invece [del Realismo flaubertiano], «la verità dello scrittore e del poeta» in nulla differisce dalla «verità dello scienziato»: il romanziere naturalista non solo si vale di tutte le scoperte della Scienza (medicina, fisiologia, neurologia, studio dell'ambiente sociale e naturale ecc.), ma le applica con lo stesso metodo scientifico, e anzi prosegue il suo lavoro quasi in comunione con lo scienziato, in modo da potergli fornire a sua volta i propri «risultati». (Parte sesta, cap. XXVII, pp. 347-348)
  • [...] si può riconoscere in Zola una visione del mondo originale: nel senso che per lui l'uomo, a dispetto della sovrastrutture intellettualistiche, culturali e morali, consta di pochi istinti elementari, e cresce sottoposto a pesanti pressioni dell'ambiente, che gli impongono brutalmente la loro autorità e finiscono, alla lunga, per determinare la sua condotta. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 348)
  • [...] la lezione del Naturalismo, di una documentazione accuratissima, di un serio studio fondato non solo sulla fisiologia e sulla storia del costume ma anche di carattere largamente sociologico, ebbe la più grande influenza sull'arte narrativa francese, ed europea ed americana in genere, e alcune sue istanze si possono dire vive ancor oggi. (Parte sesta, cap. XXVII, p. 349)
  • Marguerite Audoux [...], autodidatta, operaia e sarta, conquistò Parigi con una delicata narrazione semiautobiografica il cui titolo è tuttora famoso, Marie Claire (1910). (Parte sesta, cap. XXIX, p. 397)
  • [...] l'Unanimismo voleva mettere in rilievo l'«unicità del molteplice» nell'anima dell'umanità, con un senso panico della civiltà umana, della vita del mondo, e un programma politico idealistico-progressista (fratellanza degli uomini, pace universale...). (Parte settima, cap. XXX, p. 432)
  • Acuto osservatore dei fenomeni politici, convinto democratico e progressista, nemico di ogni guerra sebbene fosse stato valoroso combattente dal 1914 al '18 (Mars ou La guerre jugée), Alain divenne il teorico della Terza Repubblica in virtù di un limpido trattato, Eléments d'une doctrine radicale (1925), ed è il solo pensatore di rilevo che abbia difeso in quel periodo le ragioni della democrazia fondata sulla fede nella Ragione e negli «immortali princípi» della Rivoluzione francese, fra i minacciosi assalti delle ideologie estremiste di destra e di sinistra. (Parte settima, cap. XXXI, p. 439)
  • [...] nel complesso bisogna riconoscere a Colette un posto eminente fra gli scrittori contemporanei. Quella mistura di libertinaggio e naturismo che è alle origini dell'opera sua, ha dato luogo nei momenti migliori, a una visione della vita come contrasto di elementari istinti e violenti desideri, con una nettezza risoluta che si riflette nello stile: così diretto e preciso da far pronunciare non di rado la parola «classico». (Parte settima, cap. XXXI, p. 442)
  • [...] la fama di Proust conobbe, dopo il primo periodo di stupita esaltazione, una certa eclisse. Ma egli resta il massimo scrittore francese del nostro secolo. (Parte settima, cap. XXXI, p. 445)

BibliografiaModifica

  • Mario Bonfantini, Storia della letteratura francese, Arnoldo Mondadori editore, Milano, 1965.

FilmografiaModifica

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