Joaquim Maria Machado de Assis

scrittore e poeta brasiliano
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Joaquim Maria Machado de Assis (1839 – 1908), scrittore e poeta brasiliano.

Joaquim Maria Machado de Assis

Don CasmurroModifica

IncipitModifica

Una sera, tornando dal centro verso Engenho Novo, incontrai sul treno della Central un giovane del quartiere che conoscevo appena di vista e, come dire, di cappello. Mi salutò, si sedette vicino a me, parlò della luna e dei politici, e finì col recitarmi poesie. Il tragitto era breve, e forse i versi non erano del tutto cattivi. Accadde, però, che, essendo stanco, chiusi gli occhi tre o quattro volte; questo bastò perché egli interrompesse la lettura e si mettesse i versi in tasca.

CitazioniModifica

  • Il mio scopo evidente era annodare fra loro le due estremità della vita, e recuperare nella vecchiaia l'adolescenza. Ebbene, signore mio, non sono riuscito a riprodurre né quello che fu né quello che fui io. Ovunque, se il volto è uguale, la fisionomia è differente. Se mi mancassero soltanto gli altri, pazienza; più o meno un uomo si consola delle persone che perde; ma il problema è che sono io stesso a mancare, e questa lacuna è tutto. (II)
  • [...] era un amico, non dirò ottimo, ma non tutto è ottimo in questo mondo. (V)
  • La vita è un'opera e una grande opera. Il tenore e il baritono lottano per il soprano, in presenza del basso e dei comprimari, quando non sono il soprano e il contralto che lottano per il tenore, in presenza dello stesso basso e dei medesimi comprimari. Vi sono numerosi cori, molti balletti e l'orchestrazione è eccellente... (IX)
  • Gli impegni a lunga scadenza sono facili da sottoscrivere: l'immaginazione li fa apparire eterni. (XI)
  • [...] le gambe sono anch'esse persone, inferiori soltanto alle braccia, e si regolano da sole, quando la testa non le dirige con idee. (XII)
  • Ci sono cose che si imparano solo tardi; per farle subito bisogna esserci nati. Ed è meglio farle subito, anziché tardi con artificio. (XV)
  • L'eternità ha i suoi pendoli; pur non avendo fine, mai rinuncia a voler sapere la durata delle gioie e dei supplizi. (XXXII)
  • [...] la nostalgia è proprio questo: il passare e ripassare delle vecchie memorie. (XXXIV)
  • L'immaginazione è stata compagna di tutta la mia esistenza: vivace, rapida, inquieta, a volte timida e ricalcitrante, per lo più capace di divorare, correndo, un pascolo dopo l'altro. (XL)
  • Quante cattive intenzioni possono essere riposte, a metà strada, in una frase innocente e pura come questa! Può perfino far sospettare che molte volte la menzogna sia involontaria come il sudore. (XLI)
  • Vi sono persone alle quali le lacrime non vengono né subito né mai; si dice che patiscono più degli altri. (LIII)
  • L'insonnia, musa dagli occhi spalancati, non mi lasciò dormire per una lunga ora, forse due; i pruriti reclamavano unghie, e io mi grattavo con l'anima. (LV)
  • L'animo degli uomini, come sai, è una casa così disposta, non di rado con finestre che danno su tutti i lati, molta luce e aria pura. Ce ne sono anche di chiuse e scure, senza finestre, o poche e grigliate, simile a quelle dei conventi e delle prigioni. Inoltre ci sono cappelle e bazar, semplici tettoie o palazzi sontuosi. (LVI)
  • [...] il cuore, quando considera ciò che sta per accadere, le proporzioni degli avvenimenti e la loro quantità, diventa forte e ben disposto, il male è un male minore. Ma, se non lo diventa allora, non lo diventerà mai. (LVII)
  • Nulla si può correggere bene nei libri confusi, ma tutto si può aggiungere nei libri che presentano lacune. (LIX)
  • [...] ma il linguaggio umano è proprio così, un insieme di parti eccessive e di parti insignificanti, che si compensano, regolandosi fra loro. (LXII)
  • [...] uno dei compiti dell'uomo è quello di chiudere e stringere forte gli occhi per vedere se continua nella notte della vecchiaia il sogno interrotto nella notte della gioventù. (LXIV)
  • La vita è piena di obblighi che si adempiono, per quanta voglia si abbia di trasgredirli sfacciatamente. (LXVI)
  • [...] vi è un solo modo di scrivere la propria essenza: quello di raccontar tutto, tanto il bene quanto il male. (LXVIII)
  • Il destino non è soltanto un drammaturgo, è anche il proprio buttafuori, cioè indica ai personaggi il momento di entrare in scena, dà loro le carte e gli altri oggetti ed esegue dall'interno i suoni corrispondenti al dialogo: un temporale, una carrozza che passa, uno sparo. (LXXIII)
  • [...] non tutto è chiaro nella vita e nei libri. (LXXVII)
  • [...] la vanità è un principio di corruzione. (XCVII)
  • Tutto finisce, o lettore; è un vecchio assioma al quale si può aggiungere che non tutto quello che dura, dura a lungo. Questa seconda parte non trova facili proseliti; al contrario, l'idea che un castello in aria duri più dell'aria di cui è fatto, si sradicherà difficilmente dal cervello, ed è bene che sia così, perché non si perda l'abitudine di tali costruzioni quasi eterne. (CXVIII)
  • [...] quelli che amano la natura come deve essere amata, senza alcun ripudio parziale né esclusione ingiusta, non vi trovano nulla di inferiore. (CXI)
  • [...] non soltanto il cielo ci concede le nostre virtù, ma anche la timidezza, senza contare il caso, ma il caso è un mero accidente; la miglior origine è il cielo. Ma poiché la timidezza proviene dal cielo e dà a ciascuno il proprio temperamento, la virtù, che ne è figlia, è dello stesso sangue celestiale. (CXVIII)
  • La massima è la seguente: ciascuno dimentica lentamente le buone azioni che compie, ma in verità non le dimentica mai. (CXXVII)
  • Le persone valgono in misura dell'affetto che portiamo loro, e la saggezza popolare ne ha tratto quel proverbio che dice: «Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace». (CXXXII)
  • La vita è così bella che l'idea stessa della morte richiede anzitutto di essere da questa concepita, prima di potersi verificare. (CXXXIII)

ExplicitModifica

Ebbene, qualunque sia la soluzione, rimane una cosa, ed è la somma delle somme o il resto dei resti, cioè che il destino volle che la mia prima amica e il mio miglior amico, entrambi così affettuosi e amati, finissero con l'unirsi e con l'ingannarmi... La terra sia loro lieve! E ora passiamo alla Storia dei sobborghi.

Memorie postume di Brás CubasModifica

IncipitModifica

Ho esitato alquanto se cominciare queste memorie dal principio o dalla fine, se porre cioè in primo luogo la mia nascita o la mia morte.[1]

CitazioniModifica

  • Un mio zio, canonico con piena prebenda, soleva dire che l'amore per la gloria terrena era la perdizione delle anime, le quali devono desiderare solo la gloria eterna. Al che l'altro zio, ufficiale di uno degli antichi reggimenti di fanteria, rispondeva che l'amore per la gloria è la cosa più autenticamente umana che c'è nell'uomo, e quindi la sua caratteristica più genuina. (II)
  • «Non spaventarti» disse [la Natura], «la mia inimicizia non uccide; si afferma soprattutto per la vita. Vivi: non cerco altro flagello». (VII)
  • Al tempo non interessa il minuto che passa, ma il minuto che viene. Il minuto che viene è forte, giocondo, è convinto di portare in sé l'eternità, e porta la morte, e perisce come l'altro, ma il tempo permane. Egoismo, dirai tu? Sì, egoismo, non c'è altra legge. Egoismo, conservazione. La pantera uccide il vitello perché la ragione della pantera è che deve vivere, e se il vitello è tenero, tanto meglio: ecco lo statuto universale. (VII)

NoteModifica

  1. In Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

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