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Luigi Cadorna

Luigi Cadorna (1850 – 1928), generale e politico italiano.

Citazioni di Luigi CadornaModifica

  • Lo sfacelo degli eserciti della Russia è conseguenza dell'assenza di un governo forte e capace; ora io debbo dire che il Governo italiano sta facendo una politica interna rovinosa per la disciplina e per il morale dell'Esercito contro la quale è mio stretto dovere di protestare con tutte le forze dell'animo.[1]
  • [Riferendosi al colloquio con Paolo Boselli, nuovo presidente del Consiglio, che si era recato a Udine per incontrarlo] Mi schiacciò di elogi fino alla nausea, fino a dirmi che dopo la vittoria mi avrebbe condotto lui stesso in Campidoglio. Risposi che aspiravo solo a finir bene la guerra e ad ecclissarmi poi. Non ci mancherebbe altro che la parodia di Scipione e di Mario! Ma in Italia, pur di fare della rettorica, son capaci di tutto![2]
  • Morire, non ripiegare.[3]
  • Siamo in un'ora decisiva. Ancora una volta ripeto: "Ogni viltà convien che qui sia morta"... Si fondano tutte le classi e tutti i partiti che sinceramente amano la Patria in un solo impeto di orgoglio e di fede, per ripetere come nelle giornate memorabili del maggio 1915 al nemico che ascolta in agguato: l'Italia non conosce che la via dell'onore![4]
  • [Nel 1916, indicando la linea del Piave, con il suo bastone da alpinista, agli ufficiali di Stato Maggiore] Signori, in caso di disgrazia, ci difenderemo qui.[5]

AttribuiteModifica

  • Intrepidi Sardi.[6]
  • [Sulla battaglia di Caporetto] La mancata resistenza di reparti della 2a armata, vilmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all'avversario di penetrare nel sacro suolo della patria. (dal bollettino n. 887 del 28 ottobre 1917[6])

Citazioni su Luigi CadornaModifica

  • Cadorna è stato per ventinove mesi il vero, indiscusso padrone dell'Italia. Nessuno, prima di lui e dopo di lui (Mussolini compreso), si è arrogato il diritto di vita e di morte su tutti gli abitanti della penisola. Disponeva, a suo piacimento, di uno degli eserciti più potenti del mondo, continuamente rafforzato con immani trasfusioni di sangue. Disponeva di propri tribunali di guerra, che imponevano la sua legge. Attraverso la censura militare metteva un bavaglio a combattenti e a civili. In accordo con Sidney Sonnino, poteva senza battere ciglio decretare la morte per fame di 100.000 prigionieri. Per finire, era l'uomo che non aveva il minimo imbarazzo nel diramare direttive di questo tenore: «Deve ogni soldato essere certo di trovare, all'occorrenza, nel superiore il fratello o il padre, ma anche deve essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi». (Angelo Del Boca)
  • Cadorna, pur nel mezzo della bufera politica che gli si stava addensando sulla testa [dopo la disfatta di Caporetto], ebbe il grande merito di studiare e disporre la linea del Piave in modo perfetto, con una conoscenza da grande maestro di ogni particolarità della regione, ed una oculatissima disposizione delle truppe. (Franco Bandini)
  • Nel 1924 Mussolini introdusse il grado di Maresciallo nell'esercito italiano, e il primo ad esserne insignito fu proprio Cadorna. Sebbene infatti il suo nome sia spesso associato alla disfatta di Caporetto, bisognerebbe più giustamente riconoscere al generale il merito di aver salvato l'Italia. (A. J. P. Taylor)

NoteModifica

  1. Da lettera al Presidente del Consiglio Paolo Boselli, 18 agosto 1917; citato in Paolo Mieli, Le manovre di Cadorna, Corriere della Sera, 4 aprile 2017, pp. 46-47.
  2. Da una lettera alla famiglia; citato in Indro Montanelli, L'Italia di Giolitti (1900-1920), Rizzoli, Milano, 1974, cap. 16, p. 295.
  3. Dall'ordine del giorno del generale Cadorna del 7 settembre 1917; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 615.
  4. Da un telegramma del 14 settembre 1917; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 612.
  5. Citato in Franco Bandini, Il Piave mormorava, Longanesi, Milano, 1965, p. 124.
  6. a b Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 613.

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