Leonardo Salviati

umanista, filologo e scrittore italiano

Leonardo Salviati (1540 – 1589), umanista, filologo e scrittore italiano.

Citazioni di Leonardo SalviatiModifica

  • Così chi d'oltraggiar diletto prende, | Spesso con l'armi sue se stesso offende.[1]
  • Gli ornamenti nella favella non istanno bene ad ogni ora; e talvolta il mostrar negligenza su alcuna leggiera cosa, e il non dir sempre nel miglior modo tutto ciò che nel miglior modo forse sempre dir si potrebbe, per rendere il parlar vario, o per altro cotal riguardo, spesse fiate merita commendazione.[2]

OrazioniModifica

  • Nella fama in due diversi modi si può esser offeso; o disonoratamente morendo, o quando da troppo acerba morte n'è il corso impedito della futura gloria. (da Orazione II, p. 33, in Opere, Vol. V)
  • Il fine adunque di tutti gli uomini è la felicità. A questa per'altra via non si può mai pervenire, che per la sola delle virtù, perciocché in nulla altro consiste, secondo i più savj è migliori, che nel continovare dell' opere virtuose, e del mettere in atto ciascheduna virtù. (da Orazione III, In lode della fiorentina lingua, p. 59, aprile 1564)

Citazioni su Leonardo SalviatiModifica

  • Al contrario, quando fu avviata la grande impresa del Vocabolario degli Accademici della Crusca, gli accademici avevano per loro fortuna, come saldo punto di riferimento, le posizioni teoriche e le opere di un filologo come Leonardo Salviati. [...] Con l'ingresso del Salviati nel gruppo, la brigata dei Crusconi fu trasformata in Accademia della Crusca, e i soci si impegnarono nella nuova impresa di dare a Firenze un vocabolario, che non si chiamò Vocabolario della lingua fiorentina o della città di Firenze (perché il titolo sarebbe stato troppo municipale e sarebbe stato subito oggetto di polemiche), ma Vocabolario degli Accademici della Crusca, un'opera collettiva i cui membri si assumevano fin dal titolo la responsabilità comune delle scelte linguistiche. (Valeria Della Valle)
  • Leonardo Salviati morì nel 1589, ma aveva fatto in tempo a dare istruzioni agli accademici: aveva preparato per loro un abbozzo di vocabolario, prezioso come traccia da seguire, contenente le citazioni tratte dai testi del Trecento. Così, dopo la morte del loro maestro i cruscanti si misero al lavoro e nel 1591 cominciarono a dividersi i compiti e a stabilire le regole per lo spoglio dei testi (i verbali e i diari delle loro riunioni sono stati fortunatamente conservati, e consentono di seguirne i lavori quasi giorno per giorno, anche attraverso la compilazione delle schede preparate per le voci). (Valeria Della Valle)

NoteModifica

  1. Da Canto degli Ermafroditi, vv. 7-8.
  2. Da Avvertimenti della lingua sopra il Decamerone, Lib. lI, Cap. 9; citato in prefazione a Vincenzo Monti, Iliade, II edizione, 1812.

BibliografiaModifica

  • Leonardo Salviati, Opere, Vol. V, Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano 1810.

Voci correlateModifica

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