L'abbazia di Northanger (film)

film per la televisione del 2007 diretto da Jon Jones

L'abbazia di Northanger

Immagine Castles of Munster, Lismore, Waterford-geograph-3038250.jpg.
Titolo originale

Northanger Abbey

Lingua originale inglese
Paese Regno Unito
Anno 2007
Genere drammatico, sentimentale
Regia Jon Jones
Soggetto dall'omonimo romanzo di Jane Austen
Sceneggiatura Andrew Davies
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani


L'abbazia di Northanger, film del 2007, con Felicity Jones, regia di Jon Jones.

Sacerdote: Io ti battezzo Catherine, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Jane Austen: Nessuno che avesse conosciuto Catherine Morland da bambina, avrebbe potuto mai immaginare che fosse destinata a diventare un'eroina. La sua posizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto e persino il suo carattere. Tutto era contro di lei. Una famiglia di dieci figli è sempre da considerare una bella famiglia, se vi sono teste, braccia e gambe in numero giusto. Di fatto però i Morland erano decisamente insignificanti e Catherine per molti anni della sua vita, fu insignificante anche lei. Non c'era da meravigliarsi che Catherine, che per natura nulla aveva di eroico, preferisse il cricket e la palla alle bambole e ai libri. A quindici anni il suo aspetto accennava a migliorare e cominciò ad esercitarsi a diventare un'eroina.

  • Affinché una giovane fanciulla diventi un'eroina, deve assolutamente accadere qualcosa di avventuroso sul suo cammino. (Jane Austen)
  • Rassegnati Catherine, bisognerà andare in giro per negozi, bisognerà spendere parecchi soldi. Credi di poter sopravvivere? (Mr Allen)
  • Penso che ci siano più vita, più verità e sentimento in un buon romanzo che in un centinaia di sermoni. (Henry Tilney)
  • Ho sempre ritenuto che l'ignoranza e il pregiudizio, non abbiano eguali nel formare la più convinta delle opinioni. (Henry Tilney)
  • Un segreto una volta svelato, perde il suo fascino e anche la sua pericolosità. (Henry Tilney)
  • Nostra madre soffrì moltissimo e per mano di nostro padre. Ricordate che vi ho parlato di una sorte di vampirismo? Forse è stato un modo stupido per esprimermi, ma noi l'abbiamo visto succhiarle la vita con la sua freddezza e la sua crudeltà. L'aveva sposata per i suoi soldi, lei pensava che fosse per amore. Solo dopo ha capito che il suo cuore era freddo. Niente vampiri, niente sangue. I crimini peggiori, sono i crimini del cuore. (Henry Tilney)

Dialoghi

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  • Catherine: Quante persone. Chissà chi sono e quali sono le loro storie.
    Mr Allen: Non so se vale la pena scoprirlo se scelgono di vagare per le strade, invece di star seduti a casa vicino a un bel fuoco.
  • Catherine: È piuttosto sgradevole non conoscere nessuno.
    Mrs Allen: Sì, mia cara. È decisamente sgradevole. Non si può conversare con nessuno a meno che non si venga presentati.
    Catherine: Ma chi ci presenterà qualcuno?
    Mrs Allen: Non ne ho la più pallida idea.
  • Henry Tilney: Perdonatemi, sono stato negligente nelle attenzioni proprie di un Cavaliere.
    Catherine: Quali sono?
    Henry Tilney: Non vi ho chiesto da quanto tempo siete a Bath. Se siete stata al teatro e al concerto.
    Catherine: Non sarebbe un po' noioso?
    Henry Tilney: Molto. Ma dobbiamo farlo. Siete pronta?
    Catherine: Sì!
    Henry Tilney: Da quanto tempo siete a Bath, Signorina?
  • Catherine: A me piace tantissimo leggere ma non credo che nel mondo reale sia pieno di rapimenti e delitti. Fantasmi con numerose catene, seduzioni e tutto il resto. Almeno. non da noi a Fullerton.
    Henry Tilney: Forse non ci saranno così tanti delitti e rapimenti. Ma cuori infranti? Tradimenti? Rancori di lunga data, progetti di vendetta? Paura, astio e disperazione, non sono nelle vite di tutti persino a Fullerton?
  • Isabella: Ditemi, cosa ve ne fate dei cuori? Gli uomini non hanno cuore.
    Capitano Frederick Tilney: Ma abbiamo gli occhi e ci danno abbastanza tormento.

Lascio a stabilire se la tendenza di quest'opera sia raccomandare la tirannia dei genitori o ricompensare la disobbedienza dei figli. (Jane Austen)

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