Kundalini

termine sanscrito per definire l'energia divina che si ritiene risiedere in forma quiescente in ogni individuo
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Citazioni sulla kuṇḍalinī.

  • Il serpente, temibile per il suo veleno, simboleggia tutte le forze malefiche; allo stesso modo la kuṇḍalinī, finché riposa inerte in noi, corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure, allo stesso tempo avvelenate e velenose. Inversamente, queste stesse energie, risvegliate e dominate, diventano efficienti e conferiscono una potenza reale. (Lilian Silburn)
  • Il soffio espirato esce e il soffio inspirato entra, a proprio piacimento. Quella dall'aspetto sinuoso si allunga. È la grande Dea, allo stesso tempo inferiore e superiore, il Santuario supremo. (Vijñānabhairava Tantra)
  • Il sommo discernimento relativo all'energia (kuṇḍalinī) comporta dunque tredici tappe. E in tutti i trattati del Trika, Śiva stesso vi fa allusione. (Somānanda)
  • In questa tappa, lo yogin perde la coscienza del mondo oggettivo. Quando la kuṇḍalinī giunge alla volta palatina (tālu), egli prova una sorta di assopimento (nidrā) che santa Teresa d'Ávila chiamava «sonno delle potenze». Il corpo, la volontà e la conoscenza ordinari sono intorpiditi, ma il cuore veglia. (Lilian Silburn)
  • Kundalini è insieme un serpente, un'energia intima e una dea: l'esoterismo del linguaggio crepuscolare risiede in questa simultaneità di significati in una stessa parola. (Jean Varenne)
  • O visione d'ambrosia immortale e suprema che splendi di luce cosciente scorrendo dalla Realtà assoluta, sii il mio rifugio. Grazie a essa ti adorano coloro che conoscono il mistico arcano (rahasya). (Abhinavagupta)
  • Quando la Dea dormiente è risvegliata per la grazia del guru, tutti i cakra vengono attraversati rapidamente. (Śiva Saṃhitā)
  • Questa kalā, la quale è la luce di tutte le cose, si presenta, quando priva di emissione, in forma di serpentina-potenza (śakti kuṇḍalikā), quindi in forma di serpentina-soffio vitale, e, all'estremità (prāntadeśe) dell'emissione, in forma di serpentina suprema. Questa kalā vien variamente chiamata col nome di «etere di Śiva», «luogo del sé», «luogo del brahman». (Triśirobhairava Tantra)
  • Questa potenza è chiamata suprema, sottile, trascende ogni norma di comportamento. Avvolta intorno al punto luminoso (bindu) del cuore, all'interno giace nel sonno, o Beata, in forma di serpente addormentato e non ha coscienza di nulla, o Umā. Questa Dea, dopo aver immesso nel grembo i quattordici mondi insieme con la luna il sole i pianeti, cade in uno stato di obnubilamento come di chi è offuscato dal veleno. È risvegliata dalla suprema risonanza naturale di conoscenza, [nel momento in cui] è scossa, o Eccellente, da quel bindu che sta nel suo grembo. Si produce infatti uno scuotimento nel corpo della Potenza con un impetuoso moto a spirale. Dalla penetrazione nascono per prima i punti splendenti di energia. Una volta levata Essa è la Forza (kalā) sottile, Kuṇḍalinī. (Tantrasadbhāva)
  • Si dovrebbe stimolare quel serpente dormiente afferrandolo per la coda. Allora quella shakti, destandosi dal suo torpore, sarà forzata a risalire verso l'alto. Lo si dovrebbe fare con la tecnica del paridhana e, inalando attraverso il canale solare, si avrà il suo risveglio ogni giorno per novanta minuti, mattina e sera. (Haṭhayoga Pradīpikā)
  • Tra l'ano e l'organo virile si trova il centro di base, il Mūlādhāra, che è come una matrice, uno yoni (organo femminile). Là è la 'radice' a forma di bulbo ed è là che si trova l'energia fondamentale Kuṇḍalinī avvolta tre volte e mezza su se stessa. Come un serpente, essa circonda il punto di partenza delle tre arterie principali tenendosi in bocca la coda proprio davanti all'apertura dell'arteria centrale (suṣumnā). (Śiva Saṃhitā)
Diagramma schematico del corpo yogico, rappresentante, fra l'altro, la kuṇḍalinī

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