Apri il menu principale

Kena Upaniṣad, Upaniṣad "da chi".

IncipitModifica

Il pensiero vola. Da chi è mosso e incoraggiato? Il respiro inizia a mettersi in marcia. Spinto da chi? Da chi è mossa la parola che viene pronunciata? E da chi viene attivato lo sguardo e l'udito?
[in La saggezza indiana]

CitazioniModifica

  • Quando i saggi vanno oltre l'udito dell'udito, il pensiero del pensiero, la parola della parola (e vi è anche il respiro del respiro, lo sguardo dello sguardo), trasuperano il mondo fenomenico e diventano immortali. (I, 2; 1999)
  • Colui che non si può esprimere con la parola, ma grazie al quale la parola è espressa ecco: è il Brahman; e non ciò che qui si venera come tale.
    Colui che non si pensa col pensiero, ma grazie al quale il pensiero è stato pensato, ecco: è il Brahman; e non ciò che si venera come tale.
    Colui che non si vede con lo sguardo, ma grazie al quale gli sguardi vedono, ecco: è il Brahman; non ciò che si venera come tale. (I, 4-6; 1999)
  • A colui che è ignoto, invece è noto.[1] A colui che gli [risulta] noto, invece gli è ignoto. È ignoto per coloro che [credono] di conoscerlo, mentre è sconosciuto da coloro che [pensano] di non conoscerlo. (II, 3; 2010)
  • Perciò questi deva[2] superarono enormemente gli altri deva perché essi, che sono Agni, Vāyu e Indra, lo contattarono il più da vicino, e perché essi lo realizzarono per primi come il Brahman. (IV, 2; 2010)

NoteModifica

  1. Brahman, l'Assoluto.
  2. Dèi.

BibliografiaModifica

  • La saggezza indiana, a cura di Gabriele Mandel, Rusconi, 1999.
  • Upaniṣad, a cura e traduzione di Raphael, Bompiani, 2010.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica