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Katherine Mansfield

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Katherine Mansfield, pseudonimo di Kathleen Mansfield Beauchamp (1888 – 1923), scrittrice neozelandese.

Citazioni di Katherine MansfieldModifica

  • Considero la gravidanza la più vergognosa delle professioni.[1]
  • Forse è mancare di saggezza amare alla follia; ma non c'è mancanza di saggezza più grave che quella di non amare per niente.[2]
  • [Thomas Hardy a ottant'anni] scrive con tanta calma come se stesse già entrando nel porto tranquillo, le vele ripiegate, sospinto da una silenziosa marea.[3]

Citazioni su Katherine MansfieldModifica

  • È così adorabile che non ci possono essere mezze misure. Uno l'ama appassionatamente, perché è impossibile fare altrimenti. (Dorothy Brett)
  • Katherine Mansfield si diede a quello che fu poi suo marito, una sera in cui non poterono sopportare lo spettacolo d'una prostituta che si guardava nello specchio. (Corrado Alvaro)
  • L'amavo talmente che i suoi scritti erano e rimangono per me una delle manifestazioni meno importanti di lei. È il suo essere, cosa era, l'aroma del suo essere che io amo. Katherine poteva fare cose detestabili, esagerare e raccontare falsità, ma il modo con cui le faceva era ammirevole, unico. (Samuel Kotelianskij)
  • Nessuno meglio di Katherine seppe fare racconto dei più segreti soprassalti del cuore dei suoi personaggi. (Antonio Debenedetti)

Lucia Drudi DembyModifica

  • Chiuso nella sua stanza di sughero, Proust si avvolgeva nella memoria come in un'unica, iridescente, sontuosa foglia d'alveo, nodo d'autoimpiccagione e bergsoniano fluire d'infinità. Dosando il respiro fra incantati, aperti paesaggi di impossibili guarigioni, K.M., con una sperimentazione di tipo più joyciano, espelle la memoria da sé, la proietta in campi lunghi, campi medi e controcampi, la devolve a schegge d'altruità, la oggettiva in figure cui le sue cesoie d'esilio imprimono il taglio rapido dell'esilio, dove a nessuna è concesso spazio o tempo più che all'altra.
    La distanza agisce così come calmiere. Lo spazio si immerge nel tempo, il tempo tridimensionale si autocancella. Tempo e spazio si allineano e si uguagliano su una sola superficie, il nitore di un'intangibile visività.
  • Rescisse spiegazioni e confessioni, rescisse cause, concause, resipiscenze e condoglianze, nettati spietatamente tutti i contorni col mercurio liquido della pura visività, respinti rinvii, condanne e condoni, K.M. pone un aut-aut assoluto e straziato, tolemaico: la centralità dell'io. Improvvisamente si pensa, più che a Cecov, a Verlaine. Si pensa a Saffo, filtrata attraverso Keats e Shelley. Si pensa alla poesia.
  • Sceglie di essere solo quello che è. Di dire solo quello che conosce (che vede) e quello che ama. Ama il bello, il gentile, il buono. Ama il semplice, il chiaro, l'arreso, il tenero, lo scherzoso, il minuto. Li ama così convulsamente da sapere che non esistono. Per questo, attraverso una tecnica di spossessamento di tipo in apparenza impressionista e in realtà simbolista, li priva di spazio, li sparecchia di fiato, li recide nel momento stesso in cui, con incantevole grazia, li porta sulla soglia dell'apparire. Onestà-verità diventa scopo, norma, canone.
    Canone d'essenzialità.

NoteModifica

  1. Da Una pensione tedesca.
  2. Citato in Citati, p. 11.
  3. Citato in Citati, p. 12.

BibliografiaModifica

  • Pietro Citati, Vita breve di Katherine Mansfield, Rizzoli, Milano, 1980.

Voci correlateModifica

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