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Esibizione de "i Gufi"

I Gufi, gruppo cabarettistico e musicale italiano attivo dal 1964 al 1969.

Citazioni su I GufiModifica

  • I Gufi nacquero in progressione. Quando tornai dal militare mi convinsi di voler fare cabaret. C'era il mio amico Pio Borella che scriveva canzoni. Lui abitava in via Vitruvio a Milano e io in via Ponchielli, quindi ci si trovava al Bar del Motta e si andava in San Babila a mangiare un toast e a chiacchierare. Lui mi disse che c'era un night dove si poteva combinare qualcosa. Il proprietario di questo locale aveva anche il Santa Tecla, dove si esibiva Patruno con la sua band. Insomma, per fartela breve, decidiamo di organizzare uno spettacolo lì ma ci rendiamo conto che manca qualcosa, una figura importante. Allora andiamo al Derby e scopriamo questo tizio che quando si esibisce sembra un corvo appollaiato e canta canzoni macabre. Era Brivio. Morale, si sono uniti a noi anche Magni, un mimo formidabile e la mia soubrette. Quindi all'inizio eravamo in cinque. (Nanni Svampa)
  • Le invenzioni di Svampa e dei Gufi sono un pezzo del Sessantotto, quello che si respirava nell'aria, creativo e ribelle e irridente. (Gianni Barbacetto)
  • Nacquero i Gatti di Vicolo Miracoli, un gruppo di attori e cantanti, un po' sulla scia dei Gufi, un gruppo cabarettistico milanese molto in voga negli anni '60. (Umberto Smaila)
  • Si dice che l'idea di rompere fosse di Magni, in realtà due mesi prima volevo già farlo io. Il nostro ultimo spettacolo era obiettivamente brutto. Eravamo tutti stufi, anche Patruno. (Nanni Svampa)
  • Tra il 1964 e il 1969 quei quattro così diversi e così complementari fanno cabaret, sperimentano teatro canzone, inventano humour macabro, praticano musica politica, azzardano satira sociale. (Gianni Barbacetto)

Roberto BrivioModifica

  • Ancora oggi mi sorprendono alcune tesi di laurea sul teatro dei Gufi che vivisezionano i nostri brani e ne traggono significati che a quell'epoca a stento avrei intuito.
  • Ciascuno dei Gufi l'ha sempre pensata a modo suo. E ragiona con la propria testa. A tenerci uniti non è mai stato il pensiero unico. E meno male.
  • Ciascuno di noi aveva imparato dagli altri: Svampa cantante, Patruno jazzista, Gianni Magni un mimo, io che ero un attore di Accademia. Di tale disponibilità all'interscambio non c'è più traccia nel teatro italiano.
  • I Gufi erano il meglio. Avevamo un'impronta che nessuno ha mai saputo riprendere. Li ho odiati, gli altri, quando hanno voluto sciogliersi: facevamo il tutto esaurito ovunque vendendo i biglietti un anno prima.
  • Le cose dei Gufi vanno oltre, come contenuti e capacità di leggere la realtà, lo stile dell'epoca in cui le abbiamo scritte; e vanno oltre pure le provocazioni per cui alcuni ci dicevano iconoclasti.
  • Ricordo che al Politeama di Napoli Eduardo De Filippo venne a vederci e alla fine esclamò: "È incredibile, 'sti Gufi parlano in milanese eppure i napoletani si divertono".

Lino PatrunoModifica

  • Abbiamo avuto anche dei temi, per esempio abbiamo fatto lo spettacolo sulle forze armate, contro il servizio armato, un altro sulla storia italiana fatto di sketch musicali, canzoni, dove io, per esempio, ho fatto venti parti, parlando in venti maniere diverse con tutti gli accenti, i dialetti, vestito in maniera diversa. È stata un'esperienza eccezionale.
  • Attorno a noi avevamo amici come Dario Fo e Franca Rame. Eravamo un po' i figli di Dario.
  • I primi cabarettisti italiani siamo stati noi Gufi, come gruppo, e Iannacci, come singolo e basta, prima non c'era nessun altro.
  • Io e Svampa, dei quattro, eravamo i due più uniti, i più amici, anche i più impegnati. Ma quante litigate! Eravamo quattro teste differenti e litigavamo su tutto. Le canzoni, i testi, i temi, le coreografie. Eppure rimanevamo amici e lavoravamo in gruppo mettendo insieme le idee diverse di quattro teste matte.
  • Noi eravamo di Milano. Il cabaret fascista si faceva a Roma, al Bagaglino. Io ero un comunista, quando ancora il comunismo esisteva.
  • Non eravamo di nessun partito, ma i nostri temi erano ironici e dissacranti, erano contro il potere. La gente ci seguiva, molti ci applaudivano, qualcuno ci attaccava.
  • Per fare i Gufi io ho dovuto semplificare la mia musica, ma mi piaceva l'idea di fare una cosa nuova, che nessuno aveva fatto prima: siamo stati i primi artisti di cabaret italiani.

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