Henry Louis Mencken

giornalista e saggista statunitense

Henry Louis Mencken (1880 – 1956), scrittore statunitense.

Louis Mencken

Citazioni di Henry Louis MenckenModifica

  • È difficile credere che un uomo dica la verità quando sai bene che al suo posto tu mentiresti.[1]
  • Gli studiosi sono di rado bella gente, e in molti casi il loro aspetto è tale da scoraggiare l'amore allo studio nei giovani.[2][3]
  • Il tempo è un grande legalizzatore, anche nel campo della morale.[4][3]
  • La coscienza è la voce interiore che ci avverte che qualcuno potrebbe vederci.[5]
  • La democrazia è una forma di religione. È l'adorazione degli sciacalli da parte dei somari.[6]
  • Nessun uomo merita una fiducia illimitata — nei casi migliori, il suo tradimento è solo posposto nell'attesa di una tentazione sufficiente.[7][1]
  • Quando le donne si baciano vengono sempre in mente i lottatori professionisti che si stringono la mano.[8]
  • Un idealista è uno che, notando che una rosa odora meglio d'un cavolo, ne conclude che se ne possa cavare una minestra migliore.[9][3]

AttribuiteModifica

  • Un cinico è uno che, sentendo profumo di fiori, si guarda attorno in cerca di una bara.[3]

PregiudiziModifica

Prima serieModifica

  • Essere innamorati significa semplicemente essere in uno stato di anestesia percettiva: scambiare un qualsiasi giovanotto per un dio greco e una qualsiasi ragazza per una dea.[3]
  • I grandi artisti non sono mai puritani, e di rado anche rispettabili nel senso normale della parola.[3]
  • Il pubblico [...] domanda certezze; bisogna dirgli in tono definitivo e un tantino violento che questo è vero e quello è falso. Ma non ci sono certezze.[3]

Terza serieModifica

  • È lo stupido quello che è sempre sicuro, e l'uomo sicuro quello che è sempre noioso.[3]
  • L'igiene è la corruzione della medicina a opera della moralità.[3]
  • L'ingiustizia è relativamente facile da sopportare; quella che proprio brucia è la giustizia.[3]
  • La fede si può definire un'illogica fiducia nel verificarsi dell'improbabile.[3]
  • Quanto più invecchio tanto più diffido della popolare dottrina che l'età porta saggezza.[3]

Quinta serieModifica

  • Nulla può venir fuori dall'artista che non sia nell'uomo.[3]

Trattato sugli deiModifica

  • Ci vuol tempo per strappare alla fede e per educare allo scetticismo; tempo, e non poco sforzo e dolore. Soltanto lo scettico della terza generazione è veramente sicuro: suo nonno deve aver accettato il denaro del Diavolo quando era ancora celibe.
  • Si deve certamente ammettere che la religione è una delle più grandi invenzioni che mai si siano avute sulla terra.
  • La religione fu inventata dall'uomo, così come dall'uomo furono inventate l'agricoltura e la ruota, e in essa non v'è assolutamente nulla che giustifichi la credenza che i suoi inventori avessero l'ausilio di potenze più alte, terrene o d'altra natura. In alcuni suoi aspetti, essa è estremamente geniale, in altri di commovente bellezza, ma in altri ancora è così assurda da rasentare l'imbecillità.
  • Naturalmente è l'inferno, non il paradiso, che rende potenti i sacerdoti, perché – dopo migliaia di anni di cosiddetta civiltà – la paura rimane l'unico comune denominatore dell'umanità. […] L'essenza di tutta la moralità sacerdotale è la ricompensa, e senza un inferno di qualsivoglia specie, o un altro genere di ricompensa, essa diviene retorica, senza alcun significato.
  • La vera patria delle apocalissi e delle escatologie è l'India. Si sono inventati più paradisi e inferni qui, che in tutto il resto del mondo, e la loro influenza è visibile in tutte le teologie moderne.
  • Il valore d'un sacrificio non è provato dalla causa che vi sta dietro. Migliaia di persone hanno rinunciato alla propria vita con altrettanto coraggio di Gesù, per cause infinitamente meno elevate e luminose. Tutti i martiri, in verità, credono di riuscire a scuotere il mondo, anche se nessun altro vi riuscì come lui.
  • Nessun uomo o donna realmente civile crede oggi nella cosmogonia della Genesi, né nella realtà dell'inferno, e neppure in qualche altra delle antiche imbecillità che ancora godono considerazione presso il grosso popolo. […] In altre parole, l'uomo civile è divenuto il dio di se stesso. Quando incontra delle difficoltà, non ne dà più la colpa all'inimicizia inscrutabile di potenze lontane e ineffabili; le attribuisce alla propria ignoranza ed incompetenza.
  • La verità è che la teologia cristiana – come ogni altra teologia – non è soltanto contraria allo spirito scientifico, lo è anche ad ogni altro tentativo di pensiero razionale. [...] L'unico vero modo per conciliare scienza e religione è di istituire qualcosa che non sia scienza e qualcosa che non sia religione.
  • Il fatto però che le minacce dell'inferno abbiano la loro utilità sociale non è un argomento a sostegno della verità della religione; è semplicemente un argomento a sfavore della specie umana.
  • La cosa principale è che il cristianesimo, sola fra le religioni del mondo moderno, ha ereditato un opulento contenuto estetico, ed è pertanto esso stesso un'opera d'arte. La forza di umana attrattiva di tutta questa poesia è così potente che promette di sopravvivere alla decadenza del cristianesimo.
  • La teologia è il tentativo di spiegare l'inconoscibile nei termini di ciò che non vale la pena conoscere.
  • È giusto rispettare la religione degli altri, ma solo nel senso e nella misura in cui si rispetta la loro convinzione di avere una moglie bella e dei figli intelligenti.

NoteModifica

  1. a b Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013. ISBN 9788858654644
  2. Da The New Webster International Dictionary.
  3. a b c d e f g h i j k l m Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  4. Da Un libro di prefazioni.
  5. Citato ne Le Formiche, § 1871.
  6. Da A Little Book in C Major; citato ne Il liberista tascabile, a cura dell'Istituto Bruno Leoni, IBL Libri, 2014.
  7. Da The Sceptic, in The Smart Set, maggio 1919.
  8. Citato ne Le Formiche, § 1391.
  9. Da A book of burlesques.

BibliografiaModifica

  • Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995.
  • Henry Louis Mencken, Trattato sugli dei, traduzione di Aldo Devizzi, Il Saggiatore, Milano, 1967.

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