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Henri Barbusse

scrittore, giornalista e attivista politico francese
Henri Barbusse

Henri Barbusse (1873 – 1935), scrittore, giornalista e attivista politico comunista francese.

Il coltello fra i dentiModifica

IncipitModifica

Abbiamo spesso, i miei compagni ed io, parlato agli intellettuali del loro dovere sociale. Mi accingo a farlo oggi con accresciuto fervore. Al punto in cui siam giunti della mischia delle cose e delle idee, bisogna parlare sempre più chiaramente, sempre più fortemente, e, secondo la vecchia espressione alla quale l'intensità degli avvenimenti dà tutto il suo vigore originario, ognuno di noi deve assumere le sue responsabilità.

CitazioniModifica

  • L'insieme delle istituzioni sociali è assurdo. Esse sono inique, sono omicide, ma perché sono, soprattutto, assurde. La legge che regola le collettività dovrebbe essere conforme alle loro aspirazioni, ai loro bisogni – o almeno comportare un maximum di adattamento a quei bisogni. Invece, essa si presenta dappertutto come un regime di coercizione ingiustificata esercitato da una minoranza sulla grande maggioranza dei viventi. Le istituzioni hanno sempre mirato e mirano tutte, sotto appellativi e modalità diverse, ad assicurare l'interesse di alcuni individui, a detrimento dell'interesse generale. (cap. 2, p. 19)
  • Lo spirito d'insegnamento fa abortire lo spirito di critica e di rivolta. Le condizioni della vita impediscono ai proletarii di acquistare una istruzione generale, e l'ignoranza mette intorno ad ogni uomo un muro più sicuro di quello di una prigione. Il sofisma di Aristotile: «Lo schiavo merita di essere schiavo perché è incolto» è imposto come una verità, nel fatto, e con la violenza. (cap. 4, p. 38)

ExplicitModifica

Bisogna volere la rivoluzione perché è un bene e perché d'altronde il regime sociale presente non è più vitale. Essa si preparerà con la diffusione delle idee giuste, con la volgarizzazione dei fatti reali, con la spiegazione, con la verità. Nascerà nelle cose come la sua necessità è già nata nei pensieri chiari. S'imporrà per sempre non quando lo vorremo, ma quando lo avremo voluto. Ma, latente o attuata, essa non è stata e non sarà mai che il grido e la potenza del pensiero.

Citazioni su Henri BarbusseModifica

  • Barbusse è un demagogo italiano, che scrive in francese. Egli deve per tre quarti la propria celebrità al pubblico femminile. Per quasi due anni egli fu l'autore prediletto delle signore dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, molte delle quali non si accorgevano, celebrando questo mediocre scrittore, di tradire un intimo e segreto disfattismo, che sopravviveva intatto, nonostante la loro attiva partecipazione ai comitati di resistenza e l'incondizionata ammirazione dei bollettini di Cadorna. (Mario Missiroli)
  • Essendogli venuta meno la materia offerta dalla guerra, Barbusse si è rifugiato nella politica, palesando la mentalità, i gusti, lo spirito, le abitudini di un piccolo borghese individualista ed esasperato. Egli muove ancora dai vecchi pregiudizi democratici e riporta la democrazia al suo assurdo anarcoide. Per questo letterato, che è vissuto della guerra, la guerra è passata invano. È un mediocre caso di pescecanismo[1]. (Mario Missiroli)
  • Henri Barbusse è un avversario rispettabile. Si può, credo io si deve, fortemente combattere; ma è un avversario a cui fa piacere stendere la mano, prima e dopo lo scontro. La sua buona fede e la rettitudine dei suoi propositi sono fuori discussione. Il ricordo delle fierissime sofferenze di guerra lo perseguita, lo esaspera, lo ossessiona: è vero. Ma solo chi non le abbia provate potrà fargliene colpa. (Guido Manacorda)

NoteModifica

  1. Nel primo dopoguerra, erano definiti "pescecani" coloro che si erano arricchiti profittando del conflitto.

BibliografiaModifica

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