Henri Barbusse

scrittore, giornalista e attivista politico francese

Henri Barbusse (1873 – 1935), scrittore, giornalista e attivista politico comunista francese.

Henri Barbusse

Citazioni di Henry BarbusseModifica

  • [Su Iosif Stalin] Eccolo: il più grande e importante dei nostri contemporanei. Conduce 170 milioni di persone su 21 milioni di chilometri quadrati. Entra in contatto con molte persone nel suo lavoro. E tutte queste persone lo amano, gli credono, hanno bisogno di lui, si stringono intorno a lui, lo sostengono e lo spingono avanti. In tutta la sua altezza, si eleva al di sopra dell'Europa e dell'Asia, al di sopra del passato e al di sopra del futuro. È la persona più famosa e allo stesso tempo quasi la più sconosciuta al mondo.
Вот он – величайший и значительнейший из наших современников. Он ведет за собою 170 миллионов человек на 21 миллионе квадратных километров. Он соприкасается в работе с множеством людей. И все эти люди любят его, верят ему, нуждаются в нем, сплачиваются вокруг него, поддерживают его и выдвигают вперед. Во весь свой рост он возвышается над Европой и над Азией, над прошедшим и над будущим. Это – самый знаменитый и в то же время почти самый неизведанный человек в мире.[1]
  • I morti non sopravvivono se non sulla terra. Ovunque ci siano rivoluzionari, c'è Lenin. Ma si può anche dire che è in Stalin più di chiunque altro che si trovano i pensieri e le parole di Lenin. È il Lenin di oggi.
The dead do not survive except upon earth. Wherever there are revolutionaries, there is Lenin. But one may also say that it is in Stalin more than anyone else that the thoughts and words of Lenin are to be found. He is the Lenin of today.[2]
  • [Su Iosif Stalin] La sua storia è una serie di vittorie su una serie di enormi difficoltà. Dal 1917, non è passato un solo anno della sua carriera senza che abbia fatto qualcosa che avrebbe reso celebre qualsiasi altro uomo. Egli è un uomo di ferro. Il nome con cui è noto lo descrive: la parola Stalin in russo significa "acciaio". È forte e tuttavia flessibile come l'acciaio. Il suo potere risiede nella sua formidabile intelligenza, l'ampiezza delle sue conoscenze, l'incredibile ordine della sua mente, la sua passione per la precisione, il suo inesorabile spirito di progresso, la rapidità, la sicurezza e l'intensità delle sue decisioni e la sua costante cura nello scegliere gli uomini giusti.
His history is a series of victories over a series of tremendous difficulties. Since 1917, not a single year of his career has passed without his having done something which would have made any other man famous. He is a man of iron. The name by which he is known describes it: the word Stalin means "steel" in Russian. He is as strong and yet as flexible as steel. His power lies in his formidable intelligence, the breadth of his knowledge, the amazing orderliness of his mind, his passion for precision, his inexorable spirit of progress, the rapidity, sureness and intensity of his decisions, and his constant care to choose the right men.[2]

Il coltello fra i dentiModifica

IncipitModifica

Abbiamo spesso, i miei compagni ed io, parlato agli intellettuali del loro dovere sociale. Mi accingo a farlo oggi con accresciuto fervore. Al punto in cui siam giunti della mischia delle cose e delle idee, bisogna parlare sempre più chiaramente, sempre più fortemente, e, secondo la vecchia espressione alla quale l'intensità degli avvenimenti dà tutto il suo vigore originario, ognuno di noi deve assumere le sue responsabilità.

CitazioniModifica

  • L'insieme delle istituzioni sociali è assurdo. Esse sono inique, sono omicide, ma perché sono, soprattutto, assurde. La legge che regola le collettività dovrebbe essere conforme alle loro aspirazioni, ai loro bisogni – o almeno comportare un maximum di adattamento a quei bisogni. Invece, essa si presenta dappertutto come un regime di coercizione ingiustificata esercitato da una minoranza sulla grande maggioranza dei viventi. Le istituzioni hanno sempre mirato e mirano tutte, sotto appellativi e modalità diverse, ad assicurare l'interesse di alcuni individui, a detrimento dell'interesse generale. (cap. 2, p. 19)
  • Lo spirito d'insegnamento fa abortire lo spirito di critica e di rivolta. Le condizioni della vita impediscono ai proletarii di acquistare una istruzione generale, e l'ignoranza mette intorno ad ogni uomo un muro più sicuro di quello di una prigione. Il sofisma di Aristotile: «Lo schiavo merita di essere schiavo perché è incolto» è imposto come una verità, nel fatto, e con la violenza. (cap. 4, p. 38)

ExplicitModifica

Bisogna volere la rivoluzione perché è un bene e perché d'altronde il regime sociale presente non è più vitale. Essa si preparerà con la diffusione delle idee giuste, con la volgarizzazione dei fatti reali, con la spiegazione, con la verità. Nascerà nelle cose come la sua necessità è già nata nei pensieri chiari. S'imporrà per sempre non quando lo vorremo, ma quando lo avremo voluto. Ma, latente o attuata, essa non è stata e non sarà mai che il grido e la potenza del pensiero.

Citazioni su Henri BarbusseModifica

  • Barbusse è un demagogo italiano, che scrive in francese. Egli deve per tre quarti la propria celebrità al pubblico femminile. Per quasi due anni egli fu l'autore prediletto delle signore dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, molte delle quali non si accorgevano, celebrando questo mediocre scrittore, di tradire un intimo e segreto disfattismo, che sopravviveva intatto, nonostante la loro attiva partecipazione ai comitati di resistenza e l'incondizionata ammirazione dei bollettini di Cadorna. (Mario Missiroli)
  • Essendogli venuta meno la materia offerta dalla guerra, Barbusse si è rifugiato nella politica, palesando la mentalità, i gusti, lo spirito, le abitudini di un piccolo borghese individualista ed esasperato. Egli muove ancora dai vecchi pregiudizi democratici e riporta la democrazia al suo assurdo anarcoide. Per questo letterato, che è vissuto della guerra, la guerra è passata invano. È un mediocre caso di pescecanismo[3]. (Mario Missiroli)
  • Henri Barbusse è un avversario rispettabile. Si può, credo io si deve, fortemente combattere; ma è un avversario a cui fa piacere stendere la mano, prima e dopo lo scontro. La sua buona fede e la rettitudine dei suoi propositi sono fuori discussione. Il ricordo delle fierissime sofferenze di guerra lo perseguita, lo esaspera, lo ossessiona: è vero. Ma solo chi non le abbia provate potrà fargliene colpa. (Guido Manacorda)

NoteModifica

  1. (RU) Henri Barbusse, Революционер царского времени, in Человек, через которого раскрывается новый мир, 1935.
  2. a b (EN) Henri Barbusse, Stalin: A New World Seen Through One Man, The Macmillan Company, 1935, p. 275.
  3. Nel primo dopoguerra, erano definiti "pescecani" coloro che si erano arricchiti profittando del conflitto.

BibliografiaModifica

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