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Giovanni Gronchi

3º Presidente della Repubblica Italiana

Citazioni di Giovanni GronchiModifica

  • L'Italia guarda all'Iran non soltanto come ad una terra di antichissima civiltà della quale vivono meravigliose tracce, ma anche come ad un popolo che affronta oggi la vita moderna sotto l'alta guida del suo sovrano, la cui saggezza ha indicato il cammino della libertà e del progresso economico e sociale.[1]
  • [Sulla morte di Giuseppe Di Vittorio] Associo il mio profondo rimpianto al suo dolore ed al cordoglio di quanti, conoscendo Giuseppe Di Vittorio come lo conobbi fin dal periodo dello sforzo comune per la ricostruzione sindacale, sono stati attratti dalle sue doti di umanità e dal suo appassionato fervore in difesa delle classi lavoratrici.[2]

Dal discorso di Insediamento del Presidente della Camera, 8 maggio 1948

Stenografico trascritto del Discorso di Insediamento nell'Archivio della Camera, Roma, 8 maggio 1948.

  • E se noi ricordiamo che la democrazia, quella cui tutti ci appelliamo quasi da ogni settore di questa Camera, non è soltanto convivenza e libero sviluppo di forze politiche, siano esse di maggioranza o di minoranza; non è soltanto un equilibrio di poteri nella vita e nella struttura dello Stato, ma è soprattutto un costume, io credo che da questa Assemblea verrà a tutto il Paese l'esempio di un rinnovato costume politico, attraverso il quale la discussione non sarà rissa, o scambio di invettive, o volontà di sopraffazione, ma sarà, invece, aperto, chiaro, consapevole sforzo di convergenza – pur nella divergenza delle idee – verso uno scopo superiore, che è quello di servire il nostro Paese.
  • [Riferendosi al regime fascista] Queste vicende, onorevoli colleghi, ci ammoniscono che la libertà e la democrazia non sono mai conquiste irrevocabili nella vita di un popolo, ma sono momenti del suo cammino faticoso verso forme superiori di convivenza sociale e politica. Ed oggi noi siamo proprio all'inizio di un nuovo periodo verso queste forme superiori di vita a cui tendiamo.
  • Le dittature hanno rappresentato e rappresentano tuttora le residue forze di resistenza di un passato che non si rassegna a morire; sono l'espressione di vecchie classi dirigenti – e non sempre né esclusivamente borghesi – le quali sono ancorate a concezioni superate e lontane, a tentativi di fermare e di cristallizzare, con affermazioni di predominio e di forza da parte dell'una o dell'altra frazione sociale, la vita e il movimento della collettività, mentre questi risultano dal contrasto di elementi irriducibili e contrapposti e riposano sulla loro indistruttibile pluralità.
  • Si direbbe che i Governi – e purtroppo di qualsiasi ideologia politica – siano assai lontani dalla coscienza popolare, poiché questa volge verso forme più umane ed istintive di solidarietà che superano i nazionalismi senza rinnegare il sano senso nazionale, mentre troppo spesso Cancellerie e Governi ritornano ai criteri e ai principi delle sfere di influenza e della spartizione del mondo sulla base d'un predominio.

Dal discorso di Insediamento del Presidente della Repubblica alle Camere, 25 giugno 1953

Stenografico trascritto del Discorso di Insediamento nell'Archivio della Camera, testo originale pubblicato nell'Archivio della Presidenza della Repubblica, Roma, 25 giugno 1953.

  • La lotta elettorale ha esasperato, come sempre accade, i termini di distinzione e di contrasto che separano e contrappongono le varie parti politiche; il lavoro parlamentare e le responsabilità che questo porta con sé non potranno evidentemente astrarre da essi, ma dovranno portarli su di un piano più alto e vorrei dire più meditato e consapevole.
  • Le esigenze di vita o di proselitismo di un partito portano al dogmatismo delle idee ed alla rigidità delle posizioni.
  • Mi perdoni ciascuno di voi se un tale affidamento che io mostro di fare sulle mie forze e sulle mie possibilità può apparire presunzione.
  • Non è presumere di sé il mettere a disposizione, con personale sacrificio, per un compito troppo spesso ingrato, la propria disinteressata volontà di servire appassionatamente l'Italia nostra e gli ideali di libertà e di democrazia, nei quali è il segno tradizionale del suo immortale destino.

Citazioni su Giovanni GronchiModifica

  • Abbiamo finalmente anche noi il nostro Peròn italiano. Il Peròn di Pontedera... (Giuseppe Saragat)
  • Ed ora che ha conquistato il Quirinale, come faremo a combattere la corruzione? (Mario Scelba)
  • Era un uomo molto abile, brillante parlatore, molto abile anche negli affari. Era molto più libertino di Sforza, quindi la Democrazia Cristiana [...] era cambiata, evidentemente, e Gronchi fu eletto per una faida interna della Democrazia Cristiana, perché Fanfani voleva Merzagora. Allora per fare dispetto a Fanfani, invece gli buttarono fra i piedi Gronchi, il quale seppe benissimo tessere la sua trama fra Sinistra, Destra eccetera e far diventare gronchiani anche quelli degli altri partiti. Dicendosi agli uni uomo di Destra e agli altri uomo di Sinistra, facendo insomma il giuoco personale di Gronchi, con cui entrò in Quirinale il vero grande corruttore della vita politica italiana. [...] Dopo l'onestissimo Einaudi viene Gronchi, che è l'indulgenza plenaria verso tutte le deviazioni e i deviazionisti d'Italia. (Indro Montanelli)
  • Gronchi mi è sembrato un tipo davvero in gamba anche se, in fondo, l'accusa che gli hanno fatto di avere voluto strafare forse non è del tutto infondata. (Battista Farina)

NoteModifica

  1. Citato in Vittorio Gorresio, Saluto festoso dei persiani, La Stampa, 8 settembre 1957
  2. Citato in È probabile nella CGIL una direzione collegiale, La Stampa, 5 novembre 1957.

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