Ginevra Canonici Fachini

marchesa e scrittrice italiana

Ginevra Canonici Fachini (1779 – 1870), scrittrice, letterata ed educatrice italiana.

Prospetto biografico delle donne italianeModifica

  • Contrastasi dai dotti l'anteriorità nella vulgare poesia fra Nina Siciliana e Gaja da Camino. [...]. So certamente, ch'ella fu detta Nina di Dante, per l'amore da lei portato a Dante da Majano, del quale si accese alla lettura de' suoi versi: si vuole ancora ch'ella non lo abbia veduto mai, e che soltanto un metafisico sorprendente amore le abbia ispirate soavissime rime. Ciò proverebbe in questa donna un'anima oltre ogni dire bollente, ed un cuore fatto per l'amore il più puro; il quale avrebbe probabilmente operato prodigi, se fosse stato avvalorato dalla vicinanza di grato oggetto e perfezionato dalla santità di legittimi nodi. (Secolo XIV, pp. 69-70)
  • Fu [Angela Nogarola] conoscitrice della Santa Scrittura, e ne tradusse in versi alcune Lezioni, per quanto viene asserito. Fu per eccellenza bella di corpo, e per onestà di costumi impareggiabile. (Secolo XV, p. 73)
  • [Isotta Nogarola] Imparò la Filosofia, e la Teologia. S'internò nella conoscenza delle lingue Greca e Latina, e la sua fama salì al più alto grado. [...]. Molto ci resta che la memoria di lei rende celebratissima, ma molto di più ci avrebbe ella lasciato se colta non fosse stata da precoce morte. (Secolo XV, p. 80)
  • [Laura Battiferri][1] Conobbe la Filosofia, e fu si valente in Poesia, che Annibal Caro ebbe a chiamarla Novella Saffo. Onore d'Urbino l'appellò Bernardo Tasso. Il Varchi la ebbe in sommo onore, e gli Accademici Intronati di Siena ebbero a gloria di aggregarla fra loro. (Secolo XVI, p. 89)
  • [Isabella Andreini] Fu Poetessa illustre, eccellente Comica, celebre in Francia, e nell'Italia distintissima. Generalmente venne rispettata per la sua soavità e per illibato costume. (Secolo XVI, p. 89)
  • [Vincenza Armani] Fu anche questa una di quelle poche creature dalla natura favorite per modo tale, che nulla riesce loro arduo o ineseguibile. (Secolo XVI, p. 92)
  • Espertissima nel disbrigo dei femminili lavori, [Vincenza Armani] riescì felicemente anche ne' ritratti a cera. Conobbe con profondità la vulgare e la latina lingua. Tentò le difficili vie d'Elicona, e vi camminò sicura. Si ricreò colla Musica, e nella Musica si distinse. (Secolo XVI, p. 92)
  • [Vincenza Armani] È forse la prima tra le donne italiane che montò sulle scene, e recitò come Comica, sicché le teatrali istorie la ricordano qual celeberrima. (Secolo XVI, p. 92)
  • Senza riandare i fatti della sua vita privata in Roma, giova il ricordare, che divenuta Duchessa di Ferrara [Lucrezia Borgia] si mostrò mecenate splendidissima dei dotti, e madre amorosa dei poveri. (Secolo XVI, p. 98)
  • Bellissima di corpo e di soavissimi modi dotata, [Lucrezia Borgia, a Ferrara] l'animo si guadagnò ancora de' più restii; e non sono da tacciarsi di adulazione un Lodovico Ariosto, un Libanorio, un Giovio[2], se come donna savia egualmente e pia la descrissero, dacché passò ella gli ultimi tredici anni del viver suo nel ritiro e negli esercizj di pietà. (Secolo XVI, p. 99)
  • [Veronica Franco] Questa bella, eloquente e brillantissima donna fu corteggiata da uomini d'altissimo rango, e nell'età sua giovanile fatta avea la propria casa ricetto dell'amore, del piacere e della cultura dello spirito. Rimasta vedova in età fresca, tutta si diede al ritiro ed alle lettere [...]. (Secolo XVI, p. 113)
  • [Veronica Gambara] [...] vedova inconsolabile in età giovanissima. Tutta si diede allora alle scienze molto da prima coltivate, e quantunque la lingua latina, per quanto sembra, e la greca ancora, la Filosofia, e i SS. Padri a lei fossero familiari, pure alla Poesia inclinò sempre sopra ogn'altra cosa. (Secolo XVI, p. 114)
  • [Veronica Gambara] [...] la sua casa [di Bologna] frequentata era continuamente dal Bembo, dal Molza, dal Mauro, e da mille altri chiarissimi ingegni, che al suo sommo sapere rendevano omaggio. (Secolo XVI, p. 114)
  • [Isabella de' Medici] Studiò la lingua latina, la spagnuola, la francese, la Musica; ed era sovra ogni dire bellissima. La sua morte seguì in luogo remoto inaspettatamente, ed i contemporanei la sospettarono violenta. (Secolo XVI, pp. 118-119)
  • [Olimpia Morata] È gara onorevolissima tra i Ferraresi ed i Mantovani, a quale delle due città appartenga questa sublime ornatissima Italiana. (Secolo XVI, pp. 119-120)
  • Entrata in Corte [degli Estensi, Olimpia Morata] tutta si dedicò allo studio delle Scienze dagli ammaestramenti del Sinapio[3] guidata, e dalle lezioni di suo fratello Chiliano, professore di Lingua Greca. Furono sì rapidi i suoi progressi, che in brevissimo tempo pervenne a scrivere nelle due lingue Latina e Greca, in prosa ed in verso, con tanta dottrina e con tanta forza ed eleganza che i più dotti di quell'aureo secolo ne maravigliavano. (Secolo XVI, pp. 120-121)
  • Attorniata Olimpia [Morata] da persone tutte alle massime della Riforma o proclivi o attaccate, meraviglia non è che il docile inesperto suo cuore le adottasse. Non fu però se non dopo sette anni d'asprissimo combattimento ch'ella ebbe l'infortunio di cadere miseramente nell'errore, e fu sola opera d'amore[4], che tutto può, il vincerla alla fine. (Secolo XVI, p. 121)
  • [Irene di Spilimbergo] Questa cultissima giovane d'ingegno, quanto si possa mai dire, vivo ed elevato, fu discepola del sommo Tiziano Vecellio. Si rese celebre nella Pittura, conobbe la Musica, e quantunque tolta dal mondo agli ammiratori suoi nella sola età di anni 18, meritò che la fama di lei restasse ai posteri onorevolissima. (Secolo XVI, p. 135)
  • [Tarquinia Molza] Sentì fino addentro dell'anima la forza della musica, e fu soavissima sonatrice di liuto. Ebbe sommi onori in Roma, e contro ogni uso fu fatta cittadina romana. (Secolo XVII, p. 157)
  • [Maria Angela Ardinghelli] È memorabile un discorso da lei fatto latinamente, sulla forza elettrica, con tale aggiustatezza d'argomentazione ed eleganza nel dire, che restarono maravigliati quanti erano concorsi nella sala del Principe di Tarsia per assistere a sperienze della macchina elettrica. (Secolo XVIII, pp. 167-168)
  • [Maria Angela Ardinghelli] Conobbe, oltre la lingua latina, la francese e la inglese ancora, ed il carattere suo, tendente ad un certo tal grado di melanconia, rallegrava soltanto coll'amenità delle lettere. (Secolo XVIII, p. 168)
  • Di modesto e timido carattere, [Giuseppa Eleonora Barbapiccola] abbastanza dà a divedere, nella prefazione alla sua traduzione de' Principj di Filosofia di Descartes, quanto ella paventasse l'ingiusta critica ed il mordace sarcasmo, e quasi a propria giustificazione ricorda molte erudite donne sì greche che latine, degli ameni studj e della eloquenza e delle gravi scienze coltivatrici. (Secolo XVIII, p. 172)
  • [Luisa Bergalli] A questa valente donna dee il nostro sesso riconoscenza per averlo illustrato e con la fertilità dell'ingegno e con la raccolta delle Illustri Ricamatrici. [...]. Solide virtù ed un ingegno attivo non bastarono a farle amica la sempre pazza fortuna, e quantunque avesse meritati premii ed onori, trasse gli ultimi suoi tardi giorni quasi nella indigenza e nella oscurità. (Secolo XVIII, p. 174)
  • Questa sublime donna [Maria Selvaggia Borghini], che meritò di essere giudicata dal Redi non punto inferiore a Vittoria Colonna, visse nel celibato, e nello studio formò la sua più soave delizia. (Secolo XVIII, p. 175)
  • [...] nella vulgare poesia [Maria Selvaggia Borghini] si rese somma, ornandola quando d'alte nobili idee e di elevati filosofici pensieri con virilità di stile descritti, quando di care soavi immagini e di dolcissimi affetti, all'amenità congiunti di nitido e facile dire. (Secolo XVIII, pp. 175-176)
  • Il Conte Mazzuchelli[5], nel suo Museo, scrive di lei [Clelia Grillo Borromeo], che oltre il possesso di sette idiomi, ne' quali scrisse e parlò facilmente, ella si diede a coltivare un numero sì grande di cognizioni delle cose più eccellenti, che sembrava non avervi nella natura cosa la più intralciata, né nelle storie la più oscura, né la più astrusa nelle matematiche e nelle meccaniche che isfuggire potesse alla sua capacità. (Secolo XVIII, p. 177)
  • [Caterina Dolfin] Lo stile puro e delicato delle sue Poesia, e la sua pietà figliale fanno grato il suo nome agli amici della virtù ed agli ammiratori del bello. (Secolo XVIII, p. 187)
  • [Giulia Lama] Erudita nelle filosofiche cose tutta ne sentì l'importanza. Si diede all'amena letteratura, e riescì in quella ancora felicemente. La Pittura occupò un'altra parte del viver suo, dimodoché si può sensatamente dire, che non vi fu ora della sua vita nella quale non camminasse pel sentiero della celebrità. (Secolo XVIII, p. 192)
  • [Teresa Grillo Pamphili] Sono veramente petrarcheschi alcuni suoi sonetti, e le Rime sue d'ogni qualunque siasi metro sono di soavissimo lepore condite. La sua anima, squisitamente sensibile, si annunzia per ogni dove [...]. (Secolo XVIII, p. 199)
  • [Cristina Roccati] [...] nell'età di quindici anni scriveva versi adorni di eleganza somma, in ambe le lingue [italiana e latina], e nella imitazione di Tibulliano soavissimo stile sovra ogni altra cosa riusciva valente. (Secolo XVIII, p. 206)
  • [Cristina Roccati] Diede prova ancora di molta fermezza, allorché alzatasi improvvisamente una massa di vapori ed accesasi, scoppiò in un fulmine che le cadde a' piedi, ed ella trasse da ciò argomento di scrivere una bella Meteorografica Dissertazione. (Secolo XVIII, p. 206)
  • Sino dalla età più fresca manifestò questa eruditissima donna [Clotilde Tambroni] quell'imperante trasporto per lo studio delle scienze e delle lingue, cui nullo ostacolo rende insuperabile. (Secolo XIX, p. 223)
  • Addestrata ai femminili lavori, ed attissima a condurli all'apice della perfezione, di qualunque genere essi si fossero; [Clotilde Tambroni] volle mescervi dapprima lo studio delle amene lettere, e nello studio trovando pascolo abbondantissimo e grato pel facile intelletto, s'internò nella cognizione delle matematiche e filosofiche cose, ed allo studio della lingua latina quello accoppiando della greca, sviluppò meravigliosa attitudine a profondamente sentirla. (Secolo XIX, p. 223)
  • [Clotilde Tambroni] Ebbe amici quanti ebbe conoscenti, ché l'aureo di lei carattere tutti si rendeva amorevoli. Fu modesta anche nel colmo della letteraria sua gloria; e voce, e gesto, e favellare, ed il vestire pur anche, tutto ne annunciava l'animo schietto e leale. (Secolo XIX, p. 224)
  • Quanto avvenente di forma altrettanto d'ogni virtù specchiato esempio, [Teresa Albarelli][6] raduna in se stessa ogni pregio migliore. Beendo a' più puri antichi fonti della italiana poesia riuscì a dettare versi per bellezza di concetti e per purezza di stile preziosi, e ben a ragione un uomo nelle amene lettere dittatore, il ch. professore A. Giuseppe Barbieri, ne ha voluto inserire qualche saggio in calce alle sue Opere pubblicate recentemente in Padova. (Viventi, p. 227)
  • Fatta sposa, [Costanza Monti] non impigrò nell'ozio e nella mollezza, ma perseverando vieppiù nello studio, ed innalzata sentendosi l'anima energicamente, cominciarono a vedersi quelle rime, che tanta accolgono grazia, armonia e venustà. Le ammirarono i dotti, e ne parlarono i Giornali scientifici, tutti concordemente acclamandone la squisitezza e purità, la delicatezza di sentimento, lo immaginare felice. (Viventi, p. 246)
  • Presso al chiarissimo genitore, nel vedovile silenzio, tutta ora dedita alle scienze, [Costanza Monti] trae dalla lettere e fortezza d'animo e conforto. Tanta solidità di sapere, congiunta a tanta leggiadria nello scrivere, ad ornato gentil costume, faranno sì che presso al nome illustre del padre [Vincenzo Monti] andrà chiarissimo anche quello di Costanza negli annali della patria letteratura. (Viventi, p. 246)
  • Nata [Angelica Palli][7] di famiglia oriunda greca, seco ha tratto il genio poetico dei grandi figli dell'attica terra. Improvisi non ricercati versi scorrono dal suo labbro, e scorrono tersi ed armonici. Né meno del labbro è felice la penna, pieno di grazia e di bellezza essendo il suo dire. Calca ora gloriosamente la via praticata dal grande Alfieri e scrive versi lirici pieni di dolcezza. (Viventi, pp. 249-250)
  • Eruditissima, manierosa, cortese, [Giustina Renier Michiel] raduna intorno a se scelto numero di persone, ch'ella sa farsi amiche vere ed ammiratrici, e che intertiene con quel genere di colto ma semplice discorso, svestito d'arte e di raggiro, ch'è per eccellenza caratteristico del vero sapere. Rettissimo e caldo amore di patria si scorge sempre ne' suoi scritti. (Viventi, pp. 250-251)
  • L'Opera delle Origini delle Feste Veneziane. scritta dall'Autrice medesima [Giustina Renier Michiel] nelle due lingue francese e italiana, è stata dal culto pubblico assai bene accolta; né il leggiadro pensiero poteva essere creato che da una mente assuefatta alle più nobili e delicate rimembranze, da un animo pieghevole alle sensazioni le più soavi, da un cuor buono, da un intelletto ornato di vaste cognizioni storiche, di sana critica, di fino accorgimento. (Viventi, p. 251)
  • [Angela Veronese] Gentilezza d'immagini e sceltezza di stile si ammirano ne' suoi versi, per lo più anacreontici, ne' quali in oltre havvi tale armonia che, ridotti in ariette per musica, producono il più espressivo effetto. (Viventi, p. 257)
  • [Angela Veronese] Corredata di bel sapere, lo sguardo meriterebbe pietoso d'illustre mecenate che onorandone la virtù, la innalzasse a più decoroso posto, togliendola così all'aspra laboriosa sua vita: ma paga di se stessa nulla chiede, e trae gli onorati suoi giorni nella ristrettezza e nella oscurità senza lagnarsi delle ingiurie della fortuna nemica. (Viventi, p. 257)

NoteModifica

  1. Nel testo è citata come Laura Ammananti-Battiferra.
  2. Paolo Giovio
  3. Giovanni Sinapio, precettore di Anna e Lucrezia d'Este.
  4. L'amore per il giovane protestante Andreas Grundler (nel testo Andrea Grundlero).
  5. Gian Maria (o Giammaria) Mazzuchelli (1707 – 1765), letterato, bibliografo, storico e matematico italiano.
  6. Nel testo è citata come Teresa Alberelli-Vordoni.
  7. Nel testo è citata come Angelica Pelli di Livorno.

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