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Gianni Corbi (1926 – 2001), giornalista italiano.

Indice

L'avventurosa nascita della repubblicaModifica

IncipitModifica

La prima repubblica italiana ha da poco compiuto i suoi quarant'anni. Non sono molti, ma già due generazioni hanno convissuto con essa. Come recita la formula del matrimonio gli italiani ne hanno condiviso le sorti, nel bene e nel male. Logora, vilipesa, maltrattata, derisa, mille volte data per spacciata, la prima nostra repubblica rivela imprevedibili capacità di ripresa e una inaspettata vitalità.

CitazioniModifica

  • [Dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la regina e i figli partono verso l'esilio in Portogallo] Esce così di scena la sfortunata «regina di maggio». Colta, raffinata, delusa da un marito[1] piacente che ai suoi occhi appare di anno in anno più fatuo, conformista, inconsistente, Maria José aveva vissuto con un po' di malinconia il suo ruolo all'ombra del fascismo e di un re[2] duro e impopolare. Ed era stata lei – nei mesi che precedono il 25 luglio 1943[3] – non ancora regina, a intessere una fitta quanto inutile trama antifascista incontrando generali, vecchi notabili e intellettuali. (Arriva la repubblica, p. 37)
  • È un uomo non facile il nuovo capo provvisorio dello stato. Con la sua aria distaccata e sdegnosa De Nicola è stato protagonista delle più importanti vicende politiche, un ponte tra il crepuscolo dell'età giolittiana e la nuova Italia dei Comitati di liberazione nazionale. È stato lui – nei mesi bui seguiti all'8 settembre del 1943[4] – a suggerire la soluzione della luogotenenza, il faticoso compromesso tra monarchia e partiti antifascisti. (Un presidente difficile, p. 53)
  • Alto, slanciato, di un'eleganza appena antiquata, De Nicola non possiede nemmeno l'automobile. Ogni mattina prende la Circumvesuviana con la sua borsa di pelle e arriva a Napoli confuso fra gli operai. Cattolico praticante, è devoto di molti santi e in particolare di Sant'Antonio e della Madonna di Pompei. (Un presidente difficile, p. 53)
  • Il Partito d'Azione – grande speranza della politica italiana, e forza principale, insieme ai comunisti, nella lotta al fascismo – è già, all'apertura del lavori della Costituente, un astro spento, una stella che continua ad emettere impulsi e vibrazioni ma la cui importanza politica si è improvvisamente esaurita. Il 2 giugno del 1946 questo importante e composito movimento dove è confluito quanto di meglio possa offrire la cultura democratico-progressista è votato da 334.748 italiani, equivalente ad un misero 1,46 per cento. (Il Partito d'Azione, p. 71)
  • Calamandrei è il primo ad aver capito che in una repubblica parlamentare basata su un sistema elettorale rigidamente proporzionalistico, sull'esistenza di due Camere elettive perfettamente simmetriche, e su un capo dello stato dai poteri limitati, il potere reale sarebbe stato detenuto dai partiti, con scarse o nulle possibilità di ricambio alla maniera delle più antiche e attrezzate democrazie parlamentari dell'Occidente. (Tutto il potere ai partiti, p. 114)
  • La vigilia del 18 aprile [1948] l'Italia si ferma. Vittorio Gorresio, che di quelle giornate fu cronista scrupoloso, ce ne fornisce un ritratto vivacissimo. Già dieci giorni prima del 18 aprile non si trova un posto in treno, in aereo, nelle navi. Film già in cantiere da tempo sono interrotti. Orson Welles lascia da parte il suo «Cagliostro» e si reca a Frascati ad attendere le elezioni. Anche il mercato delle assicurazioni è fermo: alla scadenza del contratto di assicurazione, certi commercianti, anziché rinnovare la polizza, preferiscono chiudere il negozio fino al 22 aprile. Al Nord – scrive Guerrini – tira aria da ultimo atto. Nelle case ricche di Torino, Milano, Como, Varese si prepara la fuga in Svizzera, dove già sono stati trasferiti i capitali e affittate le ville. (18 aprile: la resa dei conti, p. 170)
  • [...] domenica 18 aprile [1948] non piovve. Sotto un cielo grigio, milioni di italiani, disciplinatissimi, affollano i seggi elettorali. Trentotto ore dopo – alla chiusura dei seggi – comincia il diluvio. Un diluvio di voti democristiani, una grande imprevista ondata che travolge tutti gli argini, va di là degli stessi schieramenti politici. La DC passa dal 35,2 per cento del 2 giugno [1946][5] al 48,5: un balzo di tredici punti in percentuale. Socialisti e comunisti che, separati, avevano ottenuto il 39,6 scendono, uniti, al 31. De Gasperi ha vinto su tutta la linea. Può contare sulla maggioranza assoluta in parlamento e sull'appoggio del partito di Saragat che ottiene il 7,1 per cento. (18 aprile: la resa dei conti, p. 172)
  • Il 18 aprile del 1948 è unanimemente considerato da storici e politologi – per una volta tanto d'accordo – la Lepanto della DC. Da quel giorno l'Italia repubblicana appena uscita dal fascismo e dalle elezioni per la Costituente non fu più la stessa. Cominciava il lungo travagliato regno della DC, quella particolare forma di oligopolio politico così diverso da ogni altro regime democratico. Fu uno scontro duro, sleale, per molti aspetti decisivo. Come nella battaglia di Lepanto che vide contrapposte nel 1571 la flotta della Santa lega cattolica (spagnoli, veneziani, pontifici) contro lo schieramento ottomano guidato da Mehmet Alì Pascià, così nelle «caldissime» settimane della primavera 1948 altri cattolici e altri «infedeli» si scontrarono quasi ad armi pari nello scenario – desolato ma vitalissimo – di un'Italia uscita stremata da una guerra malamente perduta. (18 aprile: la resa dei conti, p. 173)
  • Un giovane di statura media, colorito bruno, vestito blu, camicia bianca. Si chiama Antonio Pallante, arriva da Catania. È un anticomunista fanatico, appassionato lettore del Mein Kampf. Per 3500 lire ha comprato una pistola Hopkins e cinque proiettili di piombo morbido. Da due giorni è a Roma. È stato alle Botteghe Oscure dove ha inutilmente firmato un modulo per vedere Togliatti. Si è recato poi – con un biglietto di un deputato del suo collegio – a Montecitorio, e dalla tribuna dei visitatori ha potuto vedere l'emiciclo dove lavorano gli odiati rappresentanti della repubblica. (Attentato a Togliatti: è quasi rivoluzione, p. 178)

ExplicitModifica

Nel 1700 i coloni della Nuova Inghilterra affermarono il principio: nessuna tassa senza rappresentanza. Che nell'Italia di oggi dovrebbe essere così aggiornato, per rinnovare lo spirito e la lettera della Costituzione del 1947: nessuna rappresentanza è possibile senza la concreta possibilità di esercitarla.

NoteModifica

  1. Umberto II.
  2. Vittorio Emanuele III.
  3. Voto del Gran Consiglio, arresto di Mussolini e caduta del fascismo.
  4. Annuncio dell'armistizio tra Regno d'Italia e Alleati della seconda guerra mondiale.
  5. Il 2 giugno 1946 si votò per il Referendum istituzionale (scelta tra Monarchia e Repubblica) e per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente.

BibliografiaModifica

  • Gianni Corbi. L'avventurosa nascita della repubblica, Rizzoli, Milano, 1989. ISBN 88-17-85247-3

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