Gian Piero Alloisio

cantautore italiano

Gian Piero Alloisio (1956 – vivente), cantautore italiano.

Citazioni di Gian Piero AllosioModifica

  • Forse è una città che, negando un po', costringe a esprimersi anche altrove. C'è tanto amore nei confronti di questa città e forse anche tanta repulsione. Genova è una grande città e ha sicuramente fama di essere la culla dei cantautori, ma nonostante questo non ospita alcuna produzione discografica o televisiva e questo è certamente un fatto curioso. Bologna, ad esempio, è un terzo di Genova, ha cantautori come Dalla, Guccini, Cremonini e infatti è sede anche di diverse produzioni. Questa si chiama buona volontà istituzionale, politica. Se non ci sono le produzioni, a un certo punto un artista se ne deve andare.[1]
  • Io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.[2][3]
  • Per fare Teatro Canzone Giorgio usava una sorta di "scaletta delle emozioni". Era molto utile per scrivere spettacoli sull'oggi, anche perché, fra una replica e l'altra, per lui era normale cambiare delle cose, e quindi i tempi di scrittura erano strettissimi. Così aveva stabilito regole fisse: se inizi con un tema abbastanza impegnato, il secondo pezzo deve tranquillizzare la gente; se parti leggero, al terzo pezzo devi far capire che la vita non è solo sorrisi. L'apparente semplicità di una struttura solidissima, rimastami come lezione.[4]
  • Ricordo che Gaber mi raccontava che nei primi tempi partiva da Milano e veniva a Genova a provare quella canzone, e veniva qui perché questa città era il "centro" della canzone, soprattutto per quegli autori che erano interessati alle parole, perché bisogna ammettere che – come testi – i genovesi sono molto più profondi, più poetici ed impegnati degli altri: è una questione di carattere, non c'è niente da fare.[5]
  • [Gaber] Ripudiava ogni atteggiamento finto, ogni estremismo comportamentale. In compenso sapeva voler bene alle persone, spesso senza dirlo, con pudore estremo. Aveva pure carisma, certo, e sicuramente bisognava avere una propria personalità per non finire col muoversi e parlare come lui. Però non si imponeva mai. E come autore aveva inventato il diritto di veto: se una cosa da lui proposta non piaceva, chi scriveva con lui poteva dire "no" senza spiegazioni.[4]
  • [La "compressione" dei genovesi tra mare e monti] ... ti dà una mano, è vero; ti costringe a scoppiare con la canzone, con l'arte, con il palcoscenico, con la comicità, con il teatro, con la poesia, la letteratura, con quello che vuoi.
    Questo è anche il motivo per cui le parole delle canzoni a Genova sono più belle, perché la tradizione poetica è più forte.[6]

CollaborazioniModifica

NoteModifica

  1. Da Cinzia Comandè e Roberto Bellantuono, Genova per noi, Arcana Edizioni, Roma, 2014, p. 165
  2. Citato da Giorgio Gaber in Gad Lerner, Gaber: "Canto i talenti del '68, perdenti come me", Corriere della Sera, 6 aprile 2001; articolo riportato in Giorgiogaber.org.
  3. Nonostante Giorgio Gaber abbia sempre espressamente attribuito la citazione ad Alloisio, la frase è stata spesso erroneamente attribuita allo stesso Gaber. È lo stesso Alloisio ad ammetterlo nel libro Il mio amico Giorgio Gaber: «Malgrado Gaber abbia rispettato il mio "diritto di proprietà intellettuale", [la frase] quasi sempre è stata attribuita a lui. Perché? Perché funziona di più.» Cfr. Il mio amico Giorgio Gaber, Utet, p. 192. ISBN 88-511-5114-8
  4. a b Gulliver, Ombretta e il capocomico; in Gaber, Giorgio, il Signor G. Raccontato da intellettuali, amici, artisti, a cura di Andrea Pedrinelli, Kowalski, Milano, 2008, p. 134. ISBN 978-88-7496-754-4
  5. Citato in Note genovesi, pp. 70-71
  6. Citato in Note genovesi, p. 72

BibliografiaModifica

  • Roberto Paravagna, Note genovesi, Il Piviere, 2013

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