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Teschi umani al Nyamata Genocide Memorial

Citazioni sul genocidio del Ruanda.

Indice

CitazioniModifica

  • Quando la gente, cari telespettatori, mi chiede "perché odi i Tutsi?" io rispondo: "leggete la nostra storia", i Tutsi erano collaboratori dei coloni belgi, avevano preso le nostre terre e ci avevano presi a frustate... ora, questi ribelli Tutsi, sono tornati... e sono scarafaggi... sono assassini... il Ruanda è terra degli Hutu... noi siamo la maggioranza, loro sono la minoranza di traditori e invasori... disinfesteremo il Ruanda, stermineremo i ribelli dal fronte patriottico... questa è "radio RTLM", voce del potere Hutu, state allerta... attenti al nostro vicino. (Hotel Rwanda)
  • Questa è "radio RTLM"... ho una drammatica notizia! una ferale notizia! Il nostro caro presidente Juvénal è stato assassinato dagli scarafaggi Tutsi! Lo hanno tradito, convincendolo a firmare quel trattato di pace, hanno abbattuto il suo aereo in volo! È giunto il momento di estirpare le erbacce fratelli hutu del Ruanda... è giunto il momento di tagliare gli alberi alti! Tagliate gli alberi alti, adesso! (Hotel Rwanda)
  • Mentre nei sistemi hitleriani e staliniani la morte era inferta da carnefici di istituzioni specializzate come le SS o l'Nkvd e il delitto era affidato ad apposite formazioni operanti in luoghi segreti, in Ruanda si voleva che la morte venisse inferta da tutti, che il crimine fosse il prodotto di un'iniziativa di massa e, per così dire, popolare; un cataclisma naturale collettivo dove tutte le mani indistintamente si immergessero nel sangue di gente considerata nemica dal regime. (Ryszard Kapuściński)

Bernardo ValliModifica

  • Gli hutu, che, nel ' 94, furono in gran parte gli assassini (e che ora rischiano di essere le vittime), sono, in generale, di statura più bassa. Più tozzi. Si dice che fossero invidiosi, al punto da segare talvolta le gambe di quei compatrioti tanto più alti di loro. Ma ci sono anche hutu più grandi e affilati dei tutsi. Dipende dalle regioni. Le diversità etniche possono essere un' invenzione. Un incubo. Sono tuttora un' ossessione. Un' eredità, si dice, lasciata dai colonizzatori bianchi, antropologi da strapazzo, ispirati da quell' antenato dei razzisti del nostro secolo che fu l' ottocentesco conte di Gobineau; e quindi inclini come lui a dissertare sulla "disuguglianza delle razze umane" fondata su una base fisica. E furono loro, coloni e missionari, a supporre e poi a raccontare, fino a costruirci attorno la 'storia' del Ruanda, che i tutsi arrivavano dalle valli del Nilo e discendevano dai bianchi, dunque erano di origine straniera, dei conquistatori, insomma usurpatori, e di una razza superiore agli hutu, volgari bantù africani. Nel bailamme continentale delle tribù la fantasia europea poteva scatenarsi a piacere.
  • Il genocidio ruandese viene spesso accostato a quello degli ebrei. Il meccanismo africano è stato, ben inteso, diverso; le vittime designate si sono riversate spontaneamente là dove i carnefici le avrebbero ammazzate; speravano di trovare un rifugio sicuro nelle chiese; e invece si sono rivelate dei mattatoi.
  • Ogni volta che, in Ruanda, si varca la soglia di una chiesa, si cercano sul pavimento e sulle pareti le tracce di sangue dei cristiani, per lo più tutsi, ma anche hutu amici dei tutsi, che vi sono stati macellati.
  • Strage o genocidio? La morte di ottocentomila uomini e donne di tutte le età merita un nome. Se scavi in questo paesaggio oleografico, smaltato dalle piogge, colorato e lucido come una pubblicità di safari per turisti ricchi, rischi di trovare teschi traforati dai mitra o sfondati a colpi di martello e di scure. Anche grazie al concime umano, tante piante sono rigogliose, spavalde, sui crinali delle morbide colline di quella che un tempo fu, forse, un'Africa Felix.
  • Un pellegrinaggio nelle chiese ruandesi non manca di emozioni. Crea un profondo malessere. Se aggiungi le migliaia di croci appuntate sulle colline, e le fosse comuni, hai l' impressione di essere capitato in un cimitero sterminato, dove per i becchini, senz' altro un po' pigri, viste tutte quelle ossa ancora in mostra, c'è un lavoro di anni. Per i giudici e gli storici c' è invece un lavoro di decenni. Forse più.

Voci correlateModifica

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