Ferruccio Parri

politico, antifascista e partigiano italiano (1890-1981)

Ferruccio Parri (1890 – 1981), politico e antifascista italiano.

Ferruccio Parri

Citazioni di Ferruccio Parri

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  • [Su Edgardo Sogno] Alla guerra partigiana organizzata preferiva la libera lotta contro i tedeschi; non contro i fascisti, contro i tedeschi.[1]
  • Ed io, lì in mezzo [ai partiti], che cosa ci rimanevo a fare con le mie idee troppo semplici e gli ideali troppo seri?[2]
  • E discorrendo delle cose fatte e rimaste da fare, mi pareva di veder avanzare dal fondo della sala sprezzante e ghignante l’immenso esercito parafascista, l’obeso ventre della storia d’Italia, che aveva vinto, mi aveva vinto. E dissi che moderate politiche si potevano accettare, ma una sola doveva essere intransigentemente respinta, quella che apriva la porta al fascismo. [3]
  • [Su Edgardo Sogno] Un carattere mobile, labile, inquieto, influenzabile. Molto influenzato dalla propria origine aristocratica, dall'ambiente in cui viveva e aveva, quale alfiere della causa monarchica, grande seguito.[1]

Citazioni su Ferruccio Parri

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  • A Parri è sempre bastato avere la coscienza tranquilla. Per questo non volle mai rinunciare alle sue idee. (Enzo Biagi)
  • [Subito dopo la Liberazione] Conversando con Benedetto Croce, egli m'aveva detto: «Gli uomini nuovi verranno. Bisogna non lasciarsi scoraggiare dal feticismo delle competenze. Gli uomini onesti assumano con coraggio i posti di responsabilità, e attraverso l'esperienza gli adatti non tarderanno a rivelarsi».
    Poche settimane dopo quel discorso, salì al governo un uomo nuovo: un uomo onesto, un uomo coraggioso. Egli non illuse e non deluse. (Piero Calamandrei)
  • Le ragioni per cui i giovani intellettuali che hanno guidato le formazioni Giustizia e Libertà dedicano a Parri, nome di battaglia «Maurizio», una sorte di venerazione, sono molteplici e si riconducono al concetto di uomo completo che in lui sembra incarnato: è uomo di coraggio che ha guadagnato in guerra due medaglie d'argento; è uomo di cultura moderna che negli anni trascorsi durante il fascismo nell'ufficio studi della Montecatini ha seriamente studiato i problemi economici del Paese; è un antifascista quasi leggendario, ha partecipato all'evasione di Turati, è stato condannato al processo di Savona ed è stato «Maurizio», il comandante padre dei giorni partigiani, il signore dimesso, dai capelli bianchi e dalla voce nasale che ha insegnato ai giovani qualcosa di quasi sconosciuto nell'Italia fascista e anche in quella crociana: uno humour, una capacità di modestia nell'orgoglio, di misura nella decisione tenace, diciamo una umanità inconsueta nell'Italia tribunizia e massimalista. (Giorgio Bocca)
  • Mi pareva che egli fosse impastato della materia impalpabile del ricordo, costruito col pallido colore dei morti, con la spettrale sostanza dei morti, dei torturati, con le lacrime e i freddi sudori dei feriti, dei rantolanti, degli angosciati, dei malati, degli orfani, nelle città e sulle montagne. Il suo corpo stesso pareva fatto di questi dolori, essi scorrevano nel suo sangue. (Carlo Levi)
  • Nel pomeriggio è venuto Parri che non vedevo dal giugno del '42, dalla preistoria dunque. Ora è il comandante di tutte le forze GL dell'Alta Italia. Sempre la stessa testa bianca, lo stesso parlare calmo un po' stentato, lo stesso sguardo dolcissimo, sempre stanco. Lavora troppo. Ha sempre lavorato troppo. (Ada Gobetti)
  • Se mai un Presidente del Consiglio italiano meritò la qualifica di galantuomo, questi fu Parri. Era timido nella vita quotidiana, sapeva essere intrepido nei frangenti pericolosi. (Indro Montanelli e Mario Cervi)
  • Triste, modesto, onesto, personalmente mite, cortesissimo, alieno da violenza, molto miope, paziente. (Giovanni Artieri)
  1. a b Dall'intervista di Lietta Tornabuoni, Edgardo Sogno visto da Parri (dalla Resistenza alle tentazioni), La Stampa, 31 agosto 1974.
  2. Da Come farla finita con il fascismo, a cura di David Bidussa e Carlo Greppi, Laterza, 2019, p. 45.
  3. Da Come farla finita con il fascismo, a cura di David Bidussa e Carlo Greppi, Laterza, 2019, p. 53.

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